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domenica 28 giugno 2009

Pensioni delle donne e paradossi all'italiana

di Trippi

Che io sia donna, è fuor di dubbio, che la mia pensione possa maturare prima dei miei non dico 65, neanche 70, magari 80 è assodato! La causa? Lo stato di cronico precariato da cui non sento di essere uscita nonostante abbia ottenuto il primo contratto a tempo indeterminato della mia vita lo scorso ottobre 2008.

Chi mi conosce con il mio nome e cognome sa che l'età pensionabile è uno dei miei argomenti preferiti. Ma per chi non mi conosce traccio qui qualche linea del trippipensiero:

1) non capisco per quale motivo le donne possano andare in pensione prima degli uomini;

2) non capisco per quale motivo alcune categorie percepiscano la pensione dopo aver lavorato per un periodo ridicolo (innanzitutto, ma non solo forze dell'ordine e parlamentari);

3) ritengo che l'età pensionabile debba e possa cambiare in base al logorio prodotto dalla tipologia di lavoro. Un piastrellista, un minatore, un operaio d'alto forno o chiunque, uomo o donna abbia compiuto un lavoro particolarmente usurante (ci metto in mezzo anche la casalinga, non guardatemi choccati, provate a stare voi tutto il giorno in casa e vediamo se non vi si logora il sistema nervoso in 3 mesi, figuriamoci 30anni) ha il diritto di andare in pensione prima di un'impiegata che si è fatta venire le coulotte de cheval a furia di adornare la sedia con le sue chiappe! Il discorso è particolarmente valido se il lavoratore non ha i mezzi, la possibilità e/o la preparazione per riciclarsi in qualche altro modo. Ecco perchè il poliziotto che ha fatto le scorte per 20 anni o ha fatto attività di pattuglia rischiando la vita tutti i giorni si può piazzare dietro una bella scrivania a mettere bolli e protocollare denunce!

5) Ed ecco perchè io donna laureata in età fertile sono disponibile a lavorare ben oltre i 65 anni: trovo ridicolo che in Italia le giovani madri o semplicemente le donne in età fertile siano trattate come delle appestate e/o delle approfittatrici, che non sia possibile conciliare maternità e carriera a differenza di quanto avviene negli altri stati europei, ma manteniamo pensionati baby senza battere ciglio, paghiamo lussuose corvee a politici dopo sue mandati in parlamento e protestiamo per non aumentare l'età pensionabile delle donne!

Ma porca pupazza anzichè buttare via soldi in pensioni anticipate incentiviamo la nascita di asili, anche in forme atipiche come succede in Svezia!

Questo mio assioma deriva da alcune verità incontrovertibili, un pò come il fatto che l'acqua bolle a 100 gradi!

1) La speranza di vita continua ad aumentare nei paesi occidentali, e nel nostro in maniera particolare.

2) I miei coetanei hanno iniziato a lavorare a 30 anni, spesso non lasciano il tetto dei genitori prima dei 35! Noi donne per ovvi motivi non facciamo figli prima dei 35. Spesso tra l'arrivo nel mondo del lavoro, la stabilizzazione e la rassegnazione ci ritroviamo che ne abbiamo 40, l'orologio biologico fa boom e spremiamo un singolo pargolo che non abbiamo la forza di tirare su! Ovviamente non abbiamo il tempo di seguire i nostri figli e li facciamo tirare su dai nostri genitori, in pensione!

3) In palestra sono circondata da ultrasessantacinquenni che si ammazzano per stare in forma, mi capita di incontrare più jogger over 50 che under 40!

Da cui derivano dei punti che proprio non mi convincono!

4) Ma che senso ha mandare in pensione gente che è ancora in grado di lavorare e ha molto più tempo a disposizione per farlo rispetto a chi è giovane e vorrebbe dedicarlo ai figli?

5) Spesso i neopensionati si trovano un lavoro con cui arrotondare il bilancio e con cui campare i figli che sono ancora in casa (e non se ne vanno per n motivi, che qui non mi interessa investigare).

6) Non ditemi la fregnaccia che i meno giovani devono lasciare i posti liberi alle nuove generazioni, quei posti a tempo indeterminato verranno coperti da contratti a tempo determinato oppure lasciati scoperti.

Il top della presa per il culo (passatemi il francesismo!).

Sentivo stamattina che la generazione dei precari a progetto (ma il discorso è valido anche per i collaboratori a partita IVA), nonostante il passaggio della ritenuta d'acconto dal 10 al 25% ha la speranza di poter percepire se e quando maturerà il diritto, il meno del 50% dello stipendio.

Nel mentre, il fondo pensionistico dei precari sta crescendo in progressione geometrica (ammonterebbe già a una cifra spaventosa, visto che come potete ben immaginare il lavoro precario è diffuso capillarmente in tutti i settori) e come potete ben immaginare comincia a fare gola a molti. E' già partito il brain storming su come possa essere utilizzato questo gruzzolo che matura a visto d'occhio e per ovvi motivi giace inutilizzato (i precari prenderanno il 50% del proprio stipendio ma lavorareranno molto più a lungo visti i periodi di pausa tra un'occupazione e l'altra). L'ipotesi più gettonata è non solo paradossale, ma proprio esilarante!

Qualche genio della finanza propone di utilizzarla per pagare le pensioni dei manager. Capirete bene perchè mi si sia rizzato per la schiena il solito nuraghe. Questa volta era un intero villaggio megalitico!


2 commenti:

Crimilda ha detto...

io donna. io assunta. ci sto, pensione a 65 anni. Ma pari stipendio agli uomini. Dato che non è così per nessuna.

PS: quando ho iniziato per chi assumeva al primo impiego non pagava le tasse del nuovo assunto.
poi arrivarono i Co.co. ecc ecc

Trippi ha detto...

Crimilda: pari stipendio! L'ho dato per scontato, ma hai ragione, non lo è affatto. Si ricordo anche io le agevolazioni fiscali. Poi sono arrivati i contratti atipici e la flessibilità!

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