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mercoledì 13 luglio 2011

Conciliare o non conciliare? Questo è il problema!


due settimane fa ci è stato comunicato che l'azienda è stata posta in liquidazione. E già la notizia non era buona, ma mi consolavo pensando alla generosità con cui l'azienda ci concedeva 4 mensilità ulteriori, dopo la chiusura, a metà settembre. Avevo fatto i calcoli di incassare quei soldi e fare domanda per la disoccupazione ordinaria all'INPS, di cui non ho mai usufruito. Oggi ho scoperto che lo scivolo aziendale e l'indennità di disoccupazione non saranno cumulabili. O concilio con l'azienza e prendo il primo (4 mensilità + MBO) o non concilio e prendo il secondo (6 mensilità al 60% degli ultimi 3 stipendi). Ovviamente se poi trovo il lavoro prima dei 6 mesi il secondo non lo prendo più. Spero di trovare il lavoro prima, ecco magari anche subito.... Ma se poi non trovo? Insomma meglio una gallina oggi o l'uovo domani?

martedì 8 febbraio 2011

"Se non ti piace, la porta è quella!"

Se si ferma l'autotrasporto, si ferma il paese.

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Lo sappiamo tutti, l'abbiamo provato più volte, in occasione degli scioperi dei camionisti, ricordate?
Queste le conseguenze di una scelta fatta anni fa, privilegiando il trasporto su gomma a quello su rotaia, in favore di una casa automoblistica cruccio e vanto del pelpaese!
Ci ritroviamo così, dopo anni di finanziamenti a pioggia, a parlare e polemizzare sul fatto che l'azienda di cui sopra, quella che ha condizionato corpo, anima e ossatura delle infrastrutture italiane, voglia, ora che le cose le vanno bene, modificare la struttura e l'anima del welfare nostrano e soprattutto levare le tende. E così tra un lancio di dichiarazioni macigno e mani che si nascondono, le idee a poco a poco passano, nel bradipismo mentale della nazione narcotizzata da altri imprenditori. E si perchè dagli oggi, dagli domani, un giorno dico e un giorno nego, la gente si abitua, si assuefà e trova normale il passaggio dalla dichiarazione allo stato di fatto. E in c**** lo stato di diritto, soprattutto il nostro di stato, che sulla carta, quella principale su cui si fonda, vede nel lavoro il proprio caposaldo.
Ma ormai di saldo non c'è niente, solo un paese allo sbando, in cui si cerca di salvaguardare il proprio senza un minimo di lungimiranza, di pensiero non dico a medio termine, ma neanche prossimo venturo.
Così mi viene da piangere quando leggo il dossier di Repubblica sui camionisti, sui tour de force (mai termine fu più calzante) degli autotrasportatori per la consegna in tempi accettabili dalla filiera che tiene sotto scacco e ricatto i propri dipendenti. In tempo di crisi il "padrone" diventa più forte in tutti i settori, può agitare l'arma del licenziamento anche in settori fortemente sindacalizzati come questo. "Se non ti piace vattene", "la porta è quella!", "fuori c'è la fila". La competizione tra lavoratori diventa estenuante, per la disponibilità di persone che hanno appena perso il lavoro in altri settori, persone che, non avendo niente da perdere si svendono e abbassano le "quotazioni". Così, sotto la minaccia della perdita di lavoro, i turni massacranti, viaggi senza soste se non per minime pause caffè, l'uso di "aiutini" che tengano svegli, diventano la norma.
Le conseguenze sono devastanti, non solo per i lavoratori, ma poichè queste persone usano le stesse strade destinate al pubblico, gli incidenti mortali aumentano, prevedibilmente.




Ci vorrebbe lungimiranza, certo, in tempi in cui si blocca il traffico delle città per il superamento della soglia dei PM 10, i cui danni vengono subiti, ironia, proprio da chi fa uso di mezzi pubblici, di chi sta fermo nelle attività ai bordi dei marciapiedi, gli ecoincentivi non riguardano le auto GPL o Metano, ma la sostituzione di vecchie auto a benzina con nuove auto a benzina. Lungimiranza, sembra quasi una parolaccia, un termine incomprensibile, ignoto, fattostà che non mi viene in mente un sinonimo.
Mentre rifletto sui danni dello stop dell'auto trasporto, lo stop del paese, mi chiedo quanto tempo impiegherà per completare il suo ciclo di involuzione, di autodistruzione.

lunedì 17 maggio 2010

Scommettiamo che...


alla fin fine la riduzione degli stipendi di politici e supermanager statali è sempre la solita boiata del fine settimana?
Per il momento l'unica cosa certa del piano anticrisi e di questa manovrina estemporanea sembra essere lo slittamento della finestra pensionistica per il 2011 e la sanatoria edilizia. Ma come si dice? Piove sempre sul bagnato.
Piuttosto mi auguro che non finisca come l'ultima volta, dopo il successo del libro "La casta"a urlare sulla necessità di tagliare ministri e ministeri inutili, oltre che gli sprechi e i benefici dei parlamentari, che infatti pensarono bene di aumentare poltrone e privilegi, alla facciazza di quello che sostenevano nei Talk show politici. Ma si sa che i Mastella di turno escono dalla porta per rientrare dalla finestra...





Bellissimo, perchè parlano ancora in Lire!


giovedì 25 febbraio 2010

Pelo sullo stomaco

c'è bisogno di aggiungere altro?

Trippi


giovedì 3 dicembre 2009

Il diritto di star male


di Trippi

Giuro che se c'è qualcosa che non ho mai capito è il diritto alla malattia: il funzionamento degli orari di reperibilità, l'invio dei certificati entro i due giorni o la consegna al rientro in ufficio. Quanto bisogna mancare per avere diritto al rimborso dall'INPS piuttosto che dall'azienda? L'importo rimborsato in busta perchè cambia? Il mio compagno viene pagato al 100%, io al 90!

Per quale motivo, poi ci sono aziende che non ti pagano se non stai a casa almeno un tot di giorni? Nel periodo nero, quello in cui ho collezionato ore di lavoro assurdo nonostante fossi regolarmente assunta, l'azienda non riconosceva la malattia sotto i tre giorni. Per fortuna non ebbi mai necessità. Ma in compenso avevo colleghe che avevano trovato il sistema per riposarsi e già che c'erano lo facevano a lungo. Ogni mese infilavano i giorni strategicamente, a cavallo di week end o periodi di lavoro particolarmente devastante. Giovani fragili donne ventenni che soffrivano di tutti i mali catalogati dalla scienza medica.

Un paio di anni fa ho scoperto sulla mia pelle che si ha il diritto al rimborso dei giorni di assenza dall'Inps anche in caso di contratto a progetto. Basta inviare i certificati medici rossi, quelli rilasciati dal medico di base, entro i termini di legge. Peccato che a me non l'avesse detto nessuno e quando l'ho saputo era ormai troppo tardi.
Ecco io questa cosa dell'invio della raccomandata entro i due giorni la trovo assurda. Perchè se uno sta male davvero, oppure è immobilizzato a casa o all'ospedale, come fa ad andare alle poste a fare un invio? Oppure molto banalmente a compilare tutti quei dati pedanti e ridondanti? Non dovrebbe essere sufficiente il codice fiscale?

Tutte queste differenze nelle modalità e nei tempi di certificazione dipendono dai contratti? Io e due persone a me care ultimamente abbiamo fatto ricorso a questo diritto in modi diversi e per motivi differenti.

Nel mio caso con un full time e un contratto a tempo indeterminato è bastato inviare alla mia società (via fax) copia dei certificati rilasciati dall'ospedale, i giorni di prognosi richiesti dal medico che mi ha operato e il certificato rosso del medico di famiglia che certificava la richiesta.

Una mia amica, invece, ha dovuto chiedere al medico di certificarle almeno 10 giorni di malattia, altrimenti la sua datrice di lavoro non le avrebbe pagato le giornate. Nonostante abbia due bambini piccoli (uno di 7 e uno di 3 anni) e teoricamente dovrebbe poter stare a casa anche per la loro malattia, non può stare male per uno o due giorni, come spesso capita quando si hanno figli di quell'età o perchè molto banalmente ci si ammala, ma si guarisce in una settimana.
Sorvoliamo poi sulla maternità! Lo spauracchio di qualsiasi datore di lavoro. La spada di Damocle sul collo di ogni donna in età fertile!

Personalmente penso che la malattia sia un diritto del quale non si deve abusare, ma penso che si dovrebbe uniformare l'accesso, la gestione e il rimborso. In una parola semplificare!! E' chiedere troppo?


martedì 13 ottobre 2009

Il pesce puzza dalla testa


Di Trippi

Guardo poca tv così scropro grazie al sito del Corriere che "un servizio (delle Iene NDR) scioccante andato in onda nel marzo del 2007 rivelò che soltanto 54 fra i 683 collaboratori dei 630 deputati con in tasca il tesserino per accedere alla Camera erano in regola".
Ah beh siamo proprio a posto, se proprio dove andrebbe dato l'esempio, in parlamento, si assumono i portaborse in nero! Tipico italiano, predicozzi a pioggia e provvedimenti a pioggia sui comuni cittadini, ma deregulation nel porto franco del transatlantico & co.

Dopo il servizio aumentarono i portaborse "in regola" (194 su 516 nel 2009) certo, come sempre avviene sull'onda emotiva dello scandalo.

Ma da lì alla normalizzazione la strada appare lunga, tortuosa e magari costellata di sentenze di tribunale.

La prima a fare notizia con un rimborso di 10mila euro, è la signora Celestina, che ha collaborato con Gabriella Carlucci dal 2004 al 2006 in cambio dapprima di 500 euro, portati poi a 1000. Il tribunale ha riconosciuto alla lavoratrice in nero una prestazione da Assistente Personale della Onorevole deputata.
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martedì 6 ottobre 2009

Un'emozione da poco

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di Trippi

Oggi a ridosso della pausa pranzo mi consegnano la busta paga con i soliti buoni pasto da 5,29 euri e una lettera allegata.
Nel foglio trovo scritto che la mia azienda è lieta di comunicarmi un aumento del mio stipendio annuale lordo a 24.400 euro! Non potete immaginare la mia gioia nel leggere quelle righe, soprattutto per le difficoltà economiche ataviche che mi attanagliano.
Presa nell'onda dell'entusiasmo, recupero 2 diottrie delle 9 che mi mancano e contatto subito il mio capo via chat per ringraziarlo.
"Grazieee!" e il boss "ne parliamo nel pomeriggio", ma io cocciuta "no, guarda davvero, cade proprio a fagiolo perchè devo pagare un sovrappiù di tasse per i redditi dello scorso anno. Comunque a questo pomeriggio!".
Così esco per pranzo e chiamo subito il mio fidanzato:
"amore, mi è arrivato un aumento di 900 euro annui lordi in busta, quanto fa netto? 600 circa?! Dunque quanto al mese.. mumble mumble, diviso 14, mumble mumble una cinquantina di euro al mese!! BEEEEEEEELLLO".
Poi mentre snocciolo dati faccio due somme: in busta paga ho un salario netto di 941 euro, cui sommo i 327 della terza rata su 4 delle tasse del 730 e il risultato è 1.268 euro.

Ma come? Ho preso meno di due mesi fa!

L'anno scorso quando mi hanno assunta ho firmato per un contratto da 23.500 euro lordi l'anno più un MBO da 1.500 a 3.000 euro annuale, in corrispondenza del giorno di assunzione. Dunque il mio lordo annuale da contratto ammonta almeno a 25mila euro l'anno. Per quanto questa cifra appaia misera posso assicurare che dal 2006, anno in cui è terminato il mio ultimo lavoro pagato dignitosamente, al 20 ottobre 2008, data della mia assunzione nel posto attuale, è stata una corsa faticosa e penosa per riuscire a mettere insieme cifre di gran lunga inferiori e ridotte ulteriormente da ulteriori tassazioni.
In realtà checchè dica il mio contratto, a partire da gennaio 2008 il mio lordo mensile è passato da 1678 a 1706 euro, per uno scatto di adeguamento al contratto nazionale, e ora a 1742.
Dunque niente che giustificasse tutto il mio entusiasmo.
La verità è che siamo talmente abituati a prendere calci sui denti che non appena ci viene fatta un carezza con un finto aumento di stipendio la reazione emotiva esagerata parte di default. Ci sciogliamo in brodo di giuggiole e scodinzoliamo come i cani di Pavlov mentre ci fanno suonare la campanella del miglioramento economico, per quanto alla fine si riveli più che un effetto visivo che sonoro: lo specchietto per le allodole.


Se non altro mi è scappata come il peto a una vecchia l'informazione sulla mia situazione economica disastrosa. Così mentre nell'incontro del pomeriggio il capo mi spiega quello che ormai ho capito (l'azienda ha formalizzato scatti contrattuali e di anzianità già avvenuti, arrotondando la cifra a un importo netto), io recuperata la lucidità sorrido sorniona e colgo l'occasione per ricordargli il bonus annuale in scadenza. Spiego di aver frainteso la lettera, dando per scontato che fosse il mio MBO, l'importo ad personam previsto dal mio contratto a ottobre.
Così il mio capo nei prossimi giorni dovrà stabilire che cifra riconoscermi tra i 1.500 e i tremila. Almeno se mi pagherà il minimo.. saprà di rendermi poco felice!


mercoledì 1 luglio 2009

Se la Triumph chiude 1600 lavoratori restano in reggiseno..


pardon in mutande!




di Trippi




Il colosso dell'intimo sta per chiudere i propri stabilimenti nelle Filippine, 1600 dipendenti resteranno senza lavoro. Ecco perchè il reggiseno è diventato la bandiera della protesta, nuovo simbolo della crisi mondiale e della disperazione.


Queste sono le immagini delle manifestazioni di protesta a Manila. Qui potete vedere la gallery al completo.






venerdì 19 giugno 2009

Le cicale e le formiche





di Trippi

Io cerco di essere ottimista, perchè come dice Tonino Guerra "è il profumo della vita", e come dice il premier dei miei connazionali, "fa uscire dalla crisi".

Mi ostino persino a spendere i soldi in beni e servizi non essenziali pur di aiutare l'economia stantia che stenta a ripartire. Ho persino ripreso a guidare l'auto, giusto nel momento in cui il prezzo della benzina si è rimesso a salire in progressione geometrica rispetto agli aumenti del costo del greggio (chissà perchè poi, quando il prezzo cala non cambia un accidente).

Non mi decido ad acquistare capi di abbigliamento, non me ne vogliano gli addetti ai settori, perchè i saldi sono dietro l'angolo e mi sembra uno schiaffo alla povertà comprare ora capi che tra poche settimane costeranno la metà!

Ma sui prodotti con prezzi stabili sostengo e supporto. Così fanno anche il resto degli italiani che, a sentire le statistiche, hanno ripreso ad acquistare.

Tanto impegno da parte di tutti noi, che dopo qualche mese da formiche, abbiamo ripreso a fare le cicale con la prospettiva che la crisi fosse giunta a un bivio, che ci fossero prospettive di ripresa, anche sulla base di questi aumenti degli investimenti e della ripresa del settore immobiliare negli Stati Uniti.

Ma è davvero così o si tratta solo di speculazioni di persone interessate ad accantonare in vista di una ripresa che per il momento non è neanche all'orizzonte?

Perchè i dati, quelli reali, dell'economia reale che si misura in soldoni, dicono tutt'altro!

Dicono che nel nostro paese non si sta riprendendo proprio niente, le aziende chiudono o ridimensionano e qualcuno ne fa le spese e resta a casa. E' anche vero che la crisi è un'ottima opportunità, per molte aziende, per liberarsi di dipendenti zavorra stratutelati da contratti a tempo indeterminati e dunque intoccabili. Per tutti gli altri, lavoratori atipici, a progetto, occasionali, non specializzati, stagionali, quelli che non solo vengono per due soldi, ma a momenti ti pagano per venire a lavorae, con la crisi non si subisce battute d'arresto!

Non è che alcune aziende cavalcano il cavallo della crisi per ristrutturare e potare rami secchi?
Infatti, guarda caso, gli italiani restano a casa e gli stranieri lavorano di più.

La notizia appena giunta dall'Istat è pessima, i dati sul tasso di disoccupazione nel nostro paese sono sconfortanti, raggiunge il 7,9% il più alto dal 2005 ad adesso. Nel primo trimestre del 2009 200mila lavoratori in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Il dato è il risultato della perdita del posto per 426mila italiani e della nuova occupazione per 222mila stranieri.

Si sa piove sempre sul bagnato e la situazione internazionale è un'ottima opportunità per chi ha abbastanza soldi in cassa per speculare acquistando prodotti a basso costo, che questi prodotti siano immobili, petrolio, materie prime o materiale umano, il lavoratore, la sostanza non cambia.

Una guerra tra poveri mentre i ricchi accantonano sempre di più!

E chi non canta con me....




La Cicala che imprudente

tutta estate al sol cantò,
provveduta di niente

nell’inverno si trovò,

senza più un granello e senza

una mosca in la credenza.

Affamata e piagnolosa

va a cercar della Formica

e le chiede qualche cosa,

qualche cosa in cortesia

per poter fino alla prossima

primavera tirar via:

promettendo per l’agosto,

in coscienza l’animale,

interessi e capitale.

La Formica che ha il difetto

di prestar malvolentieri,

le dimanda chiaro e netto:

- Che hai tu fatto fino a ieri?

- Cara amica, a dire il giusto

non ho fatto che cantare tutto il tempo.

– Brava, ho gusto;

balla adesso, se ti pare.
(Jean de La Fontaine)



venerdì 29 maggio 2009

La quinta colonna


Di Trippi



In questo lavoro abbiamo orari abbastanza elastici, si può arrivare tra le 9.00 e le 10.00, si può andare via tra le 18.00 e le 19.00, pausa pranzo tra l'una e le due. Per il momento non timbriamo il cartellino. Devo ammettere che a me la timbratura cambia poco, tendo ad arrivare al pelo, se non addirittura in puntuale ritardo, e a rimanere ben oltre l'orario o comunque oltre quanto richiesto.
Questo quando il lavoro mi piace, ovviamente!
Quando mi è capitato di lavorare in aziende in cui c'era la badgetura obbligatoria non mi facevo timbrare il cartellino e tanto meno mi piazzavo davanti alla macchinetta 5 minuti prima dell'orario a fare il count down in gruppo della fine orario! Anzi questo atteggiamento mi ha sempre infastidito. Ho avuto discussioni, per non dire veri e propri litigi con colleghi che si dirottavano le chiamate sul cellulare e se ne andavano a casa alle 9 di sera quando il turno terminava a mezzanotte e pretendevano che gli timbrassi il cartellino all'orario giusto. Però, ora, come vi ho già detto, non ho di questi problemi, non bisogna timbrare niente e gli orari sono strettamente diurni, niente lavoro al sabato, alla domenica o nei festivi. Ecco perchè mi meraviglio per l'esclamazione di un collega di un'azienza consociata alla mia tutte le volte che capita nel mio ufficio (un open space in cui lavoriamo in 5) e scopre che sono l'unica presente in pausa pausa pranzo oppure oltre le 6 e un nanosecondo:
"sei la quinta colonna!"

Non so se e quanto questa definizione mi faccia piacere o mi infastidisca. Da un lato quinta colonna mi suona un pò come il Quinto elemento (vi ricordate la splendida Milla Jovovich nel film omonimo con Bruce Willis?), ma dall'altro mi suona come qualcosa di inutile, di superfluo. Non bastano quattro colonne? La quinta a che serve?

Già di per se poi il termine "colonna" indica un elemento architettonico decorativo. Per il sostegno di usano i pilastri. Quelli si che servono a qualcosa! Ecco mi piacerebbe essere definita un pilastro, ma una colonna, non so mi sa un pò di presa per i fondelli!
Poi sono sarda e dunque portatrice sana di accento barbaricino, con le "o" e le "e" chiuse! La parola colonna la pronuncio con la "o" chiusa e se non penso di dire CALONNA sbaglio e viene qualcosa che suona simile a CULONNA.
Il rischio, se mai dovessi adottare questa definizione è che io vada in giro a dire che sono la quinta culonna della mia azienda.. conosco già la risposta: "tranquilla Trippi, non sei la quinta, sei la prima, di Culonne come te non ce ne sono altre!!"


mercoledì 13 maggio 2009

Insanabili divergenze

Frida Kahlo, La Colonna spezzata, 1944 (Museo Dolores Olmedo Patino Mexico, Mexico City, Mexico)

di Trippi

Quando pensi che il lavoro, ormai, non riservi più sorprese, ecco che arriva la smentita.
Uno dei soci dell'azienda per la quale lavoro, oggi, ha ceduto la sua quota. Nessun sentore. Breve riunione per dare la comunicazione ai dipendenti:
"Per alcune insanabili divergenze sulle modalità in cui deve essere gestita la nostra azienda da oggi lascio la compagnia. Le mie funzioni verrano assunte, pro tempore, fino alla nomina di qualcuno che mi sostitisca da .... I miei rapporti con la società si chiudono pacificamente, vi contatterò nei prossimi giorni per una cena, ora devo scappare dal notaio".
Fine, chiuso, stop, saluti e baci!
Di solito alla base di queste rotture eccellenti, tra grandi capi e azienda, tra conduttori/condottieri e società c'è un unico, solo grando problema I SOLDI. In genere il capo/conduttore/condottiero scappa come il topo dalla nave, quando l'azienda sta per affondare, quando i soldi sono evaporati e non c'è più niente da spremere!

A parte lo choc per la perdita di un bravo amministratore e un valido coordinatore resta il dubbio su quello che sarà il futuro e il senso di deja vue.

1) Il primo lavoro "da grande" si interruppe per "divergenze di punti di vista" tra il conduttore del programma per cui lavoravo e la rete che lo ospitava, a lui rimborso milionario, noi il culoper terra.
2) Seconda esperienza da grande: il Direttore della rete ci convocò tutti in Newsroom e ci comunicò che per "inconciliabili divergenze" con la proprietà avrebbe lasciato il posto. Il suo vice subentratogli il giorno dopo, seguì lo stesso destino poco più di un anno dopo, mentre la redazione perdeva un pezzo alla volta. Io levai le tende quando le produzioni erano ancora attive, ma visto che la nuova azienda si trovava a 500 metri facevo spesso dei pellegrinaggi per salutare gli ex colleghi e piangere con loro per lo sfacelo! Il direttore dopo una parentesi nella carta stampata è tornato a dirigere una rete, una delle più grandi, in certi mesi quella con il maggior ascolto.

Da allora ho imparato a cogliere i segnali che preannunciano il crollo del tempio e a scappare prima che Sansone spinga le colonne al grido "Muoia Sansone e tutti i filistei!". Anche perchè va sempre a finire che Sansone si salva e tu finisci sotto le macerie.
Il fatto che io non abbia colto questi segnali significa che o mi sto rammollendo o in questo caso chi è disposto a spendere di più non è chi va via, ma chi resta!
Ovviamente spero di non essermi rammollita!

sabato 28 marzo 2009

Il mito del lavoro perduto


di Trippi


Capita anche a voi di frequentare maggiormente gli ex colleghi che quelli attuali?


Non so se è una sindrome da eterni insoddisfatti quella che puntualmente affligge me e molti dei miei amici oltre che, appunto, ex colleghi. Spesso così mi ritrovo al telefono con un mio carissimo amico nonchè ex collega dei tempi "del sole". Il sole in questo caso è proprio da prendere alla lettera, perchè l'azienda per cui lavoravamo forniva servizi e dipendenti alla nota casa editrice. I tempi "del sole" nei nostri discorsi e ricordi finiscono con rientrare nel mito. Una specie di Eldorado lavorativo in cui potevamo sfogare la nostra creatività e diciamocela tutta, anche la nostra cattiveria in incontri nebulosi nella zona caffè aziendale alle 5.30 del mattino, con colazione e pettegolezzi.

La verità è che nonostante abbia un ottimo ricordo di quel lavoro e sia ancora in ottimi rapporti con moltissimi colleghi di quei tempi, le condizioni lavorative e lo stipendio non erano affatto idilliache. Altrimenti non l'avremmo lasciato tutti, o quasi, ma saremmo ancora li, ancorati al pavimento e all'edificio.
La sindrome dev'essere contagiosa però, perchè anche nelle aziende per cui sono andata a lavorare in seguito io e i miei nuovi colleghi e amici agognavamo il passaggio a nuovi progetti e programmi salvo poi rimpiangere la posizione precedente! La verità forse, è che in ogni lavoro e posizione ci sono lati positivi e negativi. Così finchè li occupiamo tendiamo a vedere il peggio e solo dopo averli lasciati, comiciamo a invertire il peso specifico di quello che ci piaceva o detestavamo.
Eterni insoddisfatti, cultori del bicchiere mezzo pieno ci maceriamo su straordinari pesantissimi che anni dopo diventano "occasioni per aumentare lo stipendio", posizioni poco qualificate che poi si trasformano in "lavori che ti permettono di staccare la spina appena terminate le tue 8 ore", etc etc..

Ecco perchè questa volta non voglio cadere nella trappola e dichiararlo apertamente, metterlo nero su bianco: il lavoro che faccio adesso mi piace!

venerdì 27 marzo 2009

Se Dio esiste speriamo stia dalla mia parte ancora un pò!


di Trippi
Lo scorso ottobre ho ottenuto il primo contratto a tempo indeterminato della mia vita! Nel periodo più buio, quello della crisi economico finanziaria mondiale, non dico mia personale perchè quella dura da un pezzo, mi offrono un lavoro come Content manager in una società che vende prodotti e servizi su internet e mobile. Un impiego che mi è piovuto in testa così, inaspettato, quando ormai non ci pensavo neanche più. Erano passati mesi da quando avevo sostenuto il primo colloquio, a maggio dello scorso anno. Così quando, a settembre 2008, mi chiamarono per sostenere il secondo e propormi questa posizione non riuscivo a crederci. A ottobre ho interrotto senza pensarci neanche un attimo le mie collaborazioni con due grosse compagnie telefoniche nazionali, per una facevo la blogger del loro portale (quanto mi piaceva!!), nell'altra occupavo una posizione nel punto più basso dell'edificio, in senso letterale! Infatti per sbarcare il lunario non ho esitato a fare la hostess (uso il termine perchè fa figo, facevo la receptionist-centralinista) nella sede principale.
Insomma i miei ultimi anni e mezzo, come vi ho già raccontato, mi hanno portato dalle stelle alle stalle, ma con l'affitto e le spese fisse da pagare avevo poco da fare la schizzinosa: lezioni in università, telemarketing per una società immobiliare, scrittura per internet e filtro ingressi per me pari erano!
Gli impegni e il monte ore erano diventati talmente pesanti e paralizzanti da non lasciarmi il tempo non dico di cercare un altro lavoro, ma proprio di andare fisicamente a fare i colloqui.
L'ho già detto altre volte, mi sentivo come intorpidita e, lato peggiore, non vedevo via d'uscita.
Ora, con il nuovo lavoro non posso dire siano state subito rose e fiori, a volte mi viene il dubbio che il mio capo avesse sottovalutato l'entità della crisi in arrivo e due giorni dopo la mia assunzione si fosse pentito di avermi assunta. Ma lui aveva un bel paracadute il mio contratto prevedeva 3 mesi di prova! Dunque in quel periodo poteva lasciarmi a casa in qualsiasi momento senza dovermi neanche dare una spiegazione. Non vi dico il mio stato emotivo in quei 60 giorni. Ho capito cosa si intenda con spada di Damocle sulla testa.. dopo un mese mi dice che forse si è sbagliato, che gli do l'impressione di essere sommersa dal lavoro e di stare per soffocare. Allora che fai? Se già sei una che sul lavoro non si risparmia, duplichi gli sforzi e speri di sopravvivere per gli altri due mesi, allora lui ti dice che se fossi in grado di fare il tuo lavoro non dovresti protrarre l'orario oltre il necessario, ma allora com'è che lui poi salta la pausa pranzo per finire il suo?
Ha esagerato, mangi la foglia, cambi atteggiamento e fai la faccia dura. Ti ispiri alla tua scena preferita in Dirty dancing quando Johnny Castle (Patrick Swayze) dice che non si può mettere Baby in un angolo e glielo fai capire. Non ti chiamerai Baby (per fortuna), ma in un angolo non ti fai mettere da nessuno! Si hai avuto un pò di difficoltà negli ultimi anni, ma gli assicuri che al prezzo che ti paga ha preso una professionista con i fiocchi e non se ne pentirà! Riacquisti fiducia in te stessa e cominci a dimostrare che è proprio così!
Il conto alla rovescia smetti di farlo, perchè tanto l'azienda è piccola e se tu non sai fare il tuo lavoro rischia di andare a rotoli e ti ritroveresti con il sedere per terra comunque! Riacquisti la lucidità neccessaria e sai che se sei sopravvissuta altre volte puoi farcela nuovamente. Guardi indietro e davanti con tranquillità e ti godi il primo lavoro decente capitatoti negli ultimi due anni!
Tutto questo per dirvi che anche nel periodo di crisi più nera, una speranza c'è sempre e la capacità di reagire dobbiamo trovarla dentro di noi!
Ora il carico si è ridimensionato tantissimo, un pò perchè forse ho imparato a gestirlo, un pò perchè al momento sono calati gli investimenti, so che è una situazione temporanea e ho più situazioni in stand by di quanto sia consigliabile averne.
Vedo l'onda di marea che lascia scoperto il fondale, so che preannuncia lo tsunami non posso fare altro che mettere un salvagente, aggrapparmi a qualche struttura solida e aspettare che arrivi.
E sperare, se Dio esiste che continui a stare dalla mia parte!

venerdì 28 novembre 2008

La moltiplicazione dei pani e dei pesci


COME ORGANIZZARE IL LAVORO SU TURNI - DA 3 DIPENDENTI OTTENERE IL RISULTATO DI 4

Oggi parliamo, anche se in termini marginali, di un altro argomento che mi sta particolarmente a cuore: l'organizzazione del lavoro su turni.

Proviamo a partire da qui:

I TURNI DI LAVORO DEVONO ESSERE COMUNICATI CON CONGRUO ANTICIPO – Per consentire ai dipendenti la programmazione del tempo libero (Cassazione Sezione Lavoro n. 12962 del 21 maggio 2008, Pres. Senese, Rel. Stile).

Se il mondo del lavoro fosse perfetto, una sentenza della Cassazione, sarebbe sufficiente per riaffermare i diritti di un turnista; la realtà purtroppo è differente.
Quando il costo del lavoro diventa insostenibile per un'azienda, l'imprenditore decide di ottimizzare le risorse a sua disposizione pianificando l'avvicendamento dei suoi dipendenti con modalità estemporanee. Per fare un esempio, se si rende necessario coprire 24 ore di lavoro su 7 giorni a settimana e si hanno a disposizione 3 unità non sarà mai possibile, con 8 ore di lavoro al giorno cadauno, farli riposare, le soluzioni che si prospettano sono 2 -
  • Assumere una quarta persona, in modo tale da poter gestire i riposi spettanti a tutti;
  • Allungare l'orario di lavoro da 8 a 12 ore così da poter gestire i riposi di 3 persone e risparmiare quindi in termini di costi.

Nella stragrande maggioranza dei casi, le aziende medio-piccole optano per il secondo caso. E' la strada più rischiosa ma, paradossalmente, si è più predisposti a rischiare sanzioni e vertenze piuttosto che vedere sfumare margini (seppur esigui) di guadagno.

Questo modus operandi porta ad un altro problema, l'alto tasso di malattia, o meglio, il dipendente, sottoposto a stress visto il carico di ore lavorate si ammala molto più che il dipendente con orari fissi. La reazione a catena ormai è innescata. Per coprire il turno di un collega malato gli altri due sono costretti a lavorare ininterrottamente fino al rientro del mutuato. E prevedibile a questo punto, che presto anche i due sani si ammaleranno, (se intenzionalmente o meno, non sta a me giudicarlo). Cominceranno a lamentarsi per il carico di ore e per i riposi che non possono godere, inizieranno a soffrire del fatto che la loro qualità di vita in termini privati ha raggiunto livelli inumani e cercheranno con ogni mezzo di ritagliarsi quegli spazi che spettano loro di diritto ma dei quali non possono usufruire. Fattostà che a questo punto, per tutelarsi e per evitare che gli impiegati diano forfait uno degli strumenti utilizzato sovente dal datore di lavoro è la pianificazione dei turni con scarso preavviso. Alcuni pianificano settimanalmente, altri ogni tre giorni, altri ancora addirittura oggi per domani.

Il beneficio tratto dall'imprenditore "illuminato" è quello di tenere sempre in scacco il dipendente, mantenendolo in regime di eterna reperibilità.

Non mi piace parlare con cognizione di causa, non è mia abitudine raccontare di cose che non ho visto ma delle quali ho solo sentito parlare. Sono testimone oculare di questa speculazione perpetrata ai danni di persone che hanno bisogno di lavorare, per due lunghi anni ho organizzato piani di lavoro con direttive impartite da un'azienda senza scrupoli, che sfrutta la gente e la priva di tutti quei privilegi che un cittadino italiano, onesto e produttivo si merita.

Perchè il Legislatore, l'Esecutivo e la Magistratura sono immobili davanti a fenomeni di questo genere? Perchè, dobbiamo, pur di guadagnare qualcosa, subire "regole" medievali, da servi della gleba?

Non venite a dire che è colpa della recessione, sono tutte cazzate! la colpa è nostra, di tutti noi. E' la nostra paura, che si chiami "mutuo da pagare" o "tasse scolastiche dei figli" o "frigorifero da cambiare" si tramuta nell'orrore di una vita fatta di soprusi e insoddisfazione.



Arbeit Macht Frei

Di Chica Mala






Si! il lavoro rende liberi.



Il lavoro ti da la possibilità di guadagnare soldi che poi il sabato potrai andare a spendere allegramente con la tua famigliola da "Mulino Bianco" al centro commerciale.



Il lavoro ti dona un'identità, fa sapere al mondo che tu SEI, produci, e lo fai felice di dare un contributo alla società.




Il lavoro ti rende parte di un gruppo, tu sei l'azienda e l'azienda sei tu, insieme percorrete un cammino fatto di gioie e dolori, uniti, fedeli e grati luno all'altra.




Ma quando mai!!




Lo stipendio basta a malapena per fare la spesa al discount e per pagare luce, gas e telefono. Se ti si caria un dente sei finito! se ti si spacca la macchina sono lacrime amare, se ti si rompe la caldaia ti aspetta un inverno di docce gelate.




Identità? non sei nessuno! sei un numero di matricola una "risorsa", l'azienda non sa nemmeno chi sei. La "premiata ditta" ti liscia il pelo quando ha bisogno del tuo operato ma quando diventi una ciabatta vecchia e scomoda ti da un calcio nel culo e, buonanotte fiorellino!




Piacere a tutti, mi chiamo Stefania e ho 36 anni. lavoro da una vita e ho fatto di tutto per portare a casa la pagnotta tutti i mesi da quando ho finito di studiare (poco per la verita'). Mio padre mi ha insegnato che il lavoro è sacro e questo principio per lui doveva sempre essere in cima alla scala di valori, io ci ho creduto, perchè un uomo buono e saggio come lui non avrebbe mai potuto sbagliare.




Ma non divaghiamo...dicevo, sono Stefania e ho 36 anni, single e vivo a Milano. Sono un operaia di 4 livello CCNL multiservizi, il mio contratto di lavoro al punto 4 dice:


ella è inquadrata come operaia al IV livello della classificazione del personale del CCNL citato. la Sua qualifica sarà quella di addetta al controllo degli accessi ed alla verifica dei relativi documenti, nonchè di addetta al controllo degli accessi ed alla custodia in edifici privati e pubblici, facendo esplicito richiamo all'accordo del 3 dicembre 2003, allegato al CCNL su indicato. La qualifica assegnataLe implica lo svolgimento di più mansioni connesse tra loro che riassumiamo, anche se in modo non esaustivo, nelle seguenti: reception, custodia, centralino telefonico, smistamento posta, accoglienza visitatori e portierato, servizio informazioni. Sempre nella logica di offrire massime garanzie alla committenza Ella provvederà al rilevamento dei visitatori avvalendosi, se del caso, di un apposito sistema informatico predisposto dalla scrivente e fornito dalla committenza. Oltre a quanto si qui detto devono ritenersi comprese nei suoi compiti tutte le altre azioni qui non elencate, confacenti al Suo livello di inquadramento, che risultino necessarie ed opportune per il miglio andamento del servizio affidato e per l'interesse dell'azienda. L'azienda si riserva la facoltà di modificare, per esigenze tecnico organizzative la sua qualifica e dunque le mansioni ad ella affidate nell'ambito delle previsioni del CCNL applicato con riferimento al medesimo livello di inquadramento, ivi ricomprese, per esemplificazione quella di pulitore addetto al lavaggio (....), addetta al riassetto e al rigovernamento dei locali, addetta al facchinaggio (....)


Ella potrà operare in stretta sinergia con un Istituto di Vigilanza al quale sarà collegata con specifiche apparecchiature. Al fine di identificare la Sua appartenenza alla nostra società Ella dovrà indossare la divisa di servizio che dovrà essere sempre portata in perfetto ordine e nella sua completezza.




Ebbene si! Esiste un contratto del genere. Ci avreste mai creduto? Non ci credevo nemmeno io ma è così e anche il mio rappresentante sindacale mi conferma che è tutto legale, o quanto meno al limite della legalità.




Ciò che fa vacillare i miei capisaldi però, non è questo, bensì il fatto che da anni ,sulla carta, le mie mansioni sono di basso profilo ma la mia azienda mi affida (affidava) compiti di ben altro concetto.






  • Come può un operaia di 4 livello, predisporre i turni di 20 e più persone, auto-approvarseli e renderli noti ai colleghi?


  • Come può un'operaia di 4 livello, approvare e autorizzare ferie e permessi?


  • Come può un'operaia di 4 livello, essere utilizzata come referente tra la società e l'azienda committente e inviare comunicazioni ufficiali all'una e all'altra compagine?


  • Come può un'operaia di quarto livello elaborare report e tabulati utilizzando le sue conoscenze informatiche (non certo da operaia), per l'ottimizzazione del servizio svolto?


  • Come può un'operaia di 4 livello, essere individuata quale responsabile e coordinatrice delle attività di altre persone?


Ve lo dico io come: con una nomina ufficiale, con il giusto inquadramento contrattuale e con uno stipendio adeguato.

Mi ripeto per l'ennesima volta: mi chiamo Stefania, ho 36 anni, operaia e guadagno 1.188,00 euro lorde al mese.




E' un dolore per me offendere la memoria di mio padre, indefesso lavoratore e aziendalista fino alla fine ma, non ci credo più.


La logica del profitto ha reso noi lavoratori carne da macello. Esigere rispetto è diritto insindacabile del più forte, privilegio della classe dirigente, nessun paria può ribellarsi a questa consuetudine radicata. la pena per chi esce dal sistema è la punizione esemplare, che sia un monito per tutti!




giovedì 27 novembre 2008

La sospensione cautelativa

Di Chica Mala

(...) Ai sensi e per gli effetti dell'art. 49 del CCNL applicato, attesa la gravità dell'accaduto, Lei viene sospesa cautelativamente dalla prestazione per sei giorni con effetto di cessazione del Suo stato di malattia. In tale periodo, Le verrà corrisposta regolarmente la retribuzione.
Distinti saluti.
"La Società"

A seguito di una discussione telefonica con una collega, avvenuta peraltro su un dispositivo mobile di proprietà della sanzionata, la lavoratrice viene messa in regime di sospensione cautelare.

In parole povere, il datore di lavoro ha facoltà unilaterale di di allontanare dall'azienda - per il tempo strettamente necessario - il lavoratore durante il procedimento disciplinare, nel caso in cui i fatti addebitati, ed ancora da accertare, siano di gravità tale da non consentire la prosecuzione neanche provvisoria del rapporto, ovvero nel caso in cui la presenza in azienda del lavoratore possa costituire fondato pericolo di possibili ulteriori turbamenti.

Orbene. la lavoratrice, dopo aver depositato insieme al suo rappresentante sindacale le controdeduzioni ed esauriti i sei giorni del provvedimento, torna a lavorare come da lettera consegnata a mano:

"La società" nella persona del suo rapp.te legale, nel confermare che Ella potrà riprendere regolare servizio al termine del periodo di sospensione disposto con lettera del (....), dispone che, in attesa delle definizioni che saranno prese in ordine al procedimento disciplinare che La riguarda, tale servizio dovra' essere svolto presso la sede della (....) con orario di lavoro (....)
timbro e firma

Non sono certo una cultrice della materia ma, ho provato a documentarmi e ci sono alcune cose che non mi tornano:

  • è da escludersi che la sospensione abbia natura di sanzione disciplinare, onde l'applicazione della sospensione non deve essere preceduta dalla procedura di cui all'art. 7 dello Statuto, il che - del resto - è abbastanza ovvio, posto che la sospensione ha la specifica funzione di evitare la presenza del lavoratore in azienda per il tempo necessario all'esaurimento della procedura, onde del tutto illogico sarebbe pretendere l'adozione di una procedura disciplinare per la stessa applicazione della sospensione. Per questo tipo di sospensione l'applicazione va in genere sempre inserita nell'ambito di una procedura disciplinare, per cui nessun provvedimento del genere può essere adottato nei confronti del lavoratore, se questi non sia stato sottoposto ad un procedimento disciplinare.

E da qui deduco che l'istituto della sospensione cautelare sia stato utilizzato per raccogliere tutte le informazioni necessarie per mettere in atto il provvedimento disciplinare vero e proprio che, ovviamente non può e non deve essere questo ma ben altro.

  • La sospensione cautelare c.d. propedeutica o funzionale all’esercizio del potere disciplinare non può che essere adottata in via strettamente strumentale ad un possibile futuro licenziamento, onde la sospensione cautelare non potrà mai essere applicata, non solo in assenza di contestazione degli addebiti, ma anche ove gli addebiti contestati non siano comunque suscettibili di condurre al licenziamento, atteso che può essere tutelata l'esigenza aziendale di allontanare il dipendente - teoricamente passibile di licenziamento - ma non può certo, tramite la sospensione cautelare, essere tutelata ogni e qualsiasi esigenza di sospendere immediatamente il rapporto

Si suppone leggendo il paragrafo sopra, che il fine ultimo è il licenziamento della dipendente. Ma, è possibile che una discussione seppur animata possa dare al datore di lavoro questo potere? Inoltre, perchè far tornare al lavoro la dipendente se la procedura non è ancora conclusa? Peraltro mettendola in una stanza con solo una sedia, una scrivania, un telefono, un bloc notes e quattro penne biro? ma...

  • la Suprema Corte (6), si esprime in tal senso: "la sospensione cautelare del lavoratore sottoposto a procedimento disciplinare o penale, se non prevista dalla legge o dalla contrattazione collettiva, può essere applicata dal datore di lavoro nell'esercizio del suo potere direttivo, solo nel senso che egli può rinunciare ad avvalersi delle prestazioni del lavoratore stesso, ferma peraltro la sua obbligazione di corrispondere la retribuzione in relazione al perdurante rapporto di lavoro, laddove, invece, se normativamente o convenzionalmente prevista, può legittimare - oltre alla sospensione dell'attività lavorativa - anche quella della controprestazione retributiva, se espressamente contemplata. La relativa durata è limitata al tempo occorrente per lo svolgimento della procedura cui la sospensione accede e la sua efficacia è destinata ad esaurirsi non appena tale procedura sia ultimata, con l'ulteriore conseguenza che, se interviene il licenziamento del lavoratore, il rapporto deve considerarsi risolto retroattivamente ossia alla data di sospensione cautelare del dipendente, mentre se non interviene alcun licenziamento, il rapporto riprende il suo corso dal momento in cui le relative obbligazioni sono rimaste sospese, salvo il risarcimento del danno, ove sia ravvisabile altresì violazione degli obblighi di correttezza e lealtà, ovvero per lesione del diritto del lavoratore a svolgere la sua attività lavorativa con i conseguenti riflessi professionali"(così Cass. sez. un. n. 3319/1986).

Diciamo, in termini del tutto ipotetici, che domani sia l'ultimo giorno utile per la chiusura della procedura. la dipendente ha ripreso la sua attività lavorativa, seppur in totale isolamento già da due giorni. Si deve aspettare una lettera di licenziamento retroattiva, cioè con la data di 15 giorni fa?

Forse ho capito male, ma da quello che ho letto sembra proprio di si.

Di certo sarà l'organo competente, a tempo debito, colui che giudicherà la legittimità di tutta questa storia, naturalmente vagliando tutti gli aspetti contrattuali che qui non sono stati esposti per brevità, sta di fatto che, e questo è un parere del tutto personale, il mondo del lavoro è diventato una savana piena di sciacalli pronti ad avventarsi sulle carcasse dei lavoratori, sempre più vessati, sempre più oppressi.



lunedì 13 ottobre 2008

Di sicuro ci sono solo i soliti sconfortanti dati sulle vittime del lavoro

di Trippi
Ogni giorno in Italia si verificano 2.500 incidenti sul lavoro, muoiono 3 persone e 27 rimangono permanentemente invalide o mutilate.


Questo l'allarme lanciato oggi dall'ANMIL, l'Associazione nazionale mutilati ed invalidi del lavoro, in occasione della 58esima giornata per le vittime del lavoro.
Nel 2007 le vittime sul lavoro, sulla base dei dati Inail, sono state 1.210, in diminuzione rispetto ai 1.341 casi del 2006, in calo anche gli infortuni totali - 912.615 nel 2007 - 15.000 unità in meno rispetto all'anno precedente. I problemi, come detto anche tra le nostre pagine più volte, sono sempre gli stessi, la mancanza di controlli efficaci, validi sistemi di applicazione delle norme - che già esistono- nascita e crescita di coscienza di una cultura del lavoro in sicurezza.
Tra i temi sollevati nella giornata i rimborsi inadeguati che vengono elargiti agli invalidi e ai superstiti delle vittime. Non vengono aggiornati dal 2000: ecco perchè la vedova di una vittima del lavoro riceve un'indennizzo di 700 euro al mese!
Nessuno chiede miracoli o risarcimenti milionari, basterebbe l'applicazione delle norme che esistono, basterebbe quando ormai il danno è fatto, risarcire in modo adeguato, garantire la possibilità di recuperare il danno fisico e psicologico alla vittima. Consentire di sopravvivere dignitosamente ai familiari delle vittime.
Basta poco che ce vo?
Buon lavoro a tutti!

giovedì 9 ottobre 2008

Effetto mobbing: tu chiamale se vuoi, emozioni

di Trippi

Mobbing: maltrattamenti sistematici di un lavoratore da parte del datore di lavoro o dei superiori gerarchici (mobbing verticale, bossing) o dei sottoposti (mobbing ascendente);

Condotta: una serie di atti già in se illeciti (assegnazione di mansioni inferiori a quelle spettanti, controlli vietati, discriminazioni, sanzioni disciplinari ingiustificate, ingiurie, minacce, diffamazioni), atti in se leciti complessivamente diretti a perseguitare il lavoratore.

Prima o poi ci passiamo tutti, perchè il nostro capo ha paura di noi, perchè c'è la collega gelosa, perchè siamo troppo disponibili, perchè lo siamo troppo poco! I motivi per cui si entra nel circolo vizioso del soppruso sul lavoro, che ce lo fa detestare e far vivere come un incubo, sono moltissimi. Noi donne siamo forse più fragili, viviamo personalmente gli attriti e somatizziamo i problemi. Finiamo con il portarci a casa il lavoro e viceversa. Gli uomini invece, anche quando ghettizzati, difficilmente cercano lo scontro diretto, si adattano come plastilina alla nuova situazione, cercando di ricavarne il meglio.

Ma per chi in queste sabbie mobili ci deve vivere, come può evitare di essere inghiottito? Come resistere alla tentazione di lasciare il lavoro? Quali le vie d'uscita?

Leggo al riguardo un paio di articoli interessanti sul Sole 24 ore di lunedì scorso e sulla Stampa on line che vagliano il vuoto legislativo intorno al problema e constatano che sono le sentenze a fare giurisprudenza. Sempre più spesso è la cassazione a creare un punto di riferimento. Per colmo d'ironia, nel paese del diritto romano, ci ritroviamo a prendere come punti di riferimento gli usi e le consuetudini come nel common law inglese!

Ma vediamo nel dettaglio, cosa cambia se si rovescia la prospettiva in termini di violazione dei diritti del dipendente:

1- mentre prima per poter giudicare un comportamento come mobbing doveva esserci una persecuzione che provoca una sindrome depressiva, ora basta la lesione dei diritti del lavoratore. Come a dire che senza depressione non poteva essere dimostrata la responsabilità. Adesso si può avviare la causa quando si dimostra che sono stati lesi i proprio diritti;


2 - per il mobbing verticale o bossing: finora il lavoratore doveva fornire la prova di un atteggiamento persecutorio doloso nei propri confronti, insomma la "volontà" di arrecare danno. Ma se invece fosse necessaria una giustificazione del datore del lavoro per il suo comportamento/atteggiamento? Nelle sabbie mobili ci finirebbe il boss nel momento in cui non si riesca a dimostrare una ragione aziendale oggettiva che motivi gli atti nei confronti del dipendente;

3- per il mobbing orizzontale o tra colleghi: il datore di lavoro sarebbe comunque responsabile dell'integrità psicofisica dei propri sottoposti e bloccare la prevaricazione e/o i sopprusi quando li rileva. Ma che cosa si intende per integrità psicofisica? Secondo il decreto legislativo 81/08 sarebbe uno "stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in un'assenza di malattia e infermità". Stato che non sono in grado di garantirmi neanche da sola e se qualcuno me lo assicurasse penso proprio che lo sposerei all'istante, altro che volerlo come capo!

4- la durata: si riduce il tempo dell'atteggiamento persecutorio. Mentre prima la vessazione doveva durare almeno sei msei, ora basta molto meno (Cassazione, sentenza 22858/08).

Ma la domanda in questo caso nasce spontanea, quando si rovesciano i termini dal diagnostico alla contestazione di atti che singolarmente non trovano giustificazione si verifica uno scivolamento da mobbing a qualcos'altro, non si rientra in altri ambiti che poco hanno a che fare con quello dell'organizzazione del lavoro?


Non c'è il rischio che possa avvenire una manipolazione al contrario, che sia il lavoratore, a utilizzare come un'ascia impazzita la minaccia della lesione dei suoi diritti per ottenere vantaggi a scapito del proprio responsabile o dei colleghi stessi?

sabato 4 ottobre 2008

sicurezza sul lavoro e ricordi di dita mozzate


Leggendo un dossier su La Repubblica di oggi, che parla dei cantieri edilizi e dell'assenza dei più essenziali stumenti di sicurezza mi tornano alla mente un sacco di ricordi.

Tornano alla memoria le mani dei colleghi di mio padre,di quando ero bambina: ho visto decine di uomini con una o più dita mozzate; operai di una volta, alle prese con macchinari fatti di lame affilate, che per consegnare in fretta il lavoro e fare contento "il padrone" (adesso è il datore di lavoro, ma una volta si diceva così),spesso e volentieri sacrificavano qualche pezzo della loro carne per guadagnarsi la sua eterna gratitudine. Nessuno denunciava nessuno, niente infortuni, niente denunce, niente cause. Una volta guariti i moncherini si tornava al lavoro e..."amici come prima".

Anni dopo, anche io sono andata a lavorare in fabbrica, ci sono stata cinque anni, in nero, in un'azienda che produceva e confezionava polveri cosmetiche. Otto ore al giorno si respirava talco e le mascherine te le dovevi comprare tu se non volevi farti venire un enfisema; di aspiratori nemmeno l'ombra, o meglio, i bocchettoni c'erano, tutto era predisposto all'apparenza, ma l'impianto non esisteva. Controlli dell'ASL? Certo! Uno all'anno, che cominciava con un giro del capannone e finiva nell'ufficio della "signora", sempre alla volemose bene. Volevi lavarti le mani? il sapone dovevi portartelo da casa. Volevi pulirti il culo quando andavi in bagno? La carta igienica te la compravi tu e dovevi nasconderla nel tuo armadietto custodendola come un bene prezioso, altrimenti i colleghi la usavono tutta.
Ma tornando alle dita, anche qui ho assistito alla triste perdita di un indice, strappato via dalla mano di un meccanico, mentre cercava di aggiustare un macchinario vetusto e decisamente non compatibile con le più basilari norme di sicurezza. Io stessa ho rischiato una falange sotto una pressa, ma.. ero in nero, erano i primi anni novanta e di lavoro non ce n'era e soprattutto ero giovane e stupida, quindi, la versione ufficiale in ospedale fu che avevo chiuso il dito nella portiera della mia auto.

Sono passati altri quindici anni e cosa è cambiato?


Quando girate per la città provate ad osservare gli operai che lavorano per strada o sulle impalcature, quanti di loro hanno le scarpe antinfortunistiche? quanti il caschetto giallo? quanti le imbragature a norma se devono stare in aria sospesi?

Prima non c'erano le Leggi, di conseguenza niente controlli e adesso? Le leggi ci sono ma nessuno controlla.

E allora domando nuovamente: cosa è cambiato?


venerdì 3 ottobre 2008

Direi che lei fa troppe storie! Lasciamo perdere

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----- Original Message -----
From: <*******@***.it>
To: <marketing@**************.it>
Sent: Friday, October 03, 2008 11:23 AM
Subject: R: Colloquio


Buongiorno,
mi dispiace dover annullare il nostro appuntamento di
lunedì, ma è sopraggiunto un imprevisto sul lavoro e non potrò essere
presente.
Se per lei non ci sono problemi potremmo rinviare l'incontro
a martedì o giovedì mattina.
Mi scuso ancora.
Cordiali saluti
**********
*****
______________________
Inviato il: 03/10/2008 11:34
A: <*******@***.it>
Cc:
Oggetto: Re: Colloquio


Direi che fa troppe storie! Lasciamo perdere.


Marketing/Presidenza

** ********* ********** S.R.L.
p.za Cinque Giornate * - 20129 Mi
tel. 02-54***** - fax 02-54*********
_____________________________________________________


Queste sono le e-mail con cui è saltato il colloquio per il settore marketing di una nota azienda che fornisce servizi internet professionali alle aziende! Con una rispostaccia così la mia prima reazione è di sconcerto, poi di delusione e infine di rabbia.
Per carità me ne farò una ragione - anche perchè se le premesse sono queste meglio aver perso subito l'occasione di approfondire i rapporti - sai che affare avrei fatto a lavorare con questa gente?
Ma questa mia considerazione non toglie e non cambia la situazione paradossale di noi precari:
siamo tenuti per il collo da datori di lavoro che ci sottopagano, nonostante ci facciano lavorare con criteri orari tutti loro per coprire le carenze di personale, siamo paralizzati dalla difficoltà tangibile di trovare tempo e modo di andare a fare colloqui con altri.
Quando parlo con amici e colleghi nella mia situazione mi vengono in mente quei documentari del National Geografic in cui fanno vedere dei pesci che si dibattono nel fango umido, quel che resta di un lago che fino a non molto tempo prima era pieno di vita!
Insomma, va a finire che mi identifico sia nel pesce che nel lago!
Trippi

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