translate me

Visualizzazione post con etichetta professione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta professione. Mostra tutti i post

mercoledì 13 maggio 2009

Lavoro e Social network: Linkedin & Co

fonte foto


di Trippi

Che i social network siano diventati un posto dove se non ci sei non esisti l'ho capito quando un mio collega mi ha spiegato che su facebook ci sono pure le mamme (ultracinquantenni) dei suoi amici (trentenni).

Se penso alla mia, che ha seri problemi a leggere un messaggio senza cancellarlo, mi scappa da ridere. Ma fuor di problemi senili, la verità è che i social network possono essere un ottimo posto per stare in contatto, per vendere (provate ad aprire un profilo twitter e capirete di cosa vi parlo) e per VENDERSI!

Ed ecco che, mentre sul mio profilo facebook posso permettermi di "cazzeggiare", linkare post e filmati divertenti sui social network professionali non passa niente della mia dimensione privata!
Su Linkedin, infatti, non c'è alcun riferimento alla mia attività di blogger, proprio perchè lo considero una sorta di biglietto da visita sulle mie esperienze passate, un punto di contatto per chi è interessato a collaborare e per chi in futuro desideri assumermi per nuovi lavori.

In linea di massima, sui social network uso il doppio binario del nome reale e del mio nome virtuale, quello con cui ho iniziato a chattare e a fare viral marketing e web infiltration nel 2000. Un nick name che mi è stato affibbiato all'università e mi trascino ancora adesso. In facebook il profilo Trippi è aperto a tutti, quello con il mio nome e cognome è blindatissimo. Posso contattare "gli amici" solo io, anche utilizzando il motore di ricerca il "find friends" non compaio. Ho suddiviso i contatti in base alla confidenza che ho con ciascuno e concedo diversi accessi alla mia vita privata, alle mie foto e tutto il resto.
Dal profilo facebook sono esclusi TUTTI i colleghi dei lavoro attuale, sono ammessi alcuni di quelli precedenti, quelli con cui ho sviluppato un determinato feeling. Persone con le quali mi fa piacere bere un caffè, fare un aperitivo o una cena!
Mi stupisco a volte di vedere le foto dei figli piccolissimi di persone con cui ho collaborato, fior di professionisti con in bocca la trombetta, le ciabatte o una pancetta strabordante, l'occhio segnato da qualche bicchiere di troppo.

Mi viene in mente l'impiegata licenziata perchè si era connessa a facebook nonostante fosse a casa in malattia. Ma mi chiedo quanto siano più professionali i dirigenti o i manager che si sono dati una patina azzimata sul lavoro e poi "svaccano" sui social network?!

Un Product manager scrisse a un conoscente comune che si era proposto come consulente per la sua azienda "come faccio ad assumerti se hai appena pubblicato su FB un filmato in cui giochi con i tuoi capezzoli mentre ammicchi alla telecamera mordicchiandoti il labbro inferiore e leccando quello superiore?".

Grasse risate da parte di tutti, il product manager spiegò che si trattava solo di una battuta, ma al consulente temo sia rimasto il dubbio, annidato li, tra il cervelletto e la parete cranica.

giovedì 19 giugno 2008

Lobbista, è donna


Di Trippi

Altro che stanze dei bottoni fumose per i sigari, le anticamere di un tempo (in inglese lobby) ora sono corredate con belle signore che dell’arte della persuasione hanno fatto mestiere. Si scopre così che il mondo delle relazioni esterne e delle comunicazioni istituzionali profuma di donne che lavorano per stipendi normali intorno alle14 ore al giorno. Si inizia con 1200 euro netti al mese, ma si fa carriera in fretta con il giusto talento si può arrivare a compensi nell’ordine dei 200 mila euro l’anno! Il rischio è il solito, vista la necessità di essere disponibili anche agli orari più assurdi, perché bisogna seguire il funzionario giusto con il look giusto sia sul campo da golf che al vernissage, che la propria professionalità venga scambiata per “disponibilità”.
Le Mrs Lobby, in un ambiente in cui la puzza di sigaro alla fin fine è predominante, possono giocare sul filo delle capacità di persuasione e organizzative tipicamente femminili.
Diamo un po’ di numeri:
a Washington ci sono 35 mila lobbisti (sono schedati in tutti i sensi, infatti devono dichiarare sia quanto guadagnano che clienti e politici incontrati).
A Bruxelles 15mila.
In Italia dovrebbero esserci un migliaio di lobbisti, ma nel paese degli ordini e degli albi in questo caso non esiste l’obbligo di registrazione o una regolamentazione di alcun tipo.

Un esempio di azione di lobbyng che ci tocca da vicino? Vi ricordate il disegno di legge dello scorso anno sull’obbligo di registrazione come testata anche per i blog, quello per cui i blogger sarebbero stati equiparati agli editori ? Non arivò in parlamento per l’intervento lobbistico che scatenò il popolo internet!! Me per prima!

Bookmark and Share
Blog Widget by LinkWithin