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mercoledì 13 luglio 2011
Conciliare o non conciliare? Questo è il problema!
due settimane fa ci è stato comunicato che l'azienda è stata posta in liquidazione. E già la notizia non era buona, ma mi consolavo pensando alla generosità con cui l'azienda ci concedeva 4 mensilità ulteriori, dopo la chiusura, a metà settembre. Avevo fatto i calcoli di incassare quei soldi e fare domanda per la disoccupazione ordinaria all'INPS, di cui non ho mai usufruito. Oggi ho scoperto che lo scivolo aziendale e l'indennità di disoccupazione non saranno cumulabili. O concilio con l'azienza e prendo il primo (4 mensilità + MBO) o non concilio e prendo il secondo (6 mensilità al 60% degli ultimi 3 stipendi). Ovviamente se poi trovo il lavoro prima dei 6 mesi il secondo non lo prendo più. Spero di trovare il lavoro prima, ecco magari anche subito.... Ma se poi non trovo? Insomma meglio una gallina oggi o l'uovo domani?
martedì 8 febbraio 2011
"Se non ti piace, la porta è quella!"
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| fonte foto |
lunedì 17 maggio 2010
Scommettiamo che...

Per il momento l'unica cosa certa del piano anticrisi e di questa manovrina estemporanea sembra essere lo slittamento della finestra pensionistica per il 2011 e la sanatoria edilizia. Ma come si dice? Piove sempre sul bagnato.
Piuttosto mi auguro che non finisca come l'ultima volta, dopo il successo del libro "La casta"a urlare sulla necessità di tagliare ministri e ministeri inutili, oltre che gli sprechi e i benefici dei parlamentari, che infatti pensarono bene di aumentare poltrone e privilegi, alla facciazza di quello che sostenevano nei Talk show politici. Ma si sa che i Mastella di turno escono dalla porta per rientrare dalla finestra...
giovedì 25 febbraio 2010
Pelo sullo stomaco
c'è bisogno di aggiungere altro?Trippi
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giovedì 3 dicembre 2009
Il diritto di star male

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martedì 13 ottobre 2009
Il pesce puzza dalla testa

Di Trippi
Guardo poca tv così scropro grazie al sito del Corriere che "un servizio (delle Iene NDR) scioccante andato in onda nel marzo del 2007 rivelò che soltanto 54 fra i 683 collaboratori dei 630 deputati con in tasca il tesserino per accedere alla Camera erano in regola".
Ah beh siamo proprio a posto, se proprio dove andrebbe dato l'esempio, in parlamento, si assumono i portaborse in nero! Tipico italiano, predicozzi a pioggia e provvedimenti a pioggia sui comuni cittadini, ma deregulation nel porto franco del transatlantico & co.
Dopo il servizio aumentarono i portaborse "in regola" (194 su 516 nel 2009) certo, come sempre avviene sull'onda emotiva dello scandalo.
Ma da lì alla normalizzazione la strada appare lunga, tortuosa e magari costellata di sentenze di tribunale.
La prima a fare notizia con un rimborso di 10mila euro, è la signora Celestina, che ha collaborato con Gabriella Carlucci dal 2004 al 2006 in cambio dapprima di 500 euro, portati poi a 1000. Il tribunale ha riconosciuto alla lavoratrice in nero una prestazione da Assistente Personale della Onorevole deputata.
martedì 6 ottobre 2009
Un'emozione da poco
fonte fotoOggi a ridosso della pausa pranzo mi consegnano la busta paga con i soliti buoni pasto da 5,29 euri e una lettera allegata.
Poi mentre snocciolo dati faccio due somme: in busta paga ho un salario netto di 941 euro, cui sommo i 327 della terza rata su 4 delle tasse del 730 e il risultato è 1.268 euro.
L'anno scorso quando mi hanno assunta ho firmato per un contratto da 23.500 euro lordi l'anno più un MBO da 1.500 a 3.000 euro annuale, in corrispondenza del giorno di assunzione. Dunque il mio lordo annuale da contratto ammonta almeno a 25mila euro l'anno. Per quanto questa cifra appaia misera posso assicurare che dal 2006, anno in cui è terminato il mio ultimo lavoro pagato dignitosamente, al 20 ottobre 2008, data della mia assunzione nel posto attuale, è stata una corsa faticosa e penosa per riuscire a mettere insieme cifre di gran lunga inferiori e ridotte ulteriormente da ulteriori tassazioni.
In realtà checchè dica il mio contratto, a partire da gennaio 2008 il mio lordo mensile è passato da 1678 a 1706 euro, per uno scatto di adeguamento al contratto nazionale, e ora a 1742.
Dunque niente che giustificasse tutto il mio entusiasmo.

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mercoledì 1 luglio 2009
Se la Triumph chiude 1600 lavoratori restano in reggiseno..



venerdì 19 giugno 2009
Le cicale e le formiche

Affamata e piagnolosa
La Formica che ha il difetto
(Jean de La Fontaine)
venerdì 29 maggio 2009
La quinta colonna

Di Trippi
In questo lavoro abbiamo orari abbastanza elastici, si può arrivare tra le 9.00 e le 10.00, si può andare via tra le 18.00 e le 19.00, pausa pranzo tra l'una e le due. Per il momento non timbriamo il cartellino. Devo ammettere che a me la timbratura cambia poco, tendo ad arrivare al pelo, se non addirittura in puntuale ritardo, e a rimanere ben oltre l'orario o comunque oltre quanto richiesto.
Questo quando il lavoro mi piace, ovviamente!
Quando mi è capitato di lavorare in aziende in cui c'era la badgetura obbligatoria non mi facevo timbrare il cartellino e tanto meno mi piazzavo davanti alla macchinetta 5 minuti prima dell'orario a fare il count down in gruppo della fine orario! Anzi questo atteggiamento mi ha sempre infastidito. Ho avuto discussioni, per non dire veri e propri litigi con colleghi che si dirottavano le chiamate sul cellulare e se ne andavano a casa alle 9 di sera quando il turno terminava a mezzanotte e pretendevano che gli timbrassi il cartellino all'orario giusto. Però, ora, come vi ho già detto, non ho di questi problemi, non bisogna timbrare niente e gli orari sono strettamente diurni, niente lavoro al sabato, alla domenica o nei festivi. Ecco perchè mi meraviglio per l'esclamazione di un collega di un'azienza consociata alla mia tutte le volte che capita nel mio ufficio (un open space in cui lavoriamo in 5) e scopre che sono l'unica presente in pausa pausa pranzo oppure oltre le 6 e un nanosecondo:
Non so se e quanto questa definizione mi faccia piacere o mi infastidisca. Da un lato quinta colonna mi suona un pò come il Quinto elemento (vi ricordate la splendida Milla Jovovich nel film omonimo con Bruce Willis?), ma dall'altro mi suona come qualcosa di inutile, di superfluo. Non bastano quattro colonne? La quinta a che serve?
Già di per se poi il termine "colonna" indica un elemento architettonico decorativo. Per il sostegno di usano i pilastri. Quelli si che servono a qualcosa! Ecco mi piacerebbe essere definita un pilastro, ma una colonna, non so mi sa un pò di presa per i fondelli!
Poi sono sarda e dunque portatrice sana di accento barbaricino, con le "o" e le "e" chiuse! La parola colonna la pronuncio con la "o" chiusa e se non penso di dire CALONNA sbaglio e viene qualcosa che suona simile a CULONNA.
Il rischio, se mai dovessi adottare questa definizione è che io vada in giro a dire che sono la quinta culonna della mia azienda.. conosco già la risposta: "tranquilla Trippi, non sei la quinta, sei la prima, di Culonne come te non ce ne sono altre!!"
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mercoledì 13 maggio 2009
Insanabili divergenze
Frida Kahlo, La Colonna spezzata, 1944 (Museo Dolores Olmedo Patino Mexico, Mexico City, Mexico) di Trippi
Quando pensi che il lavoro, ormai, non riservi più sorprese, ecco che arriva la smentita.
Uno dei soci dell'azienda per la quale lavoro, oggi, ha ceduto la sua quota. Nessun sentore. Breve riunione per dare la comunicazione ai dipendenti:
"Per alcune insanabili divergenze sulle modalità in cui deve essere gestita la nostra azienda da oggi lascio la compagnia. Le mie funzioni verrano assunte, pro tempore, fino alla nomina di qualcuno che mi sostitisca da .... I miei rapporti con la società si chiudono pacificamente, vi contatterò nei prossimi giorni per una cena, ora devo scappare dal notaio".
Fine, chiuso, stop, saluti e baci!
A parte lo choc per la perdita di un bravo amministratore e un valido coordinatore resta il dubbio su quello che sarà il futuro e il senso di deja vue.
1) Il primo lavoro "da grande" si interruppe per "divergenze di punti di vista" tra il conduttore del programma per cui lavoravo e la rete che lo ospitava, a lui rimborso milionario, noi il culoper terra.
2) Seconda esperienza da grande: il Direttore della rete ci convocò tutti in Newsroom e ci comunicò che per "inconciliabili divergenze" con la proprietà avrebbe lasciato il posto. Il suo vice subentratogli il giorno dopo, seguì lo stesso destino poco più di un anno dopo, mentre la redazione perdeva un pezzo alla volta. Io levai le tende quando le produzioni erano ancora attive, ma visto che la nuova azienda si trovava a 500 metri facevo spesso dei pellegrinaggi per salutare gli ex colleghi e piangere con loro per lo sfacelo! Il direttore dopo una parentesi nella carta stampata è tornato a dirigere una rete, una delle più grandi, in certi mesi quella con il maggior ascolto.
Da allora ho imparato a cogliere i segnali che preannunciano il crollo del tempio e a scappare prima che Sansone spinga le colonne al grido "Muoia Sansone e tutti i filistei!". Anche perchè va sempre a finire che Sansone si salva e tu finisci sotto le macerie.
Il fatto che io non abbia colto questi segnali significa che o mi sto rammollendo o in questo caso chi è disposto a spendere di più non è chi va via, ma chi resta!
Ovviamente spero di non essermi rammollita!
sabato 28 marzo 2009
Il mito del lavoro perduto

La verità è che nonostante abbia un ottimo ricordo di quel lavoro e sia ancora in ottimi rapporti con moltissimi colleghi di quei tempi, le condizioni lavorative e lo stipendio non erano affatto idilliache. Altrimenti non l'avremmo lasciato tutti, o quasi, ma saremmo ancora li, ancorati al pavimento e all'edificio.
Ecco perchè questa volta non voglio cadere nella trappola e dichiararlo apertamente, metterlo nero su bianco: il lavoro che faccio adesso mi piace!
venerdì 27 marzo 2009
Se Dio esiste speriamo stia dalla mia parte ancora un pò!
Insomma i miei ultimi anni e mezzo, come vi ho già raccontato, mi hanno portato dalle stelle alle stalle, ma con l'affitto e le spese fisse da pagare avevo poco da fare la schizzinosa: lezioni in università, telemarketing per una società immobiliare, scrittura per internet e filtro ingressi per me pari erano!
Gli impegni e il monte ore erano diventati talmente pesanti e paralizzanti da non lasciarmi il tempo non dico di cercare un altro lavoro, ma proprio di andare fisicamente a fare i colloqui.
L'ho già detto altre volte, mi sentivo come intorpidita e, lato peggiore, non vedevo via d'uscita.
Ora, con il nuovo lavoro non posso dire siano state subito rose e fiori, a volte mi viene il dubbio che il mio capo avesse sottovalutato l'entità della crisi in arrivo e due giorni dopo la mia assunzione si fosse pentito di avermi assunta. Ma lui aveva un bel paracadute il mio contratto prevedeva 3 mesi di prova! Dunque in quel periodo poteva lasciarmi a casa in qualsiasi momento senza dovermi neanche dare una spiegazione. Non vi dico il mio stato emotivo in quei 60 giorni. Ho capito cosa si intenda con spada di Damocle sulla testa.. dopo un mese mi dice che forse si è sbagliato, che gli do l'impressione di essere sommersa dal lavoro e di stare per soffocare. Allora che fai? Se già sei una che sul lavoro non si risparmia, duplichi gli sforzi e speri di sopravvivere per gli altri due mesi, allora lui ti dice che se fossi in grado di fare il tuo lavoro non dovresti protrarre l'orario oltre il necessario, ma allora com'è che lui poi salta la pausa pranzo per finire il suo?
Ha esagerato, mangi la foglia, cambi atteggiamento e fai la faccia dura. Ti ispiri alla tua scena preferita in Dirty dancing quando Johnny Castle (Patrick Swayze) dice che non si può mettere Baby in un angolo e glielo fai capire. Non ti chiamerai Baby (per fortuna), ma in un angolo non ti fai mettere da nessuno! Si hai avuto un pò di difficoltà negli ultimi anni, ma gli assicuri che al prezzo che ti paga ha preso una professionista con i fiocchi e non se ne pentirà! Riacquisti fiducia in te stessa e cominci a dimostrare che è proprio così!
Il conto alla rovescia smetti di farlo, perchè tanto l'azienda è piccola e se tu non sai fare il tuo lavoro rischia di andare a rotoli e ti ritroveresti con il sedere per terra comunque! Riacquisti la lucidità neccessaria e sai che se sei sopravvissuta altre volte puoi farcela nuovamente. Guardi indietro e davanti con tranquillità e ti godi il primo lavoro decente capitatoti negli ultimi due anni!
Tutto questo per dirvi che anche nel periodo di crisi più nera, una speranza c'è sempre e la capacità di reagire dobbiamo trovarla dentro di noi!
Ora il carico si è ridimensionato tantissimo, un pò perchè forse ho imparato a gestirlo, un pò perchè al momento sono calati gli investimenti, so che è una situazione temporanea e ho più situazioni in stand by di quanto sia consigliabile averne.
Vedo l'onda di marea che lascia scoperto il fondale, so che preannuncia lo tsunami non posso fare altro che mettere un salvagente, aggrapparmi a qualche struttura solida e aspettare che arrivi.
E sperare, se Dio esiste che continui a stare dalla mia parte!
venerdì 28 novembre 2008
La moltiplicazione dei pani e dei pesci
COME ORGANIZZARE IL LAVORO SU TURNI - DA 3 DIPENDENTI OTTENERE IL RISULTATO DI 4
Proviamo a partire da qui:
I TURNI DI LAVORO DEVONO ESSERE COMUNICATI CON CONGRUO ANTICIPO – Per consentire ai dipendenti la programmazione del tempo libero (Cassazione Sezione Lavoro n. 12962 del 21 maggio 2008, Pres. Senese, Rel. Stile).
Se il mondo del lavoro fosse perfetto, una sentenza della Cassazione, sarebbe sufficiente per riaffermare i diritti di un turnista; la realtà purtroppo è differente.
Quando il costo del lavoro diventa insostenibile per un'azienda, l'imprenditore decide di ottimizzare le risorse a sua disposizione pianificando l'avvicendamento dei suoi dipendenti con modalità estemporanee. Per fare un esempio, se si rende necessario coprire 24 ore di lavoro su 7 giorni a settimana e si hanno a disposizione 3 unità non sarà mai possibile, con 8 ore di lavoro al giorno cadauno, farli riposare, le soluzioni che si prospettano sono 2 -
- Assumere una quarta persona, in modo tale da poter gestire i riposi spettanti a tutti;
- Allungare l'orario di lavoro da 8 a 12 ore così da poter gestire i riposi di 3 persone e risparmiare quindi in termini di costi.
Nella stragrande maggioranza dei casi, le aziende medio-piccole optano per il secondo caso. E' la strada più rischiosa ma, paradossalmente, si è più predisposti a rischiare sanzioni e vertenze piuttosto che vedere sfumare margini (seppur esigui) di guadagno.
Questo modus operandi porta ad un altro problema, l'alto tasso di malattia, o meglio, il dipendente, sottoposto a stress visto il carico di ore lavorate si ammala molto più che il dipendente con orari fissi. La reazione a catena ormai è innescata. Per coprire il turno di un collega malato gli altri due sono costretti a lavorare ininterrottamente fino al rientro del mutuato. E prevedibile a questo punto, che presto anche i due sani si ammaleranno, (se intenzionalmente o meno, non sta a me giudicarlo). Cominceranno a lamentarsi per il carico di ore e per i riposi che non possono godere, inizieranno a soffrire del fatto che la loro qualità di vita in termini privati ha raggiunto livelli inumani e cercheranno con ogni mezzo di ritagliarsi quegli spazi che spettano loro di diritto ma dei quali non possono usufruire. Fattostà che a questo punto, per tutelarsi e per evitare che gli impiegati diano forfait uno degli strumenti utilizzato sovente dal datore di lavoro è la pianificazione dei turni con scarso preavviso. Alcuni pianificano settimanalmente, altri ogni tre giorni, altri ancora addirittura oggi per domani.
Il beneficio tratto dall'imprenditore "illuminato" è quello di tenere sempre in scacco il dipendente, mantenendolo in regime di eterna reperibilità.
Non mi piace parlare con cognizione di causa, non è mia abitudine raccontare di cose che non ho visto ma delle quali ho solo sentito parlare. Sono testimone oculare di questa speculazione perpetrata ai danni di persone che hanno bisogno di lavorare, per due lunghi anni ho organizzato piani di lavoro con direttive impartite da un'azienda senza scrupoli, che sfrutta la gente e la priva di tutti quei privilegi che un cittadino italiano, onesto e produttivo si merita.
Perchè il Legislatore, l'Esecutivo e la Magistratura sono immobili davanti a fenomeni di questo genere? Perchè, dobbiamo, pur di guadagnare qualcosa, subire "regole" medievali, da servi della gleba?
Non venite a dire che è colpa della recessione, sono tutte cazzate! la colpa è nostra, di tutti noi. E' la nostra paura, che si chiami "mutuo da pagare" o "tasse scolastiche dei figli" o "frigorifero da cambiare" si tramuta nell'orrore di una vita fatta di soprusi e insoddisfazione.
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Arbeit Macht Frei
- Come può un operaia di 4 livello, predisporre i turni di 20 e più persone, auto-approvarseli e renderli noti ai colleghi?
- Come può un'operaia di 4 livello, approvare e autorizzare ferie e permessi?
- Come può un'operaia di 4 livello, essere utilizzata come referente tra la società e l'azienda committente e inviare comunicazioni ufficiali all'una e all'altra compagine?
- Come può un'operaia di quarto livello elaborare report e tabulati utilizzando le sue conoscenze informatiche (non certo da operaia), per l'ottimizzazione del servizio svolto?
- Come può un'operaia di 4 livello, essere individuata quale responsabile e coordinatrice delle attività di altre persone?
Ve lo dico io come: con una nomina ufficiale, con il giusto inquadramento contrattuale e con uno stipendio adeguato.
Mi ripeto per l'ennesima volta: mi chiamo Stefania, ho 36 anni, operaia e guadagno 1.188,00 euro lorde al mese.E' un dolore per me offendere la memoria di mio padre, indefesso lavoratore e aziendalista fino alla fine ma, non ci credo più.
La logica del profitto ha reso noi lavoratori carne da macello. Esigere rispetto è diritto insindacabile del più forte, privilegio della classe dirigente, nessun paria può ribellarsi a questa consuetudine radicata. la pena per chi esce dal sistema è la punizione esemplare, che sia un monito per tutti!
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giovedì 27 novembre 2008
La sospensione cautelativa
(...) Ai sensi e per gli effetti dell'art. 49 del CCNL applicato, attesa la gravità dell'accaduto, Lei viene sospesa cautelativamente dalla prestazione per sei giorni con effetto di cessazione del Suo stato di malattia. In tale periodo, Le verrà corrisposta regolarmente la retribuzione.
Distinti saluti.
"La Società"
A seguito di una discussione telefonica con una collega, avvenuta peraltro su un dispositivo mobile di proprietà della sanzionata, la lavoratrice viene messa in regime di sospensione cautelare.
In parole povere, il datore di lavoro ha facoltà unilaterale di di allontanare dall'azienda - per il tempo strettamente necessario - il lavoratore durante il procedimento disciplinare, nel caso in cui i fatti addebitati, ed ancora da accertare, siano di gravità tale da non consentire la prosecuzione neanche provvisoria del rapporto, ovvero nel caso in cui la presenza in azienda del lavoratore possa costituire fondato pericolo di possibili ulteriori turbamenti.
Orbene. la lavoratrice, dopo aver depositato insieme al suo rappresentante sindacale le controdeduzioni ed esauriti i sei giorni del provvedimento, torna a lavorare come da lettera consegnata a mano:
"La società" nella persona del suo rapp.te legale, nel confermare che Ella potrà riprendere regolare servizio al termine del periodo di sospensione disposto con lettera del (....), dispone che, in attesa delle definizioni che saranno prese in ordine al procedimento disciplinare che La riguarda, tale servizio dovra' essere svolto presso la sede della (....) con orario di lavoro (....)
timbro e firma
Non sono certo una cultrice della materia ma, ho provato a documentarmi e ci sono alcune cose che non mi tornano:
- è da escludersi che la sospensione abbia natura di sanzione disciplinare, onde l'applicazione della sospensione non deve essere preceduta dalla procedura di cui all'art. 7 dello Statuto, il che - del resto - è abbastanza ovvio, posto che la sospensione ha la specifica funzione di evitare la presenza del lavoratore in azienda per il tempo necessario all'esaurimento della procedura, onde del tutto illogico sarebbe pretendere l'adozione di una procedura disciplinare per la stessa applicazione della sospensione. Per questo tipo di sospensione l'applicazione va in genere sempre inserita nell'ambito di una procedura disciplinare, per cui nessun provvedimento del genere può essere adottato nei confronti del lavoratore, se questi non sia stato sottoposto ad un procedimento disciplinare.
E da qui deduco che l'istituto della sospensione cautelare sia stato utilizzato per raccogliere tutte le informazioni necessarie per mettere in atto il provvedimento disciplinare vero e proprio che, ovviamente non può e non deve essere questo ma ben altro.
- La sospensione cautelare c.d. propedeutica o funzionale all’esercizio del potere disciplinare non può che essere adottata in via strettamente strumentale ad un possibile futuro licenziamento, onde la sospensione cautelare non potrà mai essere applicata, non solo in assenza di contestazione degli addebiti, ma anche ove gli addebiti contestati non siano comunque suscettibili di condurre al licenziamento, atteso che può essere tutelata l'esigenza aziendale di allontanare il dipendente - teoricamente passibile di licenziamento - ma non può certo, tramite la sospensione cautelare, essere tutelata ogni e qualsiasi esigenza di sospendere immediatamente il rapporto
Si suppone leggendo il paragrafo sopra, che il fine ultimo è il licenziamento della dipendente. Ma, è possibile che una discussione seppur animata possa dare al datore di lavoro questo potere? Inoltre, perchè far tornare al lavoro la dipendente se la procedura non è ancora conclusa? Peraltro mettendola in una stanza con solo una sedia, una scrivania, un telefono, un bloc notes e quattro penne biro? ma...
- la Suprema Corte (6), si esprime in tal senso: "la sospensione cautelare del lavoratore sottoposto a procedimento disciplinare o penale, se non prevista dalla legge o dalla contrattazione collettiva, può essere applicata dal datore di lavoro nell'esercizio del suo potere direttivo, solo nel senso che egli può rinunciare ad avvalersi delle prestazioni del lavoratore stesso, ferma peraltro la sua obbligazione di corrispondere la retribuzione in relazione al perdurante rapporto di lavoro, laddove, invece, se normativamente o convenzionalmente prevista, può legittimare - oltre alla sospensione dell'attività lavorativa - anche quella della controprestazione retributiva, se espressamente contemplata. La relativa durata è limitata al tempo occorrente per lo svolgimento della procedura cui la sospensione accede e la sua efficacia è destinata ad esaurirsi non appena tale procedura sia ultimata, con l'ulteriore conseguenza che, se interviene il licenziamento del lavoratore, il rapporto deve considerarsi risolto retroattivamente ossia alla data di sospensione cautelare del dipendente, mentre se non interviene alcun licenziamento, il rapporto riprende il suo corso dal momento in cui le relative obbligazioni sono rimaste sospese, salvo il risarcimento del danno, ove sia ravvisabile altresì violazione degli obblighi di correttezza e lealtà, ovvero per lesione del diritto del lavoratore a svolgere la sua attività lavorativa con i conseguenti riflessi professionali"(così Cass. sez. un. n. 3319/1986).
Diciamo, in termini del tutto ipotetici, che domani sia l'ultimo giorno utile per la chiusura della procedura. la dipendente ha ripreso la sua attività lavorativa, seppur in totale isolamento già da due giorni. Si deve aspettare una lettera di licenziamento retroattiva, cioè con la data di 15 giorni fa?
Forse ho capito male, ma da quello che ho letto sembra proprio di si.
Di certo sarà l'organo competente, a tempo debito, colui che giudicherà la legittimità di tutta questa storia, naturalmente vagliando tutti gli aspetti contrattuali che qui non sono stati esposti per brevità, sta di fatto che, e questo è un parere del tutto personale, il mondo del lavoro è diventato una savana piena di sciacalli pronti ad avventarsi sulle carcasse dei lavoratori, sempre più vessati, sempre più oppressi.
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lunedì 13 ottobre 2008
Di sicuro ci sono solo i soliti sconfortanti dati sulle vittime del lavoro
di TrippiOgni giorno in Italia si verificano 2.500 incidenti sul lavoro, muoiono 3 persone e 27 rimangono permanentemente invalide o mutilate.
Questo l'allarme lanciato oggi dall'ANMIL, l'Associazione nazionale mutilati ed invalidi del lavoro, in occasione della 58esima giornata per le vittime del lavoro.
Tra i temi sollevati nella giornata i rimborsi inadeguati che vengono elargiti agli invalidi e ai superstiti delle vittime. Non vengono aggiornati dal 2000: ecco perchè la vedova di una vittima del lavoro riceve un'indennizzo di 700 euro al mese!
giovedì 9 ottobre 2008
Effetto mobbing: tu chiamale se vuoi, emozioni
di TrippiPrima o poi ci passiamo tutti, perchè il nostro capo ha paura di noi, perchè c'è la collega gelosa, perchè siamo troppo disponibili, perchè lo siamo troppo poco! I motivi per cui si entra nel circolo vizioso del soppruso sul lavoro, che ce lo fa detestare e far vivere come un incubo, sono moltissimi. Noi donne siamo forse più fragili, viviamo personalmente gli attriti e somatizziamo i problemi. Finiamo con il portarci a casa il lavoro e viceversa. Gli uomini invece, anche quando ghettizzati, difficilmente cercano lo scontro diretto, si adattano come plastilina alla nuova situazione, cercando di ricavarne il meglio.
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sabato 4 ottobre 2008
sicurezza sul lavoro e ricordi di dita mozzate
Tornano alla memoria le mani dei colleghi di mio padre,di quando ero bambina: ho visto decine di uomini con una o più dita mozzate; operai di una volta, alle prese con macchinari fatti di lame affilate, che per consegnare in fretta il lavoro e fare contento "il padrone" (adesso è il datore di lavoro, ma una volta si diceva così),spesso e volentieri sacrificavano qualche pezzo della loro carne per guadagnarsi la sua eterna gratitudine. Nessuno denunciava nessuno, niente infortuni, niente denunce, niente cause. Una volta guariti i moncherini si tornava al lavoro e..."amici come prima".
Anni dopo, anche io sono andata a lavorare in fabbrica, ci sono stata cinque anni, in nero, in un'azienda che produceva e confezionava polveri cosmetiche. Otto ore al giorno si respirava talco e le mascherine te le dovevi comprare tu se non volevi farti venire un enfisema; di aspiratori nemmeno l'ombra, o meglio, i bocchettoni c'erano, tutto era predisposto all'apparenza, ma l'impianto non esisteva. Controlli dell'ASL? Certo! Uno all'anno, che cominciava con un giro del capannone e finiva nell'ufficio della "signora", sempre alla volemose bene. Volevi lavarti le mani? il sapone dovevi portartelo da casa. Volevi pulirti il culo quando andavi in bagno? La carta igienica te la compravi tu e dovevi nasconderla nel tuo armadietto custodendola come un bene prezioso, altrimenti i colleghi la usavono tutta.
Ma tornando alle dita, anche qui ho assistito alla triste perdita di un indice, strappato via dalla mano di un meccanico, mentre cercava di aggiustare un macchinario vetusto e decisamente non compatibile con le più basilari norme di sicurezza. Io stessa ho rischiato una falange sotto una pressa, ma.. ero in nero, erano i primi anni novanta e di lavoro non ce n'era e soprattutto ero giovane e stupida, quindi, la versione ufficiale in ospedale fu che avevo chiuso il dito nella portiera della mia auto.
Sono passati altri quindici anni e cosa è cambiato?
Quando girate per la città provate ad osservare gli operai che lavorano per strada o sulle impalcature, quanti di loro hanno le scarpe antinfortunistiche? quanti il caschetto giallo? quanti le imbragature a norma se devono stare in aria sospesi?
Prima non c'erano le Leggi, di conseguenza niente controlli e adesso? Le leggi ci sono ma nessuno controlla.
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venerdì 3 ottobre 2008
Direi che lei fa troppe storie! Lasciamo perdere
______________________________________________________From: <*******@***.it>
To: <marketing@**************.it>
Sent: Friday, October 03, 2008 11:23 AM
Subject: R: Colloquio
Buongiorno,
mi dispiace dover annullare il nostro appuntamento di
lunedì, ma è sopraggiunto un imprevisto sul lavoro e non potrò essere
presente.
Se per lei non ci sono problemi potremmo rinviare l'incontro
a martedì o giovedì mattina.
Mi scuso ancora.
Cordiali saluti
**********
*****
______________________
A: <*******@***.it>
Cc:
Oggetto: Re: Colloquio
Marketing/Presidenza
** ********* ********** S.R.L.
p.za Cinque Giornate * - 20129 Mi
tel. 02-54***** - fax 02-54*********
Queste sono le e-mail con cui è saltato il colloquio per il settore marketing di una nota azienda che fornisce servizi internet professionali alle aziende! Con una rispostaccia così la mia prima reazione è di sconcerto, poi di delusione e infine di rabbia.
Per carità me ne farò una ragione - anche perchè se le premesse sono queste meglio aver perso subito l'occasione di approfondire i rapporti - sai che affare avrei fatto a lavorare con questa gente?
Ma questa mia considerazione non toglie e non cambia la situazione paradossale di noi precari:
siamo tenuti per il collo da datori di lavoro che ci sottopagano, nonostante ci facciano lavorare con criteri orari tutti loro per coprire le carenze di personale, siamo paralizzati dalla difficoltà tangibile di trovare tempo e modo di andare a fare colloqui con altri.
Quando parlo con amici e colleghi nella mia situazione mi vengono in mente quei documentari del National Geografic in cui fanno vedere dei pesci che si dibattono nel fango umido, quel che resta di un lago che fino a non molto tempo prima era pieno di vita!
Insomma, va a finire che mi identifico sia nel pesce che nel lago!



