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lunedì 17 maggio 2010

Il dovere di un padre vale il posto di lavoro?

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Stamattina alla consueta apertura di Facebook leggo un articolo postato da un collega nella sua Bacheca.
Nell'azienda di distributori automatici «Bigarella» di Cassano d'Adda (Milano), qualche mese fa 24 dipendenti sono stati messi in cassa integrazione straordinaria. Al rientro dalla CIG, uno dei dipendenti, Alex B. si è visto cambiare il turno di lavoro: non più inizio alle 8.30 ma alle 7.00.
Poichè l'uomo è un padre di famiglia e siccome la moglie fa anch'essa i turni si è visto costretto, l'altro giorno, per portare il figlioletto alla materna a fare ritardo di un'ora e mezza al lavoro.
Il risultato è stato l'immediato licenziamento.
Io posso anche capire che questa azienda versi in profonda crisi, visti i tempi che corrono, quindi ogni scusa è buona per sfoltire l'organico abbassando i costi dell'occupazione; ma cosa dice la testa dei dirigenti di una societa che senza la minima sanzione disciplinare pregressa puniscono una persona solo per aver espletato un suo DOVERE COSTITUZIONALE? Il dovere di essere un genitore coscienzioso, di essere quindi un "buon padre di famiglia", come la Legge Italiana in diversi casi impone.
Forse una lettera di richiamo sarebbe stata sufficiente, se proprio la Stimata Soc. BIGARELLA di Cassano D'Adda ha bisogno di lasciare a casa un pò di gente, potrebbe giocare sporco, si, ma con un minimo di furbizia, potrebbe seguire gli ITER legali no?
Mi auguro che non sia necessario ricorrere al Tribunale del lavoro, spero che chi di dovere si ravveda, chieda scusa al lavoratore e lo reintegri al più presto.

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