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lunedì 3 marzo 2008

Giù le mani dall'articolo 18!?



di Trippi




Periodicamente salta fuori, un pò come una nuova influenza particolarmente virulenta o una zanzara particolarmente fastidiosa il tema che riesce a inalberare e irritare anche i più moderati. Eh si, perchè l'argomento è trasversale, sinistra o destra qui non conta, la differenza sostanziale è tra datori di lavoro e dipendenti.


Certo è che è stata particolarmente aspra, ma ha avuto poca risonanza, coperta da emergenze maggiori, la dichiarazione di Pietro Ichino di voler mettere mano all'articolo 18.


Il famoso articolo, croce e delizia dei lavoratori è un paria, intoccabile per la maggior parte dei lavoratori.


Ma quali lavoratori? Ma per chi come me e come la maggior parte dei nati dopo il 1970 il contratto a tempo indeterminato resta un miraggio nel deserto? Una fata Morgana che si intravede all'orizzonte ma è il riflesso di qualcosa che si trova in un altro luogo e in un altro tempo?


Ha ancora senso parlare di intoccabilità, di impossibilità di licenziamento?


Paradossalmente, non è proprio la difficoltà a liberarsi di un lavoratore diventato un pseo per l'azienda, o inutile per le cambiate condizioni di mercato o altro a bloccare le assunzioni da parte delle PMI che costituiscono la gran parte del panorama aziendale italiano?


Un datore di lavoro che terrorizzato dall'idea di doversi tenere sul groppone un lavoratore ineliminabile, inderogabile preferisce ricorrere a tutte le forme contrattualistiche alternative?


Contemporaneamente noi nati dopo il 70, i figli di "quelli che hanno fatto il 68" ci ritroviamo a provare tutte le forme possibili e immaginabili di FLESSIBILITA', senza possibilità di poter accedere a posti di lavoro occupati stabilmente dai nostri padri, che paradossalmente ci ospitano, bamboccioni cheno siamo altro, ad libitum.


Non sarebbe meglio ammorbidire i due estremi:




  • rendere impossibile prorogare all'infinito contratti a tempo determinato per la stessa posizione sostituendo forme contrattuali e/o persone, ma non cambiando in sostanza in numero degli addendi?






  • Rendere meno "mission imposible" il licenziamento per le aziende che, ammettiamolo, a volte hanno a che fare con dipendenti che approfittano delle tutele, marciando su malattia e altro?


Ma allora mi chiedo, che senso ha tutta la polemica seguita alla candidatura del professor Ichino co il PD? Che senso ha la dichiarazione di Bertinotti " "Anch'io sono per una revisione dell'articolo 18, nel senso che sno per estenderlo a tutti" (anche alle aziende con meno di 15 lavoratori ndr). Rifondazione nel 2003 promosse un referendum che però non raggiunse il quorum. Ora ve lo ripropongo io!!




La discussione è aperta! Il sondaggi pure. A voi la parola.

1 commento:

Anonimo ha detto...

beh diciamo che se volevano mettere i lavoratori nati dopo il 1970 contro gli altri questo è bell'argomento. E leggendo il tuo post, ci sono riusciti. Ho seri dubbi che questo renda piu' mobile il mercato realmente, considerando che ci elementi di rigidita' di cui nessuno parla riguardando categorie piu' forti, vedi ordini professionali (la precondizione n' 1 per parlare di libero mercato e' non avere limitizioni di entrata e di uscita da questo) e contratti di non-concorrenza che ad esempio a me - libero professionista - castrano la possibilita' di effettuare lavori 'simili' alla commessa per almeno i 2 anni successivi. Non parlando mai di questo tali Iachino e Giavazzi non li reputo particolarmente attendibili. Considera anche che ci sono gia' meccanismi di licenziamento soft per le grandi aziende, vedi mobilita' o cassa integrazione.

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