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mercoledì 9 giugno 2010

Un lavoro val pure un Po-migliano di eccezioni?!


Lowest Co2 at Lowest cost at hightest social impact

Appuntamento rinviato a venerdì tra i vertici di Fiat e i sindacati per l'affaire Pomigliano D'Arco.
I sindacati si sono presi qualche giorno per valutare come affrontare la cosa. La  Marcegaglia dal canto suo, insiste che bisogna assolutamente raggiungere un compromesso, che non si può cedere la produzione ai polacchi, che avrebbero già accettato i punti di Fiat.

Eh beh, certo è facile a dirsi per la capa di confindustria, con il suo sedere caldo, il futuro assicurato non solo per i suoi figli, ma anche per i suoi nipoti. Non dubito che pur di ritrovarsi con le chiappe per terra e non dico l'incertezza per i futuro dei figli, ma per il presente, l'oggi, il contingente, gli operai di Pomigliano d'Arco siano disposti a cedere su tutto e diventare non solo polacchi nelle intenzioni, ma stakanovisti e krumiri, in linea con l'est anche nella scelta degli aggettivi.
Il problema non è però solo di Pomigliano, qui è in gioco tutta la concertazione, tutto l'ambito dei diritti del lavoratore e delle lotte sindacali portate avanti per decenni. Quello che si chiede ai lavoratori e ai sindacati è un passo avanti, la conservazione dello stabilimento, e due indietro, la cancellazione dei diritti alle pause e alla malattia. ------->>>>

giovedì 3 dicembre 2009

Il diritto di star male


di Trippi

Giuro che se c'è qualcosa che non ho mai capito è il diritto alla malattia: il funzionamento degli orari di reperibilità, l'invio dei certificati entro i due giorni o la consegna al rientro in ufficio. Quanto bisogna mancare per avere diritto al rimborso dall'INPS piuttosto che dall'azienda? L'importo rimborsato in busta perchè cambia? Il mio compagno viene pagato al 100%, io al 90!

Per quale motivo, poi ci sono aziende che non ti pagano se non stai a casa almeno un tot di giorni? Nel periodo nero, quello in cui ho collezionato ore di lavoro assurdo nonostante fossi regolarmente assunta, l'azienda non riconosceva la malattia sotto i tre giorni. Per fortuna non ebbi mai necessità. Ma in compenso avevo colleghe che avevano trovato il sistema per riposarsi e già che c'erano lo facevano a lungo. Ogni mese infilavano i giorni strategicamente, a cavallo di week end o periodi di lavoro particolarmente devastante. Giovani fragili donne ventenni che soffrivano di tutti i mali catalogati dalla scienza medica.

Un paio di anni fa ho scoperto sulla mia pelle che si ha il diritto al rimborso dei giorni di assenza dall'Inps anche in caso di contratto a progetto. Basta inviare i certificati medici rossi, quelli rilasciati dal medico di base, entro i termini di legge. Peccato che a me non l'avesse detto nessuno e quando l'ho saputo era ormai troppo tardi.
Ecco io questa cosa dell'invio della raccomandata entro i due giorni la trovo assurda. Perchè se uno sta male davvero, oppure è immobilizzato a casa o all'ospedale, come fa ad andare alle poste a fare un invio? Oppure molto banalmente a compilare tutti quei dati pedanti e ridondanti? Non dovrebbe essere sufficiente il codice fiscale?

Tutte queste differenze nelle modalità e nei tempi di certificazione dipendono dai contratti? Io e due persone a me care ultimamente abbiamo fatto ricorso a questo diritto in modi diversi e per motivi differenti.

Nel mio caso con un full time e un contratto a tempo indeterminato è bastato inviare alla mia società (via fax) copia dei certificati rilasciati dall'ospedale, i giorni di prognosi richiesti dal medico che mi ha operato e il certificato rosso del medico di famiglia che certificava la richiesta.

Una mia amica, invece, ha dovuto chiedere al medico di certificarle almeno 10 giorni di malattia, altrimenti la sua datrice di lavoro non le avrebbe pagato le giornate. Nonostante abbia due bambini piccoli (uno di 7 e uno di 3 anni) e teoricamente dovrebbe poter stare a casa anche per la loro malattia, non può stare male per uno o due giorni, come spesso capita quando si hanno figli di quell'età o perchè molto banalmente ci si ammala, ma si guarisce in una settimana.
Sorvoliamo poi sulla maternità! Lo spauracchio di qualsiasi datore di lavoro. La spada di Damocle sul collo di ogni donna in età fertile!

Personalmente penso che la malattia sia un diritto del quale non si deve abusare, ma penso che si dovrebbe uniformare l'accesso, la gestione e il rimborso. In una parola semplificare!! E' chiedere troppo?


venerdì 16 ottobre 2009

La morte ti fa bella


Occhio al trucco

di Trippi

Un pò come nel film con Meryl Streep spesso dentro creme, cremine, trucchi e mascara portentosi si trova di tutto: sostanze scadute da anni, dannose per la salute, in grado di causare lesioni, scatenare reazioni allergiche, fino all'estremo delle sostanze vietate (come il dibutylphthalate presente in certi smalti).
Paradossalmente quanto più ci si lava e ci si increma tanto più si rischia di entrare a stretto contatto con sostanze nocive. La cura del corpo, un gesto d'amore nei confronti di se stessi o dei propri figli, spesso fatta senza badare troppo al portafoglio come avviene in altri settori, perchè si cercano determinate garanzie, diventa un rischio.

A volte i miracoli offerti dalle case cosmetiche consistono non tanto nei miglioramenti dell'aspetto estetico dei clienti che utilizzano i loro prodotti, quanto il fatto che non ci siano effetti devastanti visibili nel breve periodo e dunque denunciabili o direttamente riconducibili a loro.
Ve ne ho parlato tempo fa, quando a raccontarmi l'episodio fu un ex collega, la cui moglie lavorava a cottimo nella catena di montaggio di una famosa casa produttrice (usata dalle donne che valgono). Lei e le sue colleghe facevano miracoli degni dei chirurghi plastici e dai grafici utilizzati da loro o dalle loro testimonial dai visi patinati e le chiome scolpite. Trasformavano i tir di prodotti scaduti, avariati, rovinati pronti per il macero in prodotti pronti per una nuova distribuzione nell'arco di un pomeriggio!
Che soddisfazione perciò quando leggo di sequestri massicci di questi prodotti!
Ma d'altra parte mi chiedo che cosa succeda ai lavoratori di questi settori, non solo quando il business subisce uno stop forzato, come nei casi appena citati, ma proprio durante la lavorazione dei prodotti.
Quanto del veleno contenuto da questi cosmetici viene in qualche modo assorbito. Quanti oltre a una paga misera sul breve termine stanno seriamente ipotecando la loro salute?
Come potranno, eventualmente, chiedere un risarcimento danni ai loro datori di lavoro se queste procedure avvengono clandestinamente, grazie al lavoro sommerso, o comunque delegato dalle grandi case a cooperative che utilizzano criteri e sistemi poco chiari per il reclutamento e il trattamento contrattuale della propria manovalanza?

fonte foto

mercoledì 8 luglio 2009

Buon minipasto


di Trippi
Ieri, durante la mia pausa pranzo nella solita gastronomia vicino all'ufficio, la signora che gestisce l'attività solleva lo sguardo dal mazzetto di buoni pasto che sta conteggiando e mi fa:
"Ma come si fa a dare dei buoni pasto da 1 euro? Che senso ha? Ma che aziende sono queste?"
.
Non ho saputo rispondere alla signora, anche perchè con un buono di quel valore non esce neanche una colazione, ma giusto un caffè al banco!
Però sarei stata in grado di darle una risposta se mi avesse fatto la stessa domanda per il MIO buono pasto.
La cifra sul ticket è €5,29 perchè è l'importo defiscalizzato, se fosse superiore non sarebbe più considerata come "servizio sostitutivo mensa" e scatterebbero tasse e contributi per aziende e lavoratore. Da 12 anni!
Non è che io abbia i buoni pasto da 5.29 da 12 anni intendiamoci, il valore è oscillato, nel passaggio da un posto di lavoro all'altro dai 5.29 ai 7 ai 6,20 (la differenza di scarto mi venne compensata in busta paga con un superminimo imbarazzante). Ora che ci penso ringrazio le aziende che me li hanno fornito questi benedetti buoni, qualunque valore avessero. Imparai ad apprezzarli quando smisi di riceverli. Infatti dopo l'ultimo lavoro "di prestigio" in una casa editrice venne il "periodo buio" quello del telemarketing per i capannoni, i tre lavori al prezzo di uno, quelli a cottimo e via di seguito. Altro che buoni pasto, dovevi ringraziare se riuscivi a ingurgitare qualcosa davanti allo schermo del computer, in velocità e a carico tuo!
Io però sono curiosa di sapere in quale mensa sia possibile consumare un pasto a 5.29 euro?
Ah si, mi vengono in mente un paio di posti a Roma, in pieno centro, gli avventori, si mormora, consumano pesce, leccornie e ogni ben di Dio, nonostante si tratti di un luogo laico (ma non troppo) a prezzi non dico modici, ma imbattibili!
Ecco se dobbiamo aspettare che quegli avventori, abituati a quei prezzi stracciati, si rendano conto del carovita stiamo freschi.
Che ne sanno LORO di quello che ci compro IO con un ticket?
Nel baretto sotto l'ufficio mi esce una piadina (quella chiusa, per quella aperta esco fuori budget) e un caffè. Se voglio una bottiglietta d'acqua devo ridimensionare il menù a un panino e riesco anche a portarmi a casa uno scontrino con scarabocchiato qualche centesimo di resto. Quando vado alla trattoria, poi, di buoni pasto devo consegnarne due, il proprietario è talmente abituato alla trafila che quando qualcuno paga in contanti lo guarda di sottecchi e fa untuoso: "le serve lo scontrino?". Ecco questa è una domanda che mi manda in bestia, a parte che lo scontrino andrebbe fatto comunque, anche quando uno paga con la moneta virtuale, ma poi non è che a uno lo scontrino serve, lo si deve fare e basta, se poi me lo chiedi lo voglio a maggior ragione ecchebip!
Ma sto tergiversando, torniamo al punto.
La realtà è che se non si ha l'appetito di Lady Diana nei momenti bui o non si è perennemente in dieta ipocalorica è praticamente impossibile consumare un pasto con una cifra ferma a oltre dieci anni fa. Una delle aziende produttrici di ticket ha lanciato una campagna per l'adeguamento della cifra al carovita e fornisce a confronto il valore defiscalizzato in Francia 9 euro, Spagna 7 euro, Portogallo 6.70.
A quanto pare nei giorni scorsi sarebbe intervenuto a favore persino Brunetta!
Ora però vi saluto perchè è l'una e mi è venuta fame!



venerdì 27 marzo 2009

Se Dio esiste speriamo stia dalla mia parte ancora un pò!


di Trippi
Lo scorso ottobre ho ottenuto il primo contratto a tempo indeterminato della mia vita! Nel periodo più buio, quello della crisi economico finanziaria mondiale, non dico mia personale perchè quella dura da un pezzo, mi offrono un lavoro come Content manager in una società che vende prodotti e servizi su internet e mobile. Un impiego che mi è piovuto in testa così, inaspettato, quando ormai non ci pensavo neanche più. Erano passati mesi da quando avevo sostenuto il primo colloquio, a maggio dello scorso anno. Così quando, a settembre 2008, mi chiamarono per sostenere il secondo e propormi questa posizione non riuscivo a crederci. A ottobre ho interrotto senza pensarci neanche un attimo le mie collaborazioni con due grosse compagnie telefoniche nazionali, per una facevo la blogger del loro portale (quanto mi piaceva!!), nell'altra occupavo una posizione nel punto più basso dell'edificio, in senso letterale! Infatti per sbarcare il lunario non ho esitato a fare la hostess (uso il termine perchè fa figo, facevo la receptionist-centralinista) nella sede principale.
Insomma i miei ultimi anni e mezzo, come vi ho già raccontato, mi hanno portato dalle stelle alle stalle, ma con l'affitto e le spese fisse da pagare avevo poco da fare la schizzinosa: lezioni in università, telemarketing per una società immobiliare, scrittura per internet e filtro ingressi per me pari erano!
Gli impegni e il monte ore erano diventati talmente pesanti e paralizzanti da non lasciarmi il tempo non dico di cercare un altro lavoro, ma proprio di andare fisicamente a fare i colloqui.
L'ho già detto altre volte, mi sentivo come intorpidita e, lato peggiore, non vedevo via d'uscita.
Ora, con il nuovo lavoro non posso dire siano state subito rose e fiori, a volte mi viene il dubbio che il mio capo avesse sottovalutato l'entità della crisi in arrivo e due giorni dopo la mia assunzione si fosse pentito di avermi assunta. Ma lui aveva un bel paracadute il mio contratto prevedeva 3 mesi di prova! Dunque in quel periodo poteva lasciarmi a casa in qualsiasi momento senza dovermi neanche dare una spiegazione. Non vi dico il mio stato emotivo in quei 60 giorni. Ho capito cosa si intenda con spada di Damocle sulla testa.. dopo un mese mi dice che forse si è sbagliato, che gli do l'impressione di essere sommersa dal lavoro e di stare per soffocare. Allora che fai? Se già sei una che sul lavoro non si risparmia, duplichi gli sforzi e speri di sopravvivere per gli altri due mesi, allora lui ti dice che se fossi in grado di fare il tuo lavoro non dovresti protrarre l'orario oltre il necessario, ma allora com'è che lui poi salta la pausa pranzo per finire il suo?
Ha esagerato, mangi la foglia, cambi atteggiamento e fai la faccia dura. Ti ispiri alla tua scena preferita in Dirty dancing quando Johnny Castle (Patrick Swayze) dice che non si può mettere Baby in un angolo e glielo fai capire. Non ti chiamerai Baby (per fortuna), ma in un angolo non ti fai mettere da nessuno! Si hai avuto un pò di difficoltà negli ultimi anni, ma gli assicuri che al prezzo che ti paga ha preso una professionista con i fiocchi e non se ne pentirà! Riacquisti fiducia in te stessa e cominci a dimostrare che è proprio così!
Il conto alla rovescia smetti di farlo, perchè tanto l'azienda è piccola e se tu non sai fare il tuo lavoro rischia di andare a rotoli e ti ritroveresti con il sedere per terra comunque! Riacquisti la lucidità neccessaria e sai che se sei sopravvissuta altre volte puoi farcela nuovamente. Guardi indietro e davanti con tranquillità e ti godi il primo lavoro decente capitatoti negli ultimi due anni!
Tutto questo per dirvi che anche nel periodo di crisi più nera, una speranza c'è sempre e la capacità di reagire dobbiamo trovarla dentro di noi!
Ora il carico si è ridimensionato tantissimo, un pò perchè forse ho imparato a gestirlo, un pò perchè al momento sono calati gli investimenti, so che è una situazione temporanea e ho più situazioni in stand by di quanto sia consigliabile averne.
Vedo l'onda di marea che lascia scoperto il fondale, so che preannuncia lo tsunami non posso fare altro che mettere un salvagente, aggrapparmi a qualche struttura solida e aspettare che arrivi.
E sperare, se Dio esiste che continui a stare dalla mia parte!

giovedì 9 ottobre 2008

Effetto mobbing: tu chiamale se vuoi, emozioni

di Trippi

Mobbing: maltrattamenti sistematici di un lavoratore da parte del datore di lavoro o dei superiori gerarchici (mobbing verticale, bossing) o dei sottoposti (mobbing ascendente);

Condotta: una serie di atti già in se illeciti (assegnazione di mansioni inferiori a quelle spettanti, controlli vietati, discriminazioni, sanzioni disciplinari ingiustificate, ingiurie, minacce, diffamazioni), atti in se leciti complessivamente diretti a perseguitare il lavoratore.

Prima o poi ci passiamo tutti, perchè il nostro capo ha paura di noi, perchè c'è la collega gelosa, perchè siamo troppo disponibili, perchè lo siamo troppo poco! I motivi per cui si entra nel circolo vizioso del soppruso sul lavoro, che ce lo fa detestare e far vivere come un incubo, sono moltissimi. Noi donne siamo forse più fragili, viviamo personalmente gli attriti e somatizziamo i problemi. Finiamo con il portarci a casa il lavoro e viceversa. Gli uomini invece, anche quando ghettizzati, difficilmente cercano lo scontro diretto, si adattano come plastilina alla nuova situazione, cercando di ricavarne il meglio.

Ma per chi in queste sabbie mobili ci deve vivere, come può evitare di essere inghiottito? Come resistere alla tentazione di lasciare il lavoro? Quali le vie d'uscita?

Leggo al riguardo un paio di articoli interessanti sul Sole 24 ore di lunedì scorso e sulla Stampa on line che vagliano il vuoto legislativo intorno al problema e constatano che sono le sentenze a fare giurisprudenza. Sempre più spesso è la cassazione a creare un punto di riferimento. Per colmo d'ironia, nel paese del diritto romano, ci ritroviamo a prendere come punti di riferimento gli usi e le consuetudini come nel common law inglese!

Ma vediamo nel dettaglio, cosa cambia se si rovescia la prospettiva in termini di violazione dei diritti del dipendente:

1- mentre prima per poter giudicare un comportamento come mobbing doveva esserci una persecuzione che provoca una sindrome depressiva, ora basta la lesione dei diritti del lavoratore. Come a dire che senza depressione non poteva essere dimostrata la responsabilità. Adesso si può avviare la causa quando si dimostra che sono stati lesi i proprio diritti;


2 - per il mobbing verticale o bossing: finora il lavoratore doveva fornire la prova di un atteggiamento persecutorio doloso nei propri confronti, insomma la "volontà" di arrecare danno. Ma se invece fosse necessaria una giustificazione del datore del lavoro per il suo comportamento/atteggiamento? Nelle sabbie mobili ci finirebbe il boss nel momento in cui non si riesca a dimostrare una ragione aziendale oggettiva che motivi gli atti nei confronti del dipendente;

3- per il mobbing orizzontale o tra colleghi: il datore di lavoro sarebbe comunque responsabile dell'integrità psicofisica dei propri sottoposti e bloccare la prevaricazione e/o i sopprusi quando li rileva. Ma che cosa si intende per integrità psicofisica? Secondo il decreto legislativo 81/08 sarebbe uno "stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in un'assenza di malattia e infermità". Stato che non sono in grado di garantirmi neanche da sola e se qualcuno me lo assicurasse penso proprio che lo sposerei all'istante, altro che volerlo come capo!

4- la durata: si riduce il tempo dell'atteggiamento persecutorio. Mentre prima la vessazione doveva durare almeno sei msei, ora basta molto meno (Cassazione, sentenza 22858/08).

Ma la domanda in questo caso nasce spontanea, quando si rovesciano i termini dal diagnostico alla contestazione di atti che singolarmente non trovano giustificazione si verifica uno scivolamento da mobbing a qualcos'altro, non si rientra in altri ambiti che poco hanno a che fare con quello dell'organizzazione del lavoro?


Non c'è il rischio che possa avvenire una manipolazione al contrario, che sia il lavoratore, a utilizzare come un'ascia impazzita la minaccia della lesione dei suoi diritti per ottenere vantaggi a scapito del proprio responsabile o dei colleghi stessi?

martedì 4 marzo 2008

DIMISSIONI volontarie - nuova normativa

A partire dal 5 marzo le dimissioni p0tranno essere presentate al datore di lavoro utilizzando esclusivamente l'apposito modulo del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale.

Le dimissioni presentate in qualsiasi altra forma saranno nulle e non potranno essere accettate.

Il modulo potrà essere compilato collegandosi on line al sito del ministero oppure racandosi presso uno dei soggetti abilitati (direzione provinciale de lavoro, direzione regionale del lavoro, comuni e centri per l'impiego).

La nuova normativa si applica a tutti i rapporti di lavoro subordinato, ai contratti collaborazione continuativa, a progetto, occasionali, ai contratti di associazione in partecipazione ed ai contratti di lavoro instaurati dalle società cooperative.

fonte:
LEGGE 17 Ottobre 2007 , n. 188
Disposizioni in materia di modalita’ per la risoluzione del contratto di lavoro per dimissioni volontarie della lavoratrice, del lavoratore, nonche’ del prestatore d’opera e della prestatrice d’opera.Art. 1.
1. Fatto salvo quanto stabilito dall’articolo 2118 del codice civile, la lettera di dimissioni volontarie, volta a dichiarare l’intenzione di recedere dal contratto di lavoro, e’ presentata dalla lavoratrice, dal lavoratore, nonche’ dal prestatore d’opera e dalla perstatrice d’opera, pena la sua nullita’, su appositi moduli predisposti e resi disponibili gratuitamente, oltre che con le modalita’ di cui al comma 5, dalle direzioni provinciali del lavoro e dagli uffici comunali, nonche’ dai centri per l’impiego.

2. Per contratto di lavoro, ai fini del comma 1, si intendono tutti i contratti inerenti ai rapporti di lavoro subordinato di cui all’articolo 2094 del codice civile, indipendentemente dalle caratteristiche e dalla durata, nonche’ i contratti di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto, i contratti di collaborazione di natura occasionale, i contratti di associazione in partecipazione di cui all’articolo 2549 del codice civile per cui
l’associato fornisca prestazioni lavorative e in cui i suoi redditi derivanti dalla partecipazione agli utili siano qualificati come redditi di lavoro autonomo, e i contratti di lavoro instaurati dalle cooperative con i propri soci.
3. I moduli di cui al comma 1, realizzati secondo direttive definite con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, da emanare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, riportano un codice alfanumerico progressivo di identificazione, la data di emissione, nonche’ spazi, da compilare a cura del firmatario, destinati all’identificazione della lavoratrice o del lavoratore, ovvero del prestatore d’opera o della prestatrice d’opera, del datore di lavoro, della tipologia di contratto da cui si intende recedere, della data della sua stipulazione e di ogni altro elemento utile. I moduli hanno validita’ di quindici giorni dalla data di emissione.
4. Con il decreto di cui al comma 3 sono altresi’ definite le modalita’ per evitare eventuali contraffazioni o falsificazioni.
5. I moduli di cui al presente articolo sono resi disponibili anche attraverso il sito internet del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, secondo modalita’ definite con il decreto di cui al comma 3, che garantiscano al contempo la certezza dell’identita’ del richiedente, la riservatezza dei dati personali nonche’ l’individuazione della data di rilascio, ai fini della verifica del rispetto del termine di validita’ di cui al secondo periodo del
comma 3.
6. Con apposite convenzioni a titolo gratuito stipulate nelle forme definite con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono disciplinate le modalita’ attraverso le quali e’ reso possibile alla lavoratrice, al lavoratore, nonche’ al prestatore d’opera e alla prestatrice d’opera, acquisire gratuitamente i moduli di cui al presente articolo, anche tramite le
organizzazioni sindacali dei lavoratori e i patronati.

7. All’attuazione della presente legge si provvede nell’ambito delle risorse finanziarie gia’ previste a legislazione vigente e comunque senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato.

venerdì 22 febbraio 2008

Licenziato!!!








Ho sempre pensato che il detto IL POTERE LOGORA CHI NON CE L' HA fosse reale solo a metà.
Se concretamente l' impossibilità di compiere certe azioni può risultare snervante, è anche vero che il potere di decidere e gestire è più difficile da espletare se non si è in possesso di capacità di giudizio equilibrate, perchè si corre sempre il rischio di procedere in maniera spropositata e non equa.
La dimostrazione pratica è la sentenza emessa in questi gg dalla Corte di Cassazione in merito al licenziamento, ritenuto valido per presenza di giusta causa, di un responsabile di reparto in un supermercato nel milanese.
Tale giusta causa era rappresentata dall' utilizzo ripetuto di forme verbali aggressive, rozze e scurrili da parte del responsabile nei confronti di alcuni suoi sottomessi.
Una assoluta mancanza di rispetto del lavoratore in quanto tale ed in quanto persona.
D' altronde non dimentichiamo che la legge 300/1970, meglio conosciuta come Statuto del Lavoratore, tutela la libertà e dignità del lavoratore, la libertà sindacale e l'attività sindacale nel luoghi di lavoro e norme sul collocamento.
Quale caso di migliore applicazione si potrebbe prendere al di fuori di questo?

Ricordo che io stessa, una volta, ho assistito ad un evento simile a quello sopra esposto, sempre in un supermercato ma con modi decisamente meno violenti!
Senza tener conto ovviamente degli aneddoti che circolano nel mio ambiente lavorativo, inerenti ad assistenti bersagli di oggetti inanimati riscopertisi improvvisamente volanti......o semplicemente destinatarie di torpiloquio....

Insomma......non c'è nulla di peggio dei rapporti gerarchici per far sfogare la vena predatoria, prevaricatrice e conquistatrice dell' uomo!

pytta



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