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martedì 8 febbraio 2011

"Se non ti piace, la porta è quella!"

Se si ferma l'autotrasporto, si ferma il paese.

fonte foto

Lo sappiamo tutti, l'abbiamo provato più volte, in occasione degli scioperi dei camionisti, ricordate?
Queste le conseguenze di una scelta fatta anni fa, privilegiando il trasporto su gomma a quello su rotaia, in favore di una casa automoblistica cruccio e vanto del pelpaese!
Ci ritroviamo così, dopo anni di finanziamenti a pioggia, a parlare e polemizzare sul fatto che l'azienda di cui sopra, quella che ha condizionato corpo, anima e ossatura delle infrastrutture italiane, voglia, ora che le cose le vanno bene, modificare la struttura e l'anima del welfare nostrano e soprattutto levare le tende. E così tra un lancio di dichiarazioni macigno e mani che si nascondono, le idee a poco a poco passano, nel bradipismo mentale della nazione narcotizzata da altri imprenditori. E si perchè dagli oggi, dagli domani, un giorno dico e un giorno nego, la gente si abitua, si assuefà e trova normale il passaggio dalla dichiarazione allo stato di fatto. E in c**** lo stato di diritto, soprattutto il nostro di stato, che sulla carta, quella principale su cui si fonda, vede nel lavoro il proprio caposaldo.
Ma ormai di saldo non c'è niente, solo un paese allo sbando, in cui si cerca di salvaguardare il proprio senza un minimo di lungimiranza, di pensiero non dico a medio termine, ma neanche prossimo venturo.
Così mi viene da piangere quando leggo il dossier di Repubblica sui camionisti, sui tour de force (mai termine fu più calzante) degli autotrasportatori per la consegna in tempi accettabili dalla filiera che tiene sotto scacco e ricatto i propri dipendenti. In tempo di crisi il "padrone" diventa più forte in tutti i settori, può agitare l'arma del licenziamento anche in settori fortemente sindacalizzati come questo. "Se non ti piace vattene", "la porta è quella!", "fuori c'è la fila". La competizione tra lavoratori diventa estenuante, per la disponibilità di persone che hanno appena perso il lavoro in altri settori, persone che, non avendo niente da perdere si svendono e abbassano le "quotazioni". Così, sotto la minaccia della perdita di lavoro, i turni massacranti, viaggi senza soste se non per minime pause caffè, l'uso di "aiutini" che tengano svegli, diventano la norma.
Le conseguenze sono devastanti, non solo per i lavoratori, ma poichè queste persone usano le stesse strade destinate al pubblico, gli incidenti mortali aumentano, prevedibilmente.




Ci vorrebbe lungimiranza, certo, in tempi in cui si blocca il traffico delle città per il superamento della soglia dei PM 10, i cui danni vengono subiti, ironia, proprio da chi fa uso di mezzi pubblici, di chi sta fermo nelle attività ai bordi dei marciapiedi, gli ecoincentivi non riguardano le auto GPL o Metano, ma la sostituzione di vecchie auto a benzina con nuove auto a benzina. Lungimiranza, sembra quasi una parolaccia, un termine incomprensibile, ignoto, fattostà che non mi viene in mente un sinonimo.
Mentre rifletto sui danni dello stop dell'auto trasporto, lo stop del paese, mi chiedo quanto tempo impiegherà per completare il suo ciclo di involuzione, di autodistruzione.

2 commenti:

Danx ha detto...

Orco che video!!!!
Com'è poi finita?

Ai camion dev'essere riservata una corsia, fissa, sempre e solo quella. Zero sorpassi e controlli a tappeto su velocità e orari di viaggio.
Fare offerte vantaggiose alle aziende di trasporto per usare il treno e poi educare le masse al "km0" su più cose possibili!

Trippi ha detto...

ciao Danx, benvenuto! l'autista dell'auto travolta dal tir contromano è morto, come pure la figlia, di 17 mesi, che viaggiava con lui. Si è accertato che chi guidava il Tir era ubriaco.
http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=137672&sez=NORDEST

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