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sabato 28 marzo 2009

Il mito del lavoro perduto


di Trippi


Capita anche a voi di frequentare maggiormente gli ex colleghi che quelli attuali?


Non so se è una sindrome da eterni insoddisfatti quella che puntualmente affligge me e molti dei miei amici oltre che, appunto, ex colleghi. Spesso così mi ritrovo al telefono con un mio carissimo amico nonchè ex collega dei tempi "del sole". Il sole in questo caso è proprio da prendere alla lettera, perchè l'azienda per cui lavoravamo forniva servizi e dipendenti alla nota casa editrice. I tempi "del sole" nei nostri discorsi e ricordi finiscono con rientrare nel mito. Una specie di Eldorado lavorativo in cui potevamo sfogare la nostra creatività e diciamocela tutta, anche la nostra cattiveria in incontri nebulosi nella zona caffè aziendale alle 5.30 del mattino, con colazione e pettegolezzi.

La verità è che nonostante abbia un ottimo ricordo di quel lavoro e sia ancora in ottimi rapporti con moltissimi colleghi di quei tempi, le condizioni lavorative e lo stipendio non erano affatto idilliache. Altrimenti non l'avremmo lasciato tutti, o quasi, ma saremmo ancora li, ancorati al pavimento e all'edificio.
La sindrome dev'essere contagiosa però, perchè anche nelle aziende per cui sono andata a lavorare in seguito io e i miei nuovi colleghi e amici agognavamo il passaggio a nuovi progetti e programmi salvo poi rimpiangere la posizione precedente! La verità forse, è che in ogni lavoro e posizione ci sono lati positivi e negativi. Così finchè li occupiamo tendiamo a vedere il peggio e solo dopo averli lasciati, comiciamo a invertire il peso specifico di quello che ci piaceva o detestavamo.
Eterni insoddisfatti, cultori del bicchiere mezzo pieno ci maceriamo su straordinari pesantissimi che anni dopo diventano "occasioni per aumentare lo stipendio", posizioni poco qualificate che poi si trasformano in "lavori che ti permettono di staccare la spina appena terminate le tue 8 ore", etc etc..

Ecco perchè questa volta non voglio cadere nella trappola e dichiararlo apertamente, metterlo nero su bianco: il lavoro che faccio adesso mi piace!

venerdì 27 marzo 2009

L'altra faccia della medaglia

Di Chica Mala
Al contrario di Trippi che, vivaddio, ha finalmente trovato il suo posto al sole (strameritato e consono al suo valore), io negli ultimi cinque mesi sono scesa all'inferno, ho fatto una partita a scacchi con il signore delle tenebre e ora, pian piano, sto provando a tornare alla luce arrampicata ad una scaletta a pioli marcia e tarlata.
Dopo anni di TEMPO INDETERMINATO, costellati da incarichi di tutto rispetto, con abbondante spazio per il cazzeggio tipico da ufficio grazie a internet a disposizione per i più svariati scopi ludici e, alle interminabili e pressochè illimitate pause caffè, mi sono ritrovata a "spasso" nel giro di pochi minuti.
Letteralmente in mezzo a una strada! licenziata in tronco per giusta causa (o giustificato motivo) a causa di motivi futili quanto imbarazzanti, quelli che di solito vengono usati per eliminare una persona scomoda come lo ero io. Ma non divaghiamo, tanto questa è una storia alla quale solo il Tribunale del Lavoro potra appore il giusto sigillo, torniamo ai fatti.
Dicevamo... in mezzo a una strada nella vera accezione del termine, era fine novembre e faceva freddo, quel giorno nevicava anche, le lacrime di rabbia mi si gelavano sulla faccia e intanto pensavo - "adesso che cazzo faccio?"-
L'impellente necessita di un posto di lavoro, la consapevolezza che ero indiscutibilmente senza una fonte di sostentamento mi hanno portato in giro per agenzie interinali o di somminstrazione (chiamatele come vi pare).
Dopo una settimana iniziavo un corso FORMATEMP per imparare a lavorare in un call center e, dopo 13 giorni, alla vigilia di Natale, mi ritrovavo con un contratto di due mesi e mezzo e al primo giorno in "cuffia", pronta a dare assistenza telefonica ai clienti di una grossa compagnia telefonica.
Finita l'era di Eldorado, basta internet, basta pause selvagge, addio libertà; benvenuta rigidità, buon inizio di una nuova vita lavorativa, fatta di tempi ristretti, target da rispettare e piccoli kapò in erba con il fiato sul collo a ricordarti ogni minuto di usare cortesia, qualità e competenza, il tutto il 200 secondi!
Scioccati? Io no! per niente! Ho scoperto che non mi interessa essere leader, non ho bisogno di far vedere agli altri quanto valgo, lo so già e tutto va da se. Le regole ferree non mi pesano anzi, per me è una sfida tutti i giorni, come quando fai il bartezzaghi e non lo riesci a finire e non molli fino a che non hai trovato fino all'ultima definizione. E i turni? Manna dal cielo per me che ho sempre fatto novedicottodallunedialvenerdi, adesso gestisco il mio tempo in maniera completamente diversa e tutto ciò mi piace. Quando hai finito il tuo turno poi, ti togli la cuffia, spegni il pc e una volta fuori dal palazzo ti dimentichi di tutto quello che hai fatto nelle ore precedenti.
L'unico cruccio, paura che ti accompagna costantemente è l'avvicinarsi della fine del contratto ma, come dicevo prima, quando sei consapevole che il peso specifico del tuo cervello e lievemente superiore a quello di una stella marina finisci per non preoccupartene.
Ora, l'azienda presso la quale ero a somministrazione si è offerta di impiegarmi direttamente alle sue dipendenze, certo, sempre a tempo determinato, solo sei mesi di respiro ma su quella scaletta, nonostante i suoi milioni di pioli e malgrado la sua precareità continuo ad aggrapparmi con tutte le forze a disposizione.
E poi! vogliamo parlare della cosa più importante? I tanto sospirati, anelati, desiderati BUONI PASTO! Miraggio di una vita che diventa realtà.......
Ora però torno seria per un istante e provo a cosiderare quanto, nella jattura più nera e in piena crisi economica, sia stata fortunata nel trovare un'azienda disposta ad investire sulle persone. Per la prima volta nella mia vita lavorativa (si si, precaria lo so, non me lo ricordate..) credo nell'esistenza della meritocrazia.
Il bicchiere oggi è mezzo pieno.


Se Dio esiste speriamo stia dalla mia parte ancora un pò!


di Trippi
Lo scorso ottobre ho ottenuto il primo contratto a tempo indeterminato della mia vita! Nel periodo più buio, quello della crisi economico finanziaria mondiale, non dico mia personale perchè quella dura da un pezzo, mi offrono un lavoro come Content manager in una società che vende prodotti e servizi su internet e mobile. Un impiego che mi è piovuto in testa così, inaspettato, quando ormai non ci pensavo neanche più. Erano passati mesi da quando avevo sostenuto il primo colloquio, a maggio dello scorso anno. Così quando, a settembre 2008, mi chiamarono per sostenere il secondo e propormi questa posizione non riuscivo a crederci. A ottobre ho interrotto senza pensarci neanche un attimo le mie collaborazioni con due grosse compagnie telefoniche nazionali, per una facevo la blogger del loro portale (quanto mi piaceva!!), nell'altra occupavo una posizione nel punto più basso dell'edificio, in senso letterale! Infatti per sbarcare il lunario non ho esitato a fare la hostess (uso il termine perchè fa figo, facevo la receptionist-centralinista) nella sede principale.
Insomma i miei ultimi anni e mezzo, come vi ho già raccontato, mi hanno portato dalle stelle alle stalle, ma con l'affitto e le spese fisse da pagare avevo poco da fare la schizzinosa: lezioni in università, telemarketing per una società immobiliare, scrittura per internet e filtro ingressi per me pari erano!
Gli impegni e il monte ore erano diventati talmente pesanti e paralizzanti da non lasciarmi il tempo non dico di cercare un altro lavoro, ma proprio di andare fisicamente a fare i colloqui.
L'ho già detto altre volte, mi sentivo come intorpidita e, lato peggiore, non vedevo via d'uscita.
Ora, con il nuovo lavoro non posso dire siano state subito rose e fiori, a volte mi viene il dubbio che il mio capo avesse sottovalutato l'entità della crisi in arrivo e due giorni dopo la mia assunzione si fosse pentito di avermi assunta. Ma lui aveva un bel paracadute il mio contratto prevedeva 3 mesi di prova! Dunque in quel periodo poteva lasciarmi a casa in qualsiasi momento senza dovermi neanche dare una spiegazione. Non vi dico il mio stato emotivo in quei 60 giorni. Ho capito cosa si intenda con spada di Damocle sulla testa.. dopo un mese mi dice che forse si è sbagliato, che gli do l'impressione di essere sommersa dal lavoro e di stare per soffocare. Allora che fai? Se già sei una che sul lavoro non si risparmia, duplichi gli sforzi e speri di sopravvivere per gli altri due mesi, allora lui ti dice che se fossi in grado di fare il tuo lavoro non dovresti protrarre l'orario oltre il necessario, ma allora com'è che lui poi salta la pausa pranzo per finire il suo?
Ha esagerato, mangi la foglia, cambi atteggiamento e fai la faccia dura. Ti ispiri alla tua scena preferita in Dirty dancing quando Johnny Castle (Patrick Swayze) dice che non si può mettere Baby in un angolo e glielo fai capire. Non ti chiamerai Baby (per fortuna), ma in un angolo non ti fai mettere da nessuno! Si hai avuto un pò di difficoltà negli ultimi anni, ma gli assicuri che al prezzo che ti paga ha preso una professionista con i fiocchi e non se ne pentirà! Riacquisti fiducia in te stessa e cominci a dimostrare che è proprio così!
Il conto alla rovescia smetti di farlo, perchè tanto l'azienda è piccola e se tu non sai fare il tuo lavoro rischia di andare a rotoli e ti ritroveresti con il sedere per terra comunque! Riacquisti la lucidità neccessaria e sai che se sei sopravvissuta altre volte puoi farcela nuovamente. Guardi indietro e davanti con tranquillità e ti godi il primo lavoro decente capitatoti negli ultimi due anni!
Tutto questo per dirvi che anche nel periodo di crisi più nera, una speranza c'è sempre e la capacità di reagire dobbiamo trovarla dentro di noi!
Ora il carico si è ridimensionato tantissimo, un pò perchè forse ho imparato a gestirlo, un pò perchè al momento sono calati gli investimenti, so che è una situazione temporanea e ho più situazioni in stand by di quanto sia consigliabile averne.
Vedo l'onda di marea che lascia scoperto il fondale, so che preannuncia lo tsunami non posso fare altro che mettere un salvagente, aggrapparmi a qualche struttura solida e aspettare che arrivi.
E sperare, se Dio esiste che continui a stare dalla mia parte!

venerdì 28 novembre 2008

La moltiplicazione dei pani e dei pesci


COME ORGANIZZARE IL LAVORO SU TURNI - DA 3 DIPENDENTI OTTENERE IL RISULTATO DI 4

Oggi parliamo, anche se in termini marginali, di un altro argomento che mi sta particolarmente a cuore: l'organizzazione del lavoro su turni.

Proviamo a partire da qui:

I TURNI DI LAVORO DEVONO ESSERE COMUNICATI CON CONGRUO ANTICIPO – Per consentire ai dipendenti la programmazione del tempo libero (Cassazione Sezione Lavoro n. 12962 del 21 maggio 2008, Pres. Senese, Rel. Stile).

Se il mondo del lavoro fosse perfetto, una sentenza della Cassazione, sarebbe sufficiente per riaffermare i diritti di un turnista; la realtà purtroppo è differente.
Quando il costo del lavoro diventa insostenibile per un'azienda, l'imprenditore decide di ottimizzare le risorse a sua disposizione pianificando l'avvicendamento dei suoi dipendenti con modalità estemporanee. Per fare un esempio, se si rende necessario coprire 24 ore di lavoro su 7 giorni a settimana e si hanno a disposizione 3 unità non sarà mai possibile, con 8 ore di lavoro al giorno cadauno, farli riposare, le soluzioni che si prospettano sono 2 -
  • Assumere una quarta persona, in modo tale da poter gestire i riposi spettanti a tutti;
  • Allungare l'orario di lavoro da 8 a 12 ore così da poter gestire i riposi di 3 persone e risparmiare quindi in termini di costi.

Nella stragrande maggioranza dei casi, le aziende medio-piccole optano per il secondo caso. E' la strada più rischiosa ma, paradossalmente, si è più predisposti a rischiare sanzioni e vertenze piuttosto che vedere sfumare margini (seppur esigui) di guadagno.

Questo modus operandi porta ad un altro problema, l'alto tasso di malattia, o meglio, il dipendente, sottoposto a stress visto il carico di ore lavorate si ammala molto più che il dipendente con orari fissi. La reazione a catena ormai è innescata. Per coprire il turno di un collega malato gli altri due sono costretti a lavorare ininterrottamente fino al rientro del mutuato. E prevedibile a questo punto, che presto anche i due sani si ammaleranno, (se intenzionalmente o meno, non sta a me giudicarlo). Cominceranno a lamentarsi per il carico di ore e per i riposi che non possono godere, inizieranno a soffrire del fatto che la loro qualità di vita in termini privati ha raggiunto livelli inumani e cercheranno con ogni mezzo di ritagliarsi quegli spazi che spettano loro di diritto ma dei quali non possono usufruire. Fattostà che a questo punto, per tutelarsi e per evitare che gli impiegati diano forfait uno degli strumenti utilizzato sovente dal datore di lavoro è la pianificazione dei turni con scarso preavviso. Alcuni pianificano settimanalmente, altri ogni tre giorni, altri ancora addirittura oggi per domani.

Il beneficio tratto dall'imprenditore "illuminato" è quello di tenere sempre in scacco il dipendente, mantenendolo in regime di eterna reperibilità.

Non mi piace parlare con cognizione di causa, non è mia abitudine raccontare di cose che non ho visto ma delle quali ho solo sentito parlare. Sono testimone oculare di questa speculazione perpetrata ai danni di persone che hanno bisogno di lavorare, per due lunghi anni ho organizzato piani di lavoro con direttive impartite da un'azienda senza scrupoli, che sfrutta la gente e la priva di tutti quei privilegi che un cittadino italiano, onesto e produttivo si merita.

Perchè il Legislatore, l'Esecutivo e la Magistratura sono immobili davanti a fenomeni di questo genere? Perchè, dobbiamo, pur di guadagnare qualcosa, subire "regole" medievali, da servi della gleba?

Non venite a dire che è colpa della recessione, sono tutte cazzate! la colpa è nostra, di tutti noi. E' la nostra paura, che si chiami "mutuo da pagare" o "tasse scolastiche dei figli" o "frigorifero da cambiare" si tramuta nell'orrore di una vita fatta di soprusi e insoddisfazione.



Arbeit Macht Frei

Di Chica Mala






Si! il lavoro rende liberi.



Il lavoro ti da la possibilità di guadagnare soldi che poi il sabato potrai andare a spendere allegramente con la tua famigliola da "Mulino Bianco" al centro commerciale.



Il lavoro ti dona un'identità, fa sapere al mondo che tu SEI, produci, e lo fai felice di dare un contributo alla società.




Il lavoro ti rende parte di un gruppo, tu sei l'azienda e l'azienda sei tu, insieme percorrete un cammino fatto di gioie e dolori, uniti, fedeli e grati luno all'altra.




Ma quando mai!!




Lo stipendio basta a malapena per fare la spesa al discount e per pagare luce, gas e telefono. Se ti si caria un dente sei finito! se ti si spacca la macchina sono lacrime amare, se ti si rompe la caldaia ti aspetta un inverno di docce gelate.




Identità? non sei nessuno! sei un numero di matricola una "risorsa", l'azienda non sa nemmeno chi sei. La "premiata ditta" ti liscia il pelo quando ha bisogno del tuo operato ma quando diventi una ciabatta vecchia e scomoda ti da un calcio nel culo e, buonanotte fiorellino!




Piacere a tutti, mi chiamo Stefania e ho 36 anni. lavoro da una vita e ho fatto di tutto per portare a casa la pagnotta tutti i mesi da quando ho finito di studiare (poco per la verita'). Mio padre mi ha insegnato che il lavoro è sacro e questo principio per lui doveva sempre essere in cima alla scala di valori, io ci ho creduto, perchè un uomo buono e saggio come lui non avrebbe mai potuto sbagliare.




Ma non divaghiamo...dicevo, sono Stefania e ho 36 anni, single e vivo a Milano. Sono un operaia di 4 livello CCNL multiservizi, il mio contratto di lavoro al punto 4 dice:


ella è inquadrata come operaia al IV livello della classificazione del personale del CCNL citato. la Sua qualifica sarà quella di addetta al controllo degli accessi ed alla verifica dei relativi documenti, nonchè di addetta al controllo degli accessi ed alla custodia in edifici privati e pubblici, facendo esplicito richiamo all'accordo del 3 dicembre 2003, allegato al CCNL su indicato. La qualifica assegnataLe implica lo svolgimento di più mansioni connesse tra loro che riassumiamo, anche se in modo non esaustivo, nelle seguenti: reception, custodia, centralino telefonico, smistamento posta, accoglienza visitatori e portierato, servizio informazioni. Sempre nella logica di offrire massime garanzie alla committenza Ella provvederà al rilevamento dei visitatori avvalendosi, se del caso, di un apposito sistema informatico predisposto dalla scrivente e fornito dalla committenza. Oltre a quanto si qui detto devono ritenersi comprese nei suoi compiti tutte le altre azioni qui non elencate, confacenti al Suo livello di inquadramento, che risultino necessarie ed opportune per il miglio andamento del servizio affidato e per l'interesse dell'azienda. L'azienda si riserva la facoltà di modificare, per esigenze tecnico organizzative la sua qualifica e dunque le mansioni ad ella affidate nell'ambito delle previsioni del CCNL applicato con riferimento al medesimo livello di inquadramento, ivi ricomprese, per esemplificazione quella di pulitore addetto al lavaggio (....), addetta al riassetto e al rigovernamento dei locali, addetta al facchinaggio (....)


Ella potrà operare in stretta sinergia con un Istituto di Vigilanza al quale sarà collegata con specifiche apparecchiature. Al fine di identificare la Sua appartenenza alla nostra società Ella dovrà indossare la divisa di servizio che dovrà essere sempre portata in perfetto ordine e nella sua completezza.




Ebbene si! Esiste un contratto del genere. Ci avreste mai creduto? Non ci credevo nemmeno io ma è così e anche il mio rappresentante sindacale mi conferma che è tutto legale, o quanto meno al limite della legalità.




Ciò che fa vacillare i miei capisaldi però, non è questo, bensì il fatto che da anni ,sulla carta, le mie mansioni sono di basso profilo ma la mia azienda mi affida (affidava) compiti di ben altro concetto.






  • Come può un operaia di 4 livello, predisporre i turni di 20 e più persone, auto-approvarseli e renderli noti ai colleghi?


  • Come può un'operaia di 4 livello, approvare e autorizzare ferie e permessi?


  • Come può un'operaia di 4 livello, essere utilizzata come referente tra la società e l'azienda committente e inviare comunicazioni ufficiali all'una e all'altra compagine?


  • Come può un'operaia di quarto livello elaborare report e tabulati utilizzando le sue conoscenze informatiche (non certo da operaia), per l'ottimizzazione del servizio svolto?


  • Come può un'operaia di 4 livello, essere individuata quale responsabile e coordinatrice delle attività di altre persone?


Ve lo dico io come: con una nomina ufficiale, con il giusto inquadramento contrattuale e con uno stipendio adeguato.

Mi ripeto per l'ennesima volta: mi chiamo Stefania, ho 36 anni, operaia e guadagno 1.188,00 euro lorde al mese.




E' un dolore per me offendere la memoria di mio padre, indefesso lavoratore e aziendalista fino alla fine ma, non ci credo più.


La logica del profitto ha reso noi lavoratori carne da macello. Esigere rispetto è diritto insindacabile del più forte, privilegio della classe dirigente, nessun paria può ribellarsi a questa consuetudine radicata. la pena per chi esce dal sistema è la punizione esemplare, che sia un monito per tutti!




giovedì 27 novembre 2008

La sospensione cautelativa

Di Chica Mala

(...) Ai sensi e per gli effetti dell'art. 49 del CCNL applicato, attesa la gravità dell'accaduto, Lei viene sospesa cautelativamente dalla prestazione per sei giorni con effetto di cessazione del Suo stato di malattia. In tale periodo, Le verrà corrisposta regolarmente la retribuzione.
Distinti saluti.
"La Società"

A seguito di una discussione telefonica con una collega, avvenuta peraltro su un dispositivo mobile di proprietà della sanzionata, la lavoratrice viene messa in regime di sospensione cautelare.

In parole povere, il datore di lavoro ha facoltà unilaterale di di allontanare dall'azienda - per il tempo strettamente necessario - il lavoratore durante il procedimento disciplinare, nel caso in cui i fatti addebitati, ed ancora da accertare, siano di gravità tale da non consentire la prosecuzione neanche provvisoria del rapporto, ovvero nel caso in cui la presenza in azienda del lavoratore possa costituire fondato pericolo di possibili ulteriori turbamenti.

Orbene. la lavoratrice, dopo aver depositato insieme al suo rappresentante sindacale le controdeduzioni ed esauriti i sei giorni del provvedimento, torna a lavorare come da lettera consegnata a mano:

"La società" nella persona del suo rapp.te legale, nel confermare che Ella potrà riprendere regolare servizio al termine del periodo di sospensione disposto con lettera del (....), dispone che, in attesa delle definizioni che saranno prese in ordine al procedimento disciplinare che La riguarda, tale servizio dovra' essere svolto presso la sede della (....) con orario di lavoro (....)
timbro e firma

Non sono certo una cultrice della materia ma, ho provato a documentarmi e ci sono alcune cose che non mi tornano:

  • è da escludersi che la sospensione abbia natura di sanzione disciplinare, onde l'applicazione della sospensione non deve essere preceduta dalla procedura di cui all'art. 7 dello Statuto, il che - del resto - è abbastanza ovvio, posto che la sospensione ha la specifica funzione di evitare la presenza del lavoratore in azienda per il tempo necessario all'esaurimento della procedura, onde del tutto illogico sarebbe pretendere l'adozione di una procedura disciplinare per la stessa applicazione della sospensione. Per questo tipo di sospensione l'applicazione va in genere sempre inserita nell'ambito di una procedura disciplinare, per cui nessun provvedimento del genere può essere adottato nei confronti del lavoratore, se questi non sia stato sottoposto ad un procedimento disciplinare.

E da qui deduco che l'istituto della sospensione cautelare sia stato utilizzato per raccogliere tutte le informazioni necessarie per mettere in atto il provvedimento disciplinare vero e proprio che, ovviamente non può e non deve essere questo ma ben altro.

  • La sospensione cautelare c.d. propedeutica o funzionale all’esercizio del potere disciplinare non può che essere adottata in via strettamente strumentale ad un possibile futuro licenziamento, onde la sospensione cautelare non potrà mai essere applicata, non solo in assenza di contestazione degli addebiti, ma anche ove gli addebiti contestati non siano comunque suscettibili di condurre al licenziamento, atteso che può essere tutelata l'esigenza aziendale di allontanare il dipendente - teoricamente passibile di licenziamento - ma non può certo, tramite la sospensione cautelare, essere tutelata ogni e qualsiasi esigenza di sospendere immediatamente il rapporto

Si suppone leggendo il paragrafo sopra, che il fine ultimo è il licenziamento della dipendente. Ma, è possibile che una discussione seppur animata possa dare al datore di lavoro questo potere? Inoltre, perchè far tornare al lavoro la dipendente se la procedura non è ancora conclusa? Peraltro mettendola in una stanza con solo una sedia, una scrivania, un telefono, un bloc notes e quattro penne biro? ma...

  • la Suprema Corte (6), si esprime in tal senso: "la sospensione cautelare del lavoratore sottoposto a procedimento disciplinare o penale, se non prevista dalla legge o dalla contrattazione collettiva, può essere applicata dal datore di lavoro nell'esercizio del suo potere direttivo, solo nel senso che egli può rinunciare ad avvalersi delle prestazioni del lavoratore stesso, ferma peraltro la sua obbligazione di corrispondere la retribuzione in relazione al perdurante rapporto di lavoro, laddove, invece, se normativamente o convenzionalmente prevista, può legittimare - oltre alla sospensione dell'attività lavorativa - anche quella della controprestazione retributiva, se espressamente contemplata. La relativa durata è limitata al tempo occorrente per lo svolgimento della procedura cui la sospensione accede e la sua efficacia è destinata ad esaurirsi non appena tale procedura sia ultimata, con l'ulteriore conseguenza che, se interviene il licenziamento del lavoratore, il rapporto deve considerarsi risolto retroattivamente ossia alla data di sospensione cautelare del dipendente, mentre se non interviene alcun licenziamento, il rapporto riprende il suo corso dal momento in cui le relative obbligazioni sono rimaste sospese, salvo il risarcimento del danno, ove sia ravvisabile altresì violazione degli obblighi di correttezza e lealtà, ovvero per lesione del diritto del lavoratore a svolgere la sua attività lavorativa con i conseguenti riflessi professionali"(così Cass. sez. un. n. 3319/1986).

Diciamo, in termini del tutto ipotetici, che domani sia l'ultimo giorno utile per la chiusura della procedura. la dipendente ha ripreso la sua attività lavorativa, seppur in totale isolamento già da due giorni. Si deve aspettare una lettera di licenziamento retroattiva, cioè con la data di 15 giorni fa?

Forse ho capito male, ma da quello che ho letto sembra proprio di si.

Di certo sarà l'organo competente, a tempo debito, colui che giudicherà la legittimità di tutta questa storia, naturalmente vagliando tutti gli aspetti contrattuali che qui non sono stati esposti per brevità, sta di fatto che, e questo è un parere del tutto personale, il mondo del lavoro è diventato una savana piena di sciacalli pronti ad avventarsi sulle carcasse dei lavoratori, sempre più vessati, sempre più oppressi.



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