translate me

Visualizzazione post con etichetta sicurezza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sicurezza. Mostra tutti i post

giovedì 5 agosto 2010

Codice Azuni, Brunetta chiede il parere dei naviganti per un mese, ad agosto!


Parte l’operazione “Codice Azuni”, l’iniziativa del Ministro Brunetta per favorire un dibattito nazionale e internazionale sul tema della governance di Internet. Il metodo non è nuovo, ma certamente innovativo: l’approccio prescelto è “dal basso”, in analogia con quanto fece il giurista sardo Domenico Azuni conducendo un’ampia attività di sistematizzazione di norme, costumi e consuetudini per “orientarsi” nella navigazione nei mari dell’Europa di inizio ‘800.
Per “orientarsi” nella navigazione di Internet, tutelando e garantendo – come nei mari descritti da Azuni – partecipazione, sicurezza e libertà, occorre infatti integrare chiavi di lettura frammentate e raccordare linee di azione spesso dispersive, individuando punti ideali di equilibrio. Solo partendo da ciò che esiste e che è oramai prassi sulla Rete sarà possibile realizzare una “mappa” coerente, condivisa, transnazionale per navigare in Internet con maggiore sicurezza assicurando, in ogni luogo del mondo, il pieno rispetto dei diritti fondamentali della persona.
A dare il via all’operazione è un primo documento “Codice Azuni – versione Beta”. All’indirizzo www.azunicode.it per un mese si “dà voce” alla Rete, raccogliendo osservazioni, punti di vista, esperienze e proposte di tutti coloro che sono interessati a contribuire al dibattito sulla governance di Internet. Il prossimo appuntamento è a settembre con l’auspicio che la partecipazione degli abitanti della rete sia numerosa e fattiva. (dal sito di Brunetta)

Assurdo mettere il termine di un mese, soprattutto se il mese è agosto. Un applauso alla buona volontà di Wolly che ha creato il sito gratis, a Stefano Quintarelli e altri per le coordinate anche se non capisco perchè per intervenire si debba mandare una e-mail!?
E speriamo che non sia la solita B(runett)oiata!!

sabato 4 ottobre 2008

sicurezza sul lavoro e ricordi di dita mozzate


Leggendo un dossier su La Repubblica di oggi, che parla dei cantieri edilizi e dell'assenza dei più essenziali stumenti di sicurezza mi tornano alla mente un sacco di ricordi.

Tornano alla memoria le mani dei colleghi di mio padre,di quando ero bambina: ho visto decine di uomini con una o più dita mozzate; operai di una volta, alle prese con macchinari fatti di lame affilate, che per consegnare in fretta il lavoro e fare contento "il padrone" (adesso è il datore di lavoro, ma una volta si diceva così),spesso e volentieri sacrificavano qualche pezzo della loro carne per guadagnarsi la sua eterna gratitudine. Nessuno denunciava nessuno, niente infortuni, niente denunce, niente cause. Una volta guariti i moncherini si tornava al lavoro e..."amici come prima".

Anni dopo, anche io sono andata a lavorare in fabbrica, ci sono stata cinque anni, in nero, in un'azienda che produceva e confezionava polveri cosmetiche. Otto ore al giorno si respirava talco e le mascherine te le dovevi comprare tu se non volevi farti venire un enfisema; di aspiratori nemmeno l'ombra, o meglio, i bocchettoni c'erano, tutto era predisposto all'apparenza, ma l'impianto non esisteva. Controlli dell'ASL? Certo! Uno all'anno, che cominciava con un giro del capannone e finiva nell'ufficio della "signora", sempre alla volemose bene. Volevi lavarti le mani? il sapone dovevi portartelo da casa. Volevi pulirti il culo quando andavi in bagno? La carta igienica te la compravi tu e dovevi nasconderla nel tuo armadietto custodendola come un bene prezioso, altrimenti i colleghi la usavono tutta.
Ma tornando alle dita, anche qui ho assistito alla triste perdita di un indice, strappato via dalla mano di un meccanico, mentre cercava di aggiustare un macchinario vetusto e decisamente non compatibile con le più basilari norme di sicurezza. Io stessa ho rischiato una falange sotto una pressa, ma.. ero in nero, erano i primi anni novanta e di lavoro non ce n'era e soprattutto ero giovane e stupida, quindi, la versione ufficiale in ospedale fu che avevo chiuso il dito nella portiera della mia auto.

Sono passati altri quindici anni e cosa è cambiato?


Quando girate per la città provate ad osservare gli operai che lavorano per strada o sulle impalcature, quanti di loro hanno le scarpe antinfortunistiche? quanti il caschetto giallo? quanti le imbragature a norma se devono stare in aria sospesi?

Prima non c'erano le Leggi, di conseguenza niente controlli e adesso? Le leggi ci sono ma nessuno controlla.

E allora domando nuovamente: cosa è cambiato?


venerdì 13 giugno 2008

Sicuri di lavorare bene?


Di Trippi

Qualche sera fa a cena con il mio compagno salta fuori che ha fatto un lavoro pericoloso, a 4 metri d’altezza, su una scala appoggiata alla parete, senza imbracatura, da solo.
Quando gli ho chiesto per quale motivo si trovasse da solo, mi ha spiegato che da quando l’azienda per la quale lavora è stata assorbita da una multinazionale francese capita sempre più spesso che anziché fare i lavori in coppia les messieurs preferiscano risparmiare e farli uscire da soli. Se poi c’è bisogno di un aiuto si chiede al momento, ma non senza dover ingaggiare un braccio di ferro con i responsabili (che non vogliono perdere tempo loro in primis, ma anche far completare il compito nel più breve tempo possibile)!
Da li a pensare che gli è andata bene, il passo è stato breve. Perché nel caso in cui capiti un incidente, la sua azienda risparmia l’uscita di una seconda persona, ma lui rischia ben altro.


Considerazione numero 1: si parla tanto della superficialità e approssimazione degli italiani, ma quando gli stranieri mettono le mani sulle nostre aziende si adattano in un batter d’occhio, guarda un po’!


Considerazione numero 2: tutte le volte che corriamo dei rischi sul lavoro pur di completare il nostro compito rapidamente non siamo corresponsabili? Non siamo complici di un’azienda che si pone in concorrenza scorretta con chi rispetta le normative e le regole?


giovedì 5 giugno 2008

Morire di lavoro


Di Trippi

In Italia c'e' un morto ogni sette ore, solo nel 2007 nelle costruzioni ci sono stati oltre 235 infortuni mortali.

Il documentario di Daniele Segre sarà proiettato dal 6 all’8 giugno al cineteatro Gnomo (nell’omonimo piccolo passaggio pedonale che porta da via Lanzone all’Università Cattolica del Sacro cuore, fermata Sant’Ambrogio MM2, linea verde) all’interno della rassegna “Un altro schermo è possibile”. Nell’inchiesta trovano spazio le testimonianze delle vittime e dei parenti di quelle che sono ormai troppo spesso derubricate come morti bianche. Nel film la denuncia tanto efficace quanto più semplice di un mondo produttivo dai ritmi convulsi dove il ritorno del caporalato e il ricatto nei confronti degli immigrati rappresentano la normalità, l’inosservanza delle regole di sicurezza e le “libere interpretazioni contrattuali” sono tollerate.
Buona visione

venerdì 7 marzo 2008

Donne e diritti

di Trippi


Tutelare i diritti significa allargare le possibilità di lavoro, significa il riconoscimento dei meriti nelle carriere, della parità salariale, della tutela della maternità e della sicurezza:

Sabato 8 marzo manifestazione in largo Cairoli a Milano h 14.30
buona festa delle donne a TUTTI!

lunedì 3 marzo 2008

Non si può morire di lavoro!


ALTRA STRAGE 4 MORTI A MOLFETTA.




Questa la notizia di oggi, riportata dai quotidiani on line:

Repubblica.it

Corriere.it

il sole 24 ore.com


molfettalive.it

4 operai, mentre pulivano una cisterna contenente zolfo in polvere sono rimasti vittima delle ennesimo incidente mortale sul lavoro, probabilmente causa esalazioni.

Sempre più, dopo la strage di Torino, alla ribalta questo problema assai grave: sicurezza sul lavoro.

Nonostante il Legislatore dia gli strumenti, purtroppo troppe aziende evidentemente non si attengono alle normative, mettendo così a repentaglio l'incolumità dei lavoratori.



Bookmark and Share
Blog Widget by LinkWithin