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mercoledì 13 gennaio 2010

Cervello in pausa




Non so sia il freddo o il trauma del ritorno al lavoro dopo le ferie natalizie, ma ultimamente mi sento come il protagonista del libro di Mordecai Richler, temo che tra un pò mi spremerò le meningi per ricordare la parola "mestolo".
Così nei miei momenti di pausa, in cui gioco forza sono costretta a relazionarmi con gli altri, salta fuori quanto il mio cervello sia freezzato!
Ieri, in pausa pranzo, nella gastronomia presso cui mi servo ogni giorno:
"Ma quante belle cose, quella palestra è molto appetitosa" dico mentre indico la polenta e penso già ai minuti di cyclette che dovrò macinare per smaltire. La titolare ride e mi guarda con compatimento "ma penso che sia meglio prendere le verdure e la carne. Ecco se mi fa un piattino con i cavoli e i piselli" se fino a quel momento pensava a un lapsus ora ha la conferma, ho l'elettroencefalogramma piatto e infatti "quali piselli? Temo che li veda solo lei!" .
"Si mi scusi" balbetto e ci scommetto sono diventata bordeaux "intendevo i fagioli" sono entrambi verdi no? "temo che con il freddo mi si sia ibernato il cervello, mi proporro per la mummificazione a Channel four".

Più tardi durante la pausa caffè, non ho neanche più la scusa del freddo. La macchinetta e il boccione dell'acqua sono vicino a un fancoil (si scrive così?), di fronte a un terrazzino in cui i fumatori si rilassano (bel passaggio rispetto al mio stanzino dei reietti).
Arriva un collega e mentre sbircia fuori dalla portafinestra attraverso i riflessi delle luci accese mi dice:
"hai visto Lele?" naturalmente non mi limito a non capire, ma interpreto "ti sembra che ci sia la neve?".
Ma anche lui dev'essere particolarmente bollito, oppure non vuole credere che io possa aver risposto in modo tanto idiota e mi dice: "no è che di solito Lele esce fuori a fumare la sigaretta..".
Solo a questo punto capisco che il collega non sta controllando le condizioni atmosferiche, ma cerca il suo capo!


Passerà! Spero...



Trippi

mercoledì 8 luglio 2009

Buon minipasto


di Trippi
Ieri, durante la mia pausa pranzo nella solita gastronomia vicino all'ufficio, la signora che gestisce l'attività solleva lo sguardo dal mazzetto di buoni pasto che sta conteggiando e mi fa:
"Ma come si fa a dare dei buoni pasto da 1 euro? Che senso ha? Ma che aziende sono queste?"
.
Non ho saputo rispondere alla signora, anche perchè con un buono di quel valore non esce neanche una colazione, ma giusto un caffè al banco!
Però sarei stata in grado di darle una risposta se mi avesse fatto la stessa domanda per il MIO buono pasto.
La cifra sul ticket è €5,29 perchè è l'importo defiscalizzato, se fosse superiore non sarebbe più considerata come "servizio sostitutivo mensa" e scatterebbero tasse e contributi per aziende e lavoratore. Da 12 anni!
Non è che io abbia i buoni pasto da 5.29 da 12 anni intendiamoci, il valore è oscillato, nel passaggio da un posto di lavoro all'altro dai 5.29 ai 7 ai 6,20 (la differenza di scarto mi venne compensata in busta paga con un superminimo imbarazzante). Ora che ci penso ringrazio le aziende che me li hanno fornito questi benedetti buoni, qualunque valore avessero. Imparai ad apprezzarli quando smisi di riceverli. Infatti dopo l'ultimo lavoro "di prestigio" in una casa editrice venne il "periodo buio" quello del telemarketing per i capannoni, i tre lavori al prezzo di uno, quelli a cottimo e via di seguito. Altro che buoni pasto, dovevi ringraziare se riuscivi a ingurgitare qualcosa davanti allo schermo del computer, in velocità e a carico tuo!
Io però sono curiosa di sapere in quale mensa sia possibile consumare un pasto a 5.29 euro?
Ah si, mi vengono in mente un paio di posti a Roma, in pieno centro, gli avventori, si mormora, consumano pesce, leccornie e ogni ben di Dio, nonostante si tratti di un luogo laico (ma non troppo) a prezzi non dico modici, ma imbattibili!
Ecco se dobbiamo aspettare che quegli avventori, abituati a quei prezzi stracciati, si rendano conto del carovita stiamo freschi.
Che ne sanno LORO di quello che ci compro IO con un ticket?
Nel baretto sotto l'ufficio mi esce una piadina (quella chiusa, per quella aperta esco fuori budget) e un caffè. Se voglio una bottiglietta d'acqua devo ridimensionare il menù a un panino e riesco anche a portarmi a casa uno scontrino con scarabocchiato qualche centesimo di resto. Quando vado alla trattoria, poi, di buoni pasto devo consegnarne due, il proprietario è talmente abituato alla trafila che quando qualcuno paga in contanti lo guarda di sottecchi e fa untuoso: "le serve lo scontrino?". Ecco questa è una domanda che mi manda in bestia, a parte che lo scontrino andrebbe fatto comunque, anche quando uno paga con la moneta virtuale, ma poi non è che a uno lo scontrino serve, lo si deve fare e basta, se poi me lo chiedi lo voglio a maggior ragione ecchebip!
Ma sto tergiversando, torniamo al punto.
La realtà è che se non si ha l'appetito di Lady Diana nei momenti bui o non si è perennemente in dieta ipocalorica è praticamente impossibile consumare un pasto con una cifra ferma a oltre dieci anni fa. Una delle aziende produttrici di ticket ha lanciato una campagna per l'adeguamento della cifra al carovita e fornisce a confronto il valore defiscalizzato in Francia 9 euro, Spagna 7 euro, Portogallo 6.70.
A quanto pare nei giorni scorsi sarebbe intervenuto a favore persino Brunetta!
Ora però vi saluto perchè è l'una e mi è venuta fame!



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