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mercoledì 13 ottobre 2010

Il collezionista di incarichi

fonte foto
A chi troppo e a chi niente, verrebbe da dire!
Ecco come si spiegano i risultati di certe indagini statistiche che danno in miglioramento l'occupazione.
Con i 32 incarichi ricoperti da una persona sola! E pazienza se Giovanni Pascone (ex magistrato TAR, consulente a Palazzo Chigi, etc etc) collezionista di incarichi e stakanov de noartri per ricoprire tutti questi ruoli avrebbe dovuto richiedere l'autorizzazione di chi gli pagava lo stipendio, è il fio da pagare in cambio dell'ubiquità. Ovunque tranne che nelle carte bollate.
«Sono stato giudice ordinario, magistrato del Tar, magistrato della Corte dei conti, consigliere parlamentare. Ho lavorato alla Banca d'Italia, al ministero dell'Interno e ho avuto tantissimi incarichi. Sono stato capo ufficio legislativo ai Lavori pubblici, consigliere giuridico di tutti i governi, di destra e sinistra».
Si vanta lui. Probabilmente ora che per una segnalazione è intervenuta la Corte dei Conti stimando un danno erariale di 2 milioni di euro, senza contare l'evasione fiscale che gli era già stata addebitata un paio di anni fa. Insomma il tanto di una manovrina di tutto rispetto per molti enti locali. Per il momento anzichè uno stipendio il nostro workaholic incassa un sequestro conservativo dei beni e per una volta con somma gioia e gaudio mi godo da spettatrice questa pioggerella fiscale che per una volta non cade sul bagnato, ma su un ben zappato orticello.

E scusate se non auguro buon lavoro

giovedì 19 giugno 2008

Le stampanti non sono classiste




Di Chica Mala

Questa mattina appena arrivo in ufficio mi ritrovo nel mezzo di un piccolo dramma:
la stampante non funziona.
Sia le mie colleghe che il dipendente della società presso cui prestiamo la nostra opera, hanno necessità impellente di stampare dei documenti quindi è già stato allertato il presidio help desk.

Il problema però era di facile risoluzione, era sufficiente avviare l’unico PC ancora spento, quello al quale è collegata la macchina “poco collaborativa”.

Voi vi domanderete: “ma che cavolo significa! Non è in rete la macchina?”
Eh no, cari miei, non lo è. La stampante è collegata “in locale” ad un solo PC che funge da pseudo-server degli altri tre.
Tutto ciò accade in una società di telecomunicazioni di ultimissima generazione, che precorre i tempi stupendo e sbaragliando la concorrenza in fatto di innovazione tecnologica (D’OH!).

A parte la divagazione velatamente polemica quando arriva il tecnico dell’help desk l’allarme è già rientrato, le stampe in coda si stanno pian piano materializzando ma, non pienamente soddisfatto dell’esito del tutto, il dipendente che lavora con noi volgari fornitori sentenzia: “è assurdo che per me non funzioni la stampante! Io sono un dipendente XYZ S.p.A.!!”

Forse il signore non sa che le macchine non sono razziste, non sono classiste, non discriminano precari, consulenti e affini e soprattutto, non leccano il culo a nessuno!








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