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domenica 30 maggio 2010

Quando nella scatola cinese


Quando nel perverso meccanismo di "scatole cinesi" rimangono incastrati 480 lavoratori che si vedono togliere l'aria, o meglio lo stipendio, allora non si può fare finta di niente.

Sto parlando di Vide On Line 2 (Vol2), call center di Cagliari ennesima vittima della mala gestione di imprenditori con pochi scrupoli. La società, travolta dal fallimento della holding Libeccio, facente capo al gruppo OMEGA (la stessa di Eutelia e Phone-media per intenderci) continua mietere vittime se così si può dire.

Tutta la solidarietà e l'appoggio vanno ai colleghi sardi e ai loro rappresentanti sindacali che stanno portando avanti con grande dignità la lotta per il diritto al lavoro e al salario.

Mi scuseranno se non sono ben documentata sulle loro vicende che seguo principalmente dal loro gruppo su Facebook , ma il mio è semplicemente un modo per dare loro, nel piccolo del nostro blog ancora più visibilità.

Forza ragazzi!!








mercoledì 27 maggio 2009

ch'aggia fa pe campa' 3 (la uappa)

Di Chica Mala

Chica: "Buongiorno, sono Chica, come posso aiutarla?"

Cliente: "LA UAPPA ME MAGNA LI SORD' !!"

Chica: "Signora, non ho capito, può ripetere per favore?"

Cliente: "LI SORD' SIGNORI'! LA UAPPA ME LI MAGNA TUTT!"

Chica: "Continuo a non capire, mi spieghi bene, cosa sta succedendo?"

(passano 8 minuti, durante i quali le spiegazioni deliranti non portano a niente. intanto faccio un controllo dagli applicativi)

Cliente: "SIGNORI' CHE, M'HA PRESO PER IGNORANTE? E' TRE ORE CHE GLIELO DICO.. LA UAPPA MI HA CONSUMATO TUTT' LI SORD' DELLA SCHEDA. ME-LA-DE-VE-TO-GLIE-RE!"

Chica: "Signora, non mi permetterei mai, semplicemente stavo trovando un modo per poter risolvere il suo problema.." (forse ho capito!)

Cliente: "VABBUO', ALLORA ME LA TOLGA, PECCHE' IO NUN VOGLIO CCHIU' PAGA'"

Chica: "Perfetto! Provvedo subito ad intervenire sulla sua scheda..vedrà che le connessioni wap non partiranno più dal suo cellulare e non le scaleranno il credito residuo. Grazie per aver chiamato, buona giornata."

CHICA POLIGLOTTA!

martedì 26 maggio 2009

ch'aggia fa pe campa' 2 (morire per una promo)

Di Chica Mala



Chica: " Buogiorno, sono Chica, in cosa posso aiutarla?"

Cliente: " Riattivami subito la promozione per chiamare la mia fidanzata altrimenti mi ammazza"

Chica: " La sua promo è in corso di attivazione, deve attendere il messaggio di conferma che le arriverà entro le 24 ore"

Cliente: "allora non hai capito! E' questione di vita o di morte...."

Chica: "Sono desolata ma non posso farci niente, deve semplicemente avere pazienza"

Cliente: "Senti un pò Chica, ma tu ce l'hai FEISBUC?"

Chica: "no"

Cliente: "ma quanti anni hai scusa?"

Chica: "51"

Cliente: "Vabbè metto giù, prima che mi si ammosci l'uccello...tu-tu-tu-tu....."

NO COMMENT


lunedì 25 maggio 2009

ch'aggia fa pe campa'

Di Chica Mala

Chica: "Buongiorno, sono Chica, in cosa posso esserle utile?"

Cliente: "Adesso vengo li e te lo metto nel c**o!"

Chica: "(silenzio)"

Cliente: " Hai capito cosa ti ho detto?"

Chica: " Si, si ho capito, ma guardi che io sono un uomo..."

Cliente: "Non è vero! Hai la voce da donna"

Chica: " Si è vero, ma in realtà sono un travestito, sono gli ormoni che mi fanno cambiare il timbro della voce. Comunque il pendolo ce l'ho anch'io, se vuoi te lo metto io nel c**o. Scommetto che il mio è più grosso!"

Cliente: "tu-tu-tu-tu......"

Scusate ma, quando ci vuole ci vuole! va bene lavorare, va bene la cortesia, ma c'è un limite a tutto no?

mercoledì 20 maggio 2009

hai complilato il permesso per recarti al cesso?

Di Chica Mala (fonte)

La dignità del lavoratore, faticosamente acquisita negli anni, è proprio il caso di dirlo "l'hanno buttata nel cesso!".

A Sulmona, nello stabilimento della Magneti Marelli per assentarsi anche brevemente dalla propria postazione è necessario compilare un modulo che ovviamente ha valore solo se siglato dal capo officina.

L'azienda spiega molto pazientemente agli operai l'utilità di questa procedura; infatti l'assenza dal proprio posto va a compromettere gravemente tutta l'attività produttiva e proprio per questo si rende necessario arginare il fenomeno dilagante della capatina al bagno. I cattivi lavoratori, sempre pronti ad approfittarsi della magnanimità dei superiori non perdono occasione per andare a svuotarsi la vescica, un atto decisamente deplorevole, visto e considerato che "il padrone della filanda" assicura lo stipendio e il conseguente benessere economico dell'ingrato "Cipputi".

Da ciò che ho letto, risulta che quest'azienda è ormai da quasi dieci anni beneficiaria dell'istituto della cassa integrazione, al centro di polemiche per l'utilizzo indiscriminato di interinali e strenua abusatrice dello straordinario, che cavolo di attività produttiva devi tutelare se sei costretto a mettere a riposo i dipendenti a rotazione? ma quale attività produttiva! L'ennesima violazione della privacy, ecco cos'è. un becero tentativo di fiaccare l'animo ormai stanco di persone che combattono quotidianamente con la paura di perdere la fonte di sostentamento.

L'altra sera, un amico che non vedevo da tempo mi ha chiesto delle mie sorti professionali. quando ha saputo che lavoro in un call center ha subito sentenziato (bovinamente aggiungo) "ma ti lasciano andare al cesso se ti scappa?". confesso che all'inizio, suggestionata dalle leggende metropolitane mi tormentava il dubbio che fosse così, fino a quando colta da improvvisa necessità chiesi il permesso per assentarmi e il senior di turno mi disse "mica siamo in galera! vai se devi andare". Da allora, sfatato il mito non mi faccio più problemi. Sono comunque solidale con chi invece vive una realtà ben diversa; vi ricordate della cassiera dell' Esselunga? costretta a farsela nelle mutande?

Non mi stupirei se in un prossimo futuro venissero forniti come strumenti in dotazione pappagallo e padella, se non addirittura catetere e sacchetto per feci, da svuotare obbligatoriamente solo a fine turno.

martedì 19 maggio 2009

Il mondo è piccolo


Di Chica Mala
Ieri, mentre stavo lavorando e saltellavo sui piedi davanti alla mia position chiacchierando con un cliente che mi chiedeva perchè la sua promozione si era disattivata, si apre la porta ed entrano una decina di nuove leve. Tutti con la cuffia in una mano e la sedia trascinata con l'altra, pronti per l'affincamento passivo che consiste nel sedersi vicino ad un operatore esperto, infilare la cuffia nel doppino del suo telefono ed ascoltare come gestisce la chiamata.
Do un occhiata veloce per capire se una volta tanto c'è qualcuno di interessante e, stupore, mi trovo davanti agli occhi una vecchia conoscenza. Un ragazzo con il quale un paio di anni fa c'era stata una parentesi mmm, come dire... di svago. Non appena ho potuto l'ho salutato abbracciandolo e baciandolo. Non mi ero comportata molto bene con questa persona, diciamo pure che avevo fatto un pò la stronza ma non se ne è mai curato più di tanto prendendola molto sportivamente, quindi, mi sono permessa di accoglierlo calorosamente.
Il collega di fronte a me, che ha lo sguardo lungo quanto il mio esclama "Ueee, ma tu conosci proprio tutti", in privato poi aggiunge "però, interessante il tizio". Mi è toccato smorzare il suo entusiasmo spiegandogli che il soggetto è etero e io lo so per certo: tested and approved! Il collega allora sentenzia serio "vedrai che lo metteranno nel nostro team", scoppia una risatina complice dopodichè chiudiamo la parentesi.
Spesso e volentieri il call center e il refugium peccatorum di tutti coloro che cadono in disgrazia, passaggio transitorio tra il vecchio lavoro, magari sventuratamente perduto e la speranza di un avvenire migliore. infatti anche il ritrovato "amico" a quanto pare ha subito la mia stessa triste sorte, ha trovato approdo a sua volta sulla stessa spiaggia dove ho ancorato la mia barchetta. Nei prossimi giorni, se ne avrò l'occasione mi farò raccontare la sua storia, giusto per capire come, da una multinazionale delle telecomunicazioni con incarichi di altra levatura sia finito ad arrancare nelle acque dello Stige.
Mi piace lavorare, mi piace farlo anche dove sto ora ma mi auguro che tutti i miei ex "amici" non perdano l'impiego e finiscano per diventare miei colleghi, potrebbe generarsi una catastrofe di dimensioni epiche.
ma che ci volete fare? anche questo è un effetto della crisi....

lunedì 18 maggio 2009

Sorridi! Stai lavorando per me!

Per chi, come me, tutti i giorni si sente dire che il sorriso è una componente importante del suo lavoro.

Di Chica Mala

No, non lavoro a stretto contatto con il pubblico, bensì in un call center. Rispondo alle chiamate dei clienti dando assistenza telefonica ma a quanto pare il "sorriso telefonico" è percepito positivamente da chi fruisce del servizio offerto da me e dai miei colleghi.

Non più tardi di qualche settimana fa, durante un affiancamento (uno dei tanti), volto a testare la qualità del mio operato, l'"esaminatrice" mi disse che ho bisogno di lavorare un pò sulla recitazione degli script di apertura e chiusura delle chiamate, in compenso ho un ottimo "sorriso telefonico".

Di sicuro ci sono fior fior di studi dietro a tutto ciò ed esimi luminari del settore avranno senz'altro scritto migliaia di pagine sull'argomento, usate poi nei tristissimi corsi di comunicazione come strumento di formazione per gli operatori dei più svariati campi.

Non voglio di certo mettere in dubbio il potere del sorriso, nel quale anche io credo strenuamente ma, leggendo di un'azienda giapponese, la West Japan Railway Company, la quale ha introdotto un sorrisometro per misurare appunto il sorriso dei propri dipendenti mi mi tocca purtroppo constatare che, anche qualcosa di così spontaneo può essere strumentalizzato per fini economici.

Si tratta di un congegno digitale installato nel pc del lavoratore; esso, ad intervalli regolari scatta una foto poi scannerizzata ed esaminata per valutare l'espressione facciale. La Omron, produttrice della "smile scan", nega assolutamente che il dispositivo serva a spiare i dipendenti. Mi ven da ridere, tanto per restare in tema. Penso a cosa potrebbe succedere al malcapitato che durante la giornata di servizio provi a mantenere un livello di allegria inferiore al 50%. Magari lo portano in uno stanzino buio e lo solleticano sotto i piedi con delle piume fino a farlo stramazzare!

Ah già parliamo del Giappone, quindi, niente torture cinesi!



giovedì 16 aprile 2009

Storie di convivenza e forzata tolleranza


Di Chica Mala

















Lavorare in uno spazio occupato da duecento persone in turno contemporaneamente, dove devi trovare posto nella position libera al momento, riserva ogni giorno nuove sorprese.

Il call center è una città cosmopolita, senza distinzioni di classe, niente caste, nessuna differenza di età, cultura sesso e preferenze sessuali sono motivo di emarginazione o al contrario, di popolarità. Ci sono però delle cose che sono difficili da tollerare e otto ore di lavoro accanto a una persona con delle abitudini, come dire, sgradevoli, scombussolano anche me che non sono per niente schizzinosa.

E' già da un paio di giorni che quando arrivo al mattino trovo posto accanto a un collega con il quale ho abbastanza confidenza ma che non era ancora stato mio vicino di position. E' un motociclista, di quelli stile "motoraduno harleysta", basettoni e baffi, camicia con le maniche tagliate, cinturone e stivalacci con la punta di ferro; si fa le sigarette con cartine e tabacco e ogni volta che fuma tira fuori il suo zippo e si accende la paglia da vero duro. A parte la descrizione da trucido, è un bravo ragazzo, ha un tono di voce pacato ed è mediamente educato. Il problema nasce dal fatto che tutto il giorno tira su con il naso, probabilmente ha un forte raffreddore, acuito dal tabagismo quindi le sue smoccolate diventano qualcosa di incredibilmente disgustoso, specialmente perchè hanno un frequanza di circa una volta ogni 3 minuti.
Io subisco da due giorni e quasi quasi ci ho fatto il callo ma, oggi, a un'ora dalla fine della giornata, dopo l'ennesima scaracchiata mi giro verso di lui seriamente intenzionata a dirgli di soffiarsi quel benedetto naso e vedo una cosa...che voi umani non potete nemmeno immaginare:
Aveva in mano un coltellino e si stava pulendo le unghie, nemmeno a dirlo, nere come il carbone!
Ho cambiato subito idea: Ho pensato "questo è proprio fatto così, che glielo dici a fare, resisti ancora un'ora e poi vattene a casa".
Sei vuoi convivere in pace, impara ad essere tollerante.

giovedì 2 aprile 2009

Sindrome d'oltralpe

di Chica Mala
Così come avvenne per le rivolte studentesche del '68 , i francesi tornano ad essere antesignani di estremi atti di protesta.
Ieri in un call center di Milano, Omnia Service, i lavoratori hanno deciso, dopo un'improvvisata assemblea in cortile di obbligare l'AD a dare spiegazioni in merito agli stipendi non pagati. I dipendenti sono ancora in attesa di ricevere le spettanze di febbraio, credo quindi che l'esasperazione abbia preso il sopravvento.
I più parlano di un sequestro in piena regola, ma dall'articolo de Il Giorno (2 aprile 2009) che ho appena letto colgo una diversa interpretazione:
"I dipendenti della Omnia, presi dall'esasperazione, hanno chiesto all'AD dell'azienda di parlare con tutti i dipendenti in cortile dove si stava tenendo l'assemblea. Li il manager è stato accerchiato e costretto a dar conto del mancato pagamento degli stipendi di febbraio".
L'atto dei miei "colleghi" non si può paragonare nemmeno lontanamente agli episodi transalpini, credo più che altro si voglia spettacolarizzare, fare notizia per non essere da meno, il tutto in pieno spirito italiano. Semplicemente hanno voluto, dopo mesi di scuse assurde tipo "i committenti non pagano i nostri servizi" - "c'è la crisi" - "le banche non concedono più fidi", che il top manager della società per la quale lavorano dicesse le cose come stanno realmente, senza trincerarsi dietro patetiche e scontate frasi fatte e soprattutto in assenza della posizione di comodo derivante da un ufficio blindato e da scarne circolari dettate alla segretaria e poi distribuite dal lacchè di turno.
Prima di parlare di fenomeno dilagante dei sequestri e allertare i reparti anti-sommossa, direi di aspettare e vedere se questa sarà la tendenza del futuro anche da noi. per quanto mi riguarda.... esprimo tutta la mia solidarietà ai colleghi e a alla categoria.


venerdì 27 marzo 2009

L'altra faccia della medaglia

Di Chica Mala
Al contrario di Trippi che, vivaddio, ha finalmente trovato il suo posto al sole (strameritato e consono al suo valore), io negli ultimi cinque mesi sono scesa all'inferno, ho fatto una partita a scacchi con il signore delle tenebre e ora, pian piano, sto provando a tornare alla luce arrampicata ad una scaletta a pioli marcia e tarlata.
Dopo anni di TEMPO INDETERMINATO, costellati da incarichi di tutto rispetto, con abbondante spazio per il cazzeggio tipico da ufficio grazie a internet a disposizione per i più svariati scopi ludici e, alle interminabili e pressochè illimitate pause caffè, mi sono ritrovata a "spasso" nel giro di pochi minuti.
Letteralmente in mezzo a una strada! licenziata in tronco per giusta causa (o giustificato motivo) a causa di motivi futili quanto imbarazzanti, quelli che di solito vengono usati per eliminare una persona scomoda come lo ero io. Ma non divaghiamo, tanto questa è una storia alla quale solo il Tribunale del Lavoro potra appore il giusto sigillo, torniamo ai fatti.
Dicevamo... in mezzo a una strada nella vera accezione del termine, era fine novembre e faceva freddo, quel giorno nevicava anche, le lacrime di rabbia mi si gelavano sulla faccia e intanto pensavo - "adesso che cazzo faccio?"-
L'impellente necessita di un posto di lavoro, la consapevolezza che ero indiscutibilmente senza una fonte di sostentamento mi hanno portato in giro per agenzie interinali o di somminstrazione (chiamatele come vi pare).
Dopo una settimana iniziavo un corso FORMATEMP per imparare a lavorare in un call center e, dopo 13 giorni, alla vigilia di Natale, mi ritrovavo con un contratto di due mesi e mezzo e al primo giorno in "cuffia", pronta a dare assistenza telefonica ai clienti di una grossa compagnia telefonica.
Finita l'era di Eldorado, basta internet, basta pause selvagge, addio libertà; benvenuta rigidità, buon inizio di una nuova vita lavorativa, fatta di tempi ristretti, target da rispettare e piccoli kapò in erba con il fiato sul collo a ricordarti ogni minuto di usare cortesia, qualità e competenza, il tutto il 200 secondi!
Scioccati? Io no! per niente! Ho scoperto che non mi interessa essere leader, non ho bisogno di far vedere agli altri quanto valgo, lo so già e tutto va da se. Le regole ferree non mi pesano anzi, per me è una sfida tutti i giorni, come quando fai il bartezzaghi e non lo riesci a finire e non molli fino a che non hai trovato fino all'ultima definizione. E i turni? Manna dal cielo per me che ho sempre fatto novedicottodallunedialvenerdi, adesso gestisco il mio tempo in maniera completamente diversa e tutto ciò mi piace. Quando hai finito il tuo turno poi, ti togli la cuffia, spegni il pc e una volta fuori dal palazzo ti dimentichi di tutto quello che hai fatto nelle ore precedenti.
L'unico cruccio, paura che ti accompagna costantemente è l'avvicinarsi della fine del contratto ma, come dicevo prima, quando sei consapevole che il peso specifico del tuo cervello e lievemente superiore a quello di una stella marina finisci per non preoccupartene.
Ora, l'azienda presso la quale ero a somministrazione si è offerta di impiegarmi direttamente alle sue dipendenze, certo, sempre a tempo determinato, solo sei mesi di respiro ma su quella scaletta, nonostante i suoi milioni di pioli e malgrado la sua precareità continuo ad aggrapparmi con tutte le forze a disposizione.
E poi! vogliamo parlare della cosa più importante? I tanto sospirati, anelati, desiderati BUONI PASTO! Miraggio di una vita che diventa realtà.......
Ora però torno seria per un istante e provo a cosiderare quanto, nella jattura più nera e in piena crisi economica, sia stata fortunata nel trovare un'azienda disposta ad investire sulle persone. Per la prima volta nella mia vita lavorativa (si si, precaria lo so, non me lo ricordate..) credo nell'esistenza della meritocrazia.
Il bicchiere oggi è mezzo pieno.


martedì 17 giugno 2008

Dribbling


Di Trippi

Avevo già accennato al fenomeno tempo fa , ma in giorni di europei che c’è meglio di questo termine calcistico per definire l’attività con cui le aziende rimpallano i clienti di telefonata in telefonata, di forma comunicativa in forma comunicativa fino a esasperarlo e farlo rassegnare all’evidenza: è tutto tempo perso, anzi tempo guadagnato per chi ha rifilato il servizio!
Per quanto il cliente, anzi l’utente si sforzi, prima che riesca a trovare una voce umana e non preregistrata dall’altro capo del filo, riesca ad avere un’informazione utile fornita da persona competente dovrà tentare perlomeno un mese, per essere preso in considerazione poi, dovrà farsi venire il cimurro o la rabbia minacciando con la schiuma alla bocca l’intervento di Striscia la notizia, Le Iene, Mi manda Raitre, del proprio avvocato, dell’esercito, della cavalleria o del vaticano. Ma tutto questo calvario rischia di rivelarsi l’inizio della fine, uno dei pallini del simbolo dell’infinito perché finchè il poveraccio non si decide a sollevare sul serio la voce e a inscenare sceneggiate tali da far sembrare il povero Mario Merola un principiante, non potrà dirsi realmente libero. Per risolvere dovrà incatenarsi nella reception della sede dell’azienda o picchettare il suo aguzzino con cartelli in mano!!
Negli ultimi giorni queste disavventure sono capitate a:
• Una signora conosciuta alla festa di compleanno della nipotina, voleva semplicemente il rimborso di un orologio difettoso, valore 20 euro!! Ha dovuto fare una piazzata di fronte all’ufficio informazioni del centro commerciale che le aveva rifilato il bidone e si rifiutava si sostituirle il pezzo perché l’aveva acquistato 15 giorni prima! Non appena ha alzato il tono della voce non solo le hanno restituito i soldi, ma volevano pure darle un buono acquisto! Robe da matti.
• Un collega della vigilanza mi racconta la sua crociata con una società finanziaria per bloccare una carta di credito revolving. Mi dice che continua a rimbalzare da un operatore all’altro del call center, nessuno che dica la stessa cosa, ma tutto e il contrario di tutto. La cifra dovuta per un prestitino ridicolo sta lievitando al punto che è tentato di usare il suo revolver!!
• Sempre alla festa di compleanno della nipotina (si lo so, c’era il mondo e dintorni, tra l’altro la festa si è svolta a 150 km di distanza.. la bambina ha compiuto un anno, mi chiedo che succederà al matrimonio!!) un tizio mi ha raccontato le sue peripezie, ben lontano dal risolversi, con due compagnie di telefonia mobile con cui ha tentato un passaggio tenendo lo stesso numero di telefono, la cosiddetta portabilità. Un incubo! La prima compagnia, quella storica, non cede il numero, la seconda ha iniziato a fatturargli il canone nonostante lui non abbia ancora iniziato a usare il numero! Oltre al danno la beffa, la seconda compagnia telefonica infatti, gli addebita anche il costo delle chiamate al servizio assistenza.
• Ma le fregature non vengono solo da imprese private il cui scopo è il lucro, l’ultimo pacco viene da chi riscuote i tributi regionali per la Lombardia. Stanno contattando gli automobilisti per chiedere che venga pagato il bollo degli anni 2005-2006 quando non è stato fatto e di certificare l’avvenuto pagamento quando questo fosse avvenuto. Per le comunicazioni si può contattare il call center o inviare un fax. Entrambi i servizi, guarda caso, sono a pagamento. Il fax? Perennemente occupato! Il call center? Tempi d’attesa da perenne a infinito. E intanto, l’utente paga!




sabato 7 giugno 2008

OUTSOURCING (sembra una parolaccia!)


http://it.wikipedia.org/wiki/Outsourcing

Questa parola inglese tradotta in italiano significa letteralmente "approvvigionamento esterno", è termine usato in economia per riferirsi genericamente alle pratiche adottate dalle imprese di esternalizzare alcune fasi del processo produttivo, cioè ricorrere ad altre imprese per il loro svolgimento.

Per la verità mi piace molto di più la definizione data da Beppe Severgnini nel suo ultimo libro: Outsourcing:“finalmente abbiamo trovato il modo di non pagare tutti quei contributi!”, tornando ad una parvenza di serietà vorrei, nel mio modo un po’ maccheronico di vedere le cose, fare un’umile analisi del fenomeno.

L’outsourcing è la soluzione che l’azienda usa affidando a terzi intere funzioni o processi aziendali non cruciali per il business. Esempi lampanti sono i servizi di Information Technology (servizi informatici), tutti i servizi utili per i rapporti con i clienti, la gestione delle risorse umane, di consulenza, la digitazione di documenti cartacei e come nel mio settore tutto ciò che riguarda i servizi al personale, ad esempio vigilanza, portierato, reception/centralino, pulizie, gestione sistemi di sicurezza.

Grandi benefici per tutte quelle società che decidono di non occuparsi direttamente di funzioni secondarie, possono infatti concentrarsi sul CORE BUSINESS ovvero sull’oggetto primario per la vita e lo sviluppo degli affari, senza tralasciare poi un aspetto decisamente importante: un notevole contenimento dei costi, perché si sa, una delle voci che grava di più sui bilanci di fine anno e quella relativa ai “costi del lavoro”. Ed è proprio qui che volevo arrivare.
Se è innegabile il fatto che questa sia una soluzione decisamente strategica per mantenere sana un azienda in termini di gestione è anche vero che il sempre più dilagante fenomeno ha generato un esercito di lavoratori sottopagati, con un potere sindacale a dir poco ridicolo e, cosa importante, mano d’opera per niente specializzata e demotivata.

Facciamo qualche esempio:
-Una grande multinazionale affida i servizi IT, tramite regolare gara d’appalto, ad un colosso del settore che, a sua volta, affida in subappalto a una società minore la parte help desk. Chiaramente, con questo passaggio, e dovendo mantenere un margine utile lordo decente, è quasi impossibile offrire una squadra di tecnici iperspecializzati e con un CV impeccabile, bisognerebbe remunerarla profumatamente, quindi che succede? Su dieci tecnici uno è altamente referenziato, gli altri nove sono ragazzi giovani, con poca esperienza, insoddisfatti del magro stipendio che tendono a tirare fine giornata (per carità non sono tutti così). Risultato: La multinazionale ha risparmiato ma riceve un servizio non all’altezza dello standard promesso in fase di contrattazione.
-Sempre la solita Multinazionale che affida con una gara d’appalto i servizi di Facility (tutti quelle attività rivolte al personale come manutenzione stabili, pulizie, vigilanza, spedizioni, etc.). Lo scenario identico al precedente, contratti ridotti all’osso, margini vergognosi e di conseguenza dipendenti sotto pagati. Come può una società multiservice offire operatori di bella presenza, poliglotti, cultura universitaria e fatturare 12 euro l’ora alla committenza? Ve lo dico io come fa, assume persone assolutamente incompetenti e prive di esperienza e le paga 800 euro al mese. L’appalto dura da Natale a S. Stefano e la brava multinazionale deve mobilitare uno stuolo di manager per organizzare un nuovo bando di gara.
-Poi, non ultimo per importanza, il mondo dei call center. I costi di questa tipologia di personale con le ultime norme di Legge sono aumentati dell’70-80% allora cosa si fa, tutta la gestione del cliente a partire dall’acquisizione fino ad arrivare al recupero dei crediti viene esternalizzata in unico pacchetto. Provate a chiamare un numero verde e scoprirete che per quei pochi operatori che svolgono con abnegazione il loro compito ce ne sono centinaia di altri che non sanno nemmeno cosa hanno mangiato la sera prima.

Mi rendo conto di parlare da lavoratrice vittima del sistema dell’outsourcing, innegabilmente frustrata, delusa e insoddisfatta ma, obbiettivamente, tutto questo beneficio goduto da pochi vale davvero il totale impoverimento della professionalità?

E’ probabile che le società conoscano alla perfezione questi meccanismi e le prospettive di risparmio in contrapposizione alla possibilità di ricevere servizi scadenti siano largamente calcolate. Il risparmio, i possibili guadagni, lo sviluppo esponenziale del business non si possono fermare davanti all’impoverimento delle menti e dei portafogli dei lavoratori.

Fino a quando.. forse… nessuno avrà più i soldi per acquistare i loro prodotti….

martedì 25 marzo 2008

Tutta la vita al call center





di Trippi
Fine settimana pasquale all'insegna del cinema, la sottoscritta se n'è impippata del proprio trasloco e degli scatoloni che gli girano per casa e si è spaparanzata in due belle sale comode, comode senza sapere che stava per vedere un paio di storie di schiavitù e/o servilismo!!
Nel primo film (italiano, carino e originale in modo quasi sorprendente per aver scavalcato i soliti criteri della commedia nostrana) "Colpo d'occhio" di e con Sergio Rubini, vediamo il percorso autodistruttivo di un artista asservito a un critico d'arte invidioso della sua gioventù, della sua bellezza e deciso a riavere con ogni mezzo la donna da lui educata e plasmata che lo scultore gli ha fregato.

Nel secondo "10.000", un filmone epico ambientato 10 mila anni fa, la storia del riscatto dalla schiavitù delle popolazioni che hanno eretto le piramidi, è annacquata dalla storia d'ammmmmore tra un cacciatore e un'eletta dagli strani (per i tempi) occhi azzurri il tutto condito da tigri dai denti a sciabola amichevoli, struzzi assassini (o emù o velociraptor?), egizi alieni (o alienati) e miracolo finale con tanto di catarsi della mammana del villaggio che per salvare l'eroina si sacrifica e "le cede" il proprio alito vitale! Insomma una boiata pazzesca!

E così tra un film e l'altro, tra una sala e l'altra, un trailer e l'altro, vedo quello di "Tutta la vita davanti" l'ultimo di Virzì in uscita il prossimo 28 marzo, la storia di una laureata dei nostri giorni che finisce nel girone infernale di un call center mascherato da paradiso: quasi un villaggio vacanze.
A questo punto, nonostante non ami Virzì penso che per finire il ciclo di storie di straordinaria schiavitù e servilismo possa chiudere in bellezza con una moderna di ordinario precariato in salsa comica! Ora so come occuperò la mia traballante serata del venerdì: vi farò sapere tutto sulla diavolessa Ferilli e sulla sfigata laureata con cui temo mi immedesimerò! Chissaperchè!?!

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