Da un paio di giorni la sottoscritta e Chica mala fanno i numeri tutte le volte (e accade spesso) che incrociano un tizio con giacca blu e jeans attillati, corti da scampato a un’esondazione. Il pensiero corre subito a certi look anni 80 e non dico le risate a ricordare tailleur con spalline aerodinamiche, acconciature cotonate e improbabili calzature che si usavano allora. Il commento su ciuffo periferico, tailleur principe di galles e scarpette da tennis di Melanie Griffith in “Una donna in carriera” e certi look anni ’80 tra l’improponibile e l’inguardabile è automatico.
Certo care lettrici, di acqua sotto i ponti ne è passata da allora e di pari passo con la rivincita delle femmine nei confronti delle femministe, si sono accorciate le gonne, ridimensionate le giacche, scollate le camicette anche sul posto di lavoro (segno dei tempi che corrono, pochi giorni fa leggevo su La Repubblica delle Donne di una scrittrice sudamericana che si chiede se non abbiamo sbagliato tutto nel pretendere la parità e non si stava meglio finchè le donne stavano a casa e si facevamo mantenere, insomma se non siano tempi in cui ha la sua rivincita la Barbie!). Ma come i tempi si sono evoluti talmente in fretta che se mi volto indietro è già domani, così mi vengono in mente selezioni di lavoro in cui le candidate mi si presentavano in versione velina, e vabbè che si lavorava in tv, ma se devi lavorare dietro le quinte, aldilà della telecamera, il look dovrebbe essere funzionale all’efficienza e non all’apparenza.
Ma che potevo aspettarmi se chi selezionava con me le candidate (di sesso maschile ovviamente) puntualmente usciva con un “Cosa saresti disposta a fare pur di avere questo lavoro?” o un “qual è il tuo segno zodiacale?”.
Ora che lavoro per altre realtà, sulla carta ben più formali, da quando sui calendari è comparso il simbolo della primavera è tutto un pullulare di minigonne insieme con balconcini forniti e fioriti che spuntano da magliette e camicie che di istituzionale hanno ben poco!
Di certi nuovi modi di concepire le riunioni di lavoro (il meegnotting) avevo già parlato altrove, e li vi rimando, ma se i brain storming ora avvengono in discoteca il dress code va di pari passo e la segretaria si veste come la cubista!
Sul Corriere.it di oggi, secondo me ingenuamente, ci si chiede che peso abbiano avuto i personaggi di Sex and the city nell’influenzare i codici di abbigliamento italiani sul posto di lavoro, ma io mi chiedo piuttosto quale sia il ruolo di certa tv più o meno serale!
Se da un lato le dirigenti, ottenuto il posto di peso, indossano rigorosissimi tailleur e calze d’ordinanza persino in pieno agosto, come conferma uno studio del Wall street journal sulle 50 donne più potenti d’America dall’altro viene spontaneo chiedersi se l’abbiano sempre raggiunto con sistemi altrettanto rigorosi!
Approvo le società a profilo ecologico che invitano i propri dipendenti a vestirsi più casual per alleggerire il lavoro dei condizionatori d’aria ma spero che sempre più spesso il woman power sia dettato dalla personalità che da un bel personale!