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lunedì 14 giugno 2010

Rai S-compensi d'oro e teste di legno


 

Qualche giorno fa il mio fidanzato mi chiama in soggiorno mentre un servizio di qualche tg RAI innominabile dava i numeri. Una lista degli stipendi dei conduttori/presentatori/giornalisti Rai.
Al mio uomo scandalizzato che mi faceva notare i 2 milioni di euro di Fabio Fazio ho ricordato che l'11 settembre 2001, passato alla storia per
l'attentato alle torri gemelle di New York, venne anche chiuso il "Fab Show" di Fazio sulla nascente La 7 della Telecom (nonostante avesse investimenti pubblicitari a copertura per i successivi tre anni tre!). Il rimborso per i danni all'immagine non lo ricordo, ma so per certo che era una cifra da capogiro. Ma non mi scandalizzo certo per chi l'ha incassata, mi scandalizzo per chi l'ha concessa pur di levarsi di torno un programma che avrebbe dato fastidio al presidente del consiglio e alla di lui azienda televisiva. Una chiusura in barba a ogni piano editoriale di lancio di una giovane e promettente tv che sulla carta si proponeva di occupare la settima posizione nel telecomando degli italiani.
Stesso schema in tempi ben più recenti per il programma di Santoro, messo in atto con lo stesso modus operante del "Fu" comitato da operetta della ex TMC, pieno di consulenti Mediaset prezzolati, quelli si con cifre scandalose, per non (FAR) nuocere.
Ecco che allora al mio fidanzato, con cui condivido oltre che la casa molti punti di vista, rispondo che Lo stipendio percepito da un conduttore non va valutato come cifra in se, ma in termini di rientri pubblicitari, quante volte si ripaga il salario e la serie di benefit del conduttore con i blocchi di spot?
Ed ecco che io, che pure economista non sono, ma sono stata produttore di programmi televisivi (nb: in termini organizzativi, il produttore organizza e gestisce risorse e budget, non mette certo soldi suoi) reagisco con stizza alla lista delle cifre percepite dai maestri di cerimonie della tv (machemenefutteame!).
Se la Commissione di Vigilanza Rai avesse un minimo di onestà intellettuale, se la dirigenza RAI avesse un accenno di piano editoriale e industriale, non farebbe di tutto per far fuori i propri cavalli di razza. Se avesse un barlume di piano di comunicazione o di marketing non sputerebbe su chi da da mangiare a questa elefantiaca struttura burocratica, che va sempre più riempendosi di fossili Mediaset in cerca di una nuova primavera, e nei titoli di coda, dovrebbe mettere non solo il costo del programma, ma anche l'incasso pubblicitario che da questo deriva.
Per la cronaca ecco quanto guadagnerebbe Michele Santoro, il cui salario è stato, per ovvi motivi, omesso dalla lista del tg innominabile.

Nella foto: Fossile di cavallo primitivo (Messel, Germania) - fonte Unesco

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