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lunedì 8 marzo 2010

Gli operai dell'Asinara

La voce dell'Isola dei cassintegrati

di Trippi

Chi è cresciuto come me nella bella Sandalia sa che i cassintegrati non tengono il loro Real show da poche settimane nell'ex carcere dell'Asinara. Nell'isola sequestrata il reality della cassa integrazione è un meccanismo bastardo da cui non si è salvato nessuno.
Nell'isola vera e in quella metaforica, per citare Cipolla, si piangono lacrime tutte le volte che una nuova cattedrale nel deserto apre i suoi battenti, intasca gli incentivi statali e poi chiude. Chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto.
Cresciuta tra i figli dei minatori della Valchisone e quelli degli operai dell'Enichem di Ottana le tornate di nuove assunzioni e nuove disoccupazioni hanno rappresentato il refrain costante della mia infanzia. I 100 bar del paese e dintorni intestati alle mogli dei cassintegrati di Porto Torres & C erano il leit motiv.
Non ho mai indagato sul rapporto tra lavoro in fabbrica e miniera, disoccupazione, cassintegrazione e l'altissimo tasso di suicidi che flagella il paese da sempre. Lascio l'analisi ai sociologi, ma l'equazione con la silicosi, le leucemie e i tumori è quasi automatica.
Non credo alle sovvenzioni, penso che abbiano rovinato il tessuto economico e sociale della Sardegna. I grandi gruppi industriali hanno sempre munto sussidi e incentivi per l'apertura di fabbriche insensate, affatto lungimiranti, hanno creato il circolo vizioso della dipendenza da sovvenzioni statali. Con il solito vecchio trucco del ricatto morale allo stato con la minaccia della disoccupazione e della cassaintegrazione per i soliti disperati che non potevano aspirare a niente di meglio. Lo stesso gioco lo vediamo con altri protagonisti, stessi esiti a Termini Imerese, altra isola stessa procedura terminale.
Utilizzati come grimaldelli, i lavoratori di queste produzioni fantasma hanno lavorato oggetti che ora possono essere realizzati in paesi più economici per sfruttare un nuovo giro di giostra nel frullatore sociale, il vincitore è sempre lo stesso, i perdenti pure.
Hanno avvelenato l'isola per anni, senza nessun controllo, sempre con il solito spauracchio. Ora per quanto mi riguarda se proprio vogliono andare levino il disturbo, ma perlomeno vengano costretti a ripulire, pagare la tassa dello sfruttamento pozzo statale e rimettere le cose come le avevano trovate, negli anni 80, prima di avvelenare terra, persone e lavoro.

Ora chiunque conosca quest'isola che non c'è per il diritto al lavoro ha il dovere di pubblicare l'appello apparso su facebook. Se pensate possa toccarvi fate altrettanto. Se pensate che non vi tocchi fatelo lo stesso, perchè un giorno potreste essere voi a essere dismessi.




Alla vostra c.se attenzione

sono un membro del gruppo facebook "L'isola dei cassintegrati" , che al momento raccoglie più di 16.000 iscritti, in continua crescita (è stato anche scritto un articolo su di noi su La Nuova Sardegna del 7 Marzo, sulla prima pagina de La Repubblica.it dell'8 Marzo, e siamo comparsi sul Tg3 nazionale). Il gruppo è nato una settimana fa, quando un gruppo di operai Vinyls (ex Enichem, Porto Torres), in cassintegrazione da 4 mesi, è sbarcato sull'isola dell'Asinara, prendendo possesso delle sale dell'antico carcere. L'isola dei Cassintegrati è un reality "reale", purtroppo, dove nessuno è famoso, ma tutti sono senza lavoro. Nessuno yacht, billionaire e soubrette su quest’isola, solo la cruda verità di un gruppo di operai coraggiosi che lotta per i propri diritti.

Da 9 giorni ormai questo gruppo di operai, giovani e meno giovani, vivono isolati nelle celle di un carcere abbandonato, al rischio di pericoli esterni: il forte vento ha fatto cadere un palo della luce, e per più 3 giorni queste persone sono rimaste tagliate fuori dal mondo, senza luce e senza poter ricevere imbarcazioni per via del mare mosso.

Gli operai dichiarano che non si muoveranno dall'isola finchè gli impianti non riprenderanno a funzionare (troppi ormai gli accordi su carta disattesi), ed io, iscritto a questo gruppo perchè credo nella loro causa, temo per la loro incolumità e salute. Per questo motivo vi chiedo gentilmente di dare a questa notizia lo spazio che merita sul vostro giornale.

Sono certo che se darete uno sguardo al nostro gruppo, di cui allego il link a seguire, non potrete ignorare questa mia legittima richiesta

http://www.facebook.com/group.php?gid=362735135329&ref=mf

Vi ringrazio, e saluto cordialmente


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